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mercoledì 29 Aprile 2020
Redazionale
«Ripartiamo dalle aziende. La politica si faccia da parte»
Nella seconda parte dell'intervista a Federico Biondini, il broker immobiliare propone la sua ricetta per contrastare la crisi: tasse al 15%; costi scaricati al 100% e zero ammortamenti
Federico Biondini

Tornando alla domanda iniziale, dove ci starebbe portando questa epidemia? «Dove dobbiamo andare appare chiaro una volta stabilito da dove si deve partire: dalle aziende e dagli italiani. Bisogna fare in modo che il bilancio di un’azienda sia grado di restituirci la realtà presente, di oggi, perché non esiste più neppure il medio termine. Per farlo, vanno azzerati tutti gli ammortamenti ed eliminato il più possibile il ricorso alle banche, che comunque in questa situazione non sono in grado di fare credito. Tutti i costi vanno scaricati al 100% quando sostengo la spesa. In breve: oggi incasso dei soldi; oggi pago l’investimento e oggi lo metto tutto a bilancio. Sta all’imprenditore spendere i propri soldi nel modo che ritiene opportuno, senza che lo Stato dica questo sì  e questo no. Entrate e uscite in pari oggi e, così facendo, l’azienda è rilanciata. Al momento, invece, il bilancio è “truccato” a favore dello Stato, in quanto il bilancio imposto dallo Stato è tecnicamente un falso, al fine di estorcere tasse. La prova? Sta nel fatto che, sebbene la politica blateri di  tasse al 40% circa, in realtà con questo sistema le aziende percepiscono una tassazione al 72%».

Questa è la situazione del fisco di oggi, ma da domani? «Da domani, tasse al 15%; costi scaricati al 100% e zero ammortamenti, perché anche se l’imposizione fiscale fosse stata del 100% comunque non ci sarebbero state le mascherine, in quanto non ci sarebbero state aziende a produrle. Invece, una percentuale decorosa di tasse farebbe tornare in Italia interi settori. La politica, negli anni Novanta, diceva che saremmo diventati un Paese del terziario; il coronavirus ci ha rivelato invece che siamo indirizzati contro un muro e ora ne vediamo i risultati. È evidente che lo Stato è il “figlio” che, tanto ha, tanto più spende. Pertanto, non ha senso chiedere il resto a questo figlio, che ha buttato miliardi in party come Alitalia, Sistri, task force ed Europa». Ma c’è qualcosa che lo Stato potrebbe fare nel breve periodo? «Rinunciare a 7.500 euro di imposte per ogni azienda. Come? Facciamo un esempio di finanza spicciola: se lo Stato obbligasse a fare un prestito di 25mila euro e permettesse di scaricare la relativa rata annuale, le aziende non avrebbero nel loro imponibile quella quota di fatturato, di cui comunque non potrebbero disporre. Di conseguenza, l’azienda avrebbe un fatturato che non genera imponibile e lo Stato rinuncerebbe a un’imposizione del 30% su quel capitale, pari appunto a 7.500 euro circa. Quindi, per un milione di aziende lo Stato sacrificherebbe 7,5 miliardi di euro».

«In caso contrario, l’azienda dovrebbe rimborsare i 25mila euro, più gli interessi, più i 7.500 euro di tasse; a ciò si aggiungano le spese di istruttoria della banca e i contributi Inps ed ecco il risultato: il “debito con garanzia dello Stato” arriverebbe a costarci qualcosa come 40mila euro circa. Per riuscire a pagarli, si dovrebbero fatturare 120mila euro, senza tenere conto delle spese vive,  eventuali debiti pregressi, senza fare altri prestiti/investimenti  né tantomeno  mantenere una famiglia. Per quanto mi riguarda, arriveremo all’appuntamento con gli aiuti europei già bell’e falliti». A proposito dell’Europa? Che cosa dobbiamo aspettarci? «Perché? Non abbiamo ancora capito che l’Ue non vede l’ora di farci fallire? Ci stanno solo aspettando al varco; sono trent’anni che chi ci governa sta preparando un banchetto memorabile per i Paesi interessati alle nostre risorse. Vedo una sola soluzione: la politica si deve fare da parte, togliere ogni tipo di ammortamento, permettere di scaricare tutti i costi al 100% e abbattere le tasse al 15%; non c’è altro da fare e non ci sono più soluzioni nel tempo».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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