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Redazionale
martedì 28 Aprile 2020
«Inutile chiedere soldi al Governo. Non ce li darà mai»
Secondo il broker immobiliare Federico Biondini, per far fronte alla crisi basterebbe che lo Stato facesse un passo indietro, lasciando le imprese libere di fare il loro lavoro
Federico Biondini

«Lo Stato paralizzato da un’emergenza dove aiuti e cassa integrazione non arrivano e gli italiani che fanno fronte a tutte le spese con i loro risparmi. Dimenticavo: uno Stato che “garantisce” un prestito per 25mila euro che non è neppure immediato e non serve a nulla, se non a pagare le tasse… e continuiamo a massacrare sempre i soliti». Così Federico Biondini, broker immobiliare, specializzato nel settore industriale/logistica e titolare della M.I.I. – Mediazioni Immobili Industriali. Dalle sue parole emerge che gli italiani saprebbero fare i conti, al contrario della politica. Ma dove ci sta portando questa pandemia? Quale sarà il nostro futuro? Prima di dare la sua risposta, Biondini ci presenta gli attori in campo.

L’imprenditore

«Il primo attore è l’imprenditore: un soggetto che lavora e dà lavoro, risponde con i propri capitali e con la propria credibilità e con questi principi sostiene spese e investimenti che ritiene opportuni (indipendentemente dal fatto che anche il fisco li consideri tali). Il cittadino non può entrare nel merito della gestione in perdita dello Stato, di conseguenza lo Stato non dovrebbe entrare nel merito della gestione in attivo dell’azienda e quindi non dovrebbe proporre all’impresa di indebitarsi per pagare le tasse  e poi buttare al vento una buona quota di queste per salvataggi sullo stile Alitalia (un pozzo senza fine). Quando lo Stato ha esagerato, l’imprenditore se ne è andato all’estero o ha preferito chiudere; quando lo Stato lo ha bloccato con questo o quel permesso o autorizzazione che non arrivava mai, è successa la stessa cosa».

Gli italiani

«Il secondo attore sono gli italiani: quelli che versano in media il 60% dei loro stipendi in tasse allo Stato (contrariamente a quanto sostiene la politica, che lo misura in un 30%) e con il 40 che resta nelle loro tasche sopravvivono in una situazione di emergenza in cui, nonostante sia già trascorso un mese, non hanno ancora visto un euro di cassa integrazione; fanno solidarietà e donano miliardi; si mettono un cappello con una piuma in testa e montano ospedali in una settimana. Il tutto, organizzati in “task force” chiamate famiglia, con a capo mediamente  due persone, che rispettano il precetto di stare a casa, di non lavorare se non per la solidarietà e che aspettano uno stipendio, consapevoli che l’impresa in cui sono impiegate non potrà versare a lungo. Stando così le cose, si aspettano che sia lo Stato a intervenire, a fronte delle tasse versate e con l’aspettativa che l’azienda riapra. Ci sono poi altri due attori».

Le banche

«Gli istituti di credito, che entro i prossimi dieci anni (tanto è durata la crisi del 2008) si conteranno probabilmente sulle dita di una mano. Tutti, ad oggi, fanno capo a una centrale rischi: basta che un istituto di credito vada per le lunghe o bocci un finanziamento, che l’accesso al credito è pregiudicato su tutta la rete bancaria. Il fatto è che, oggi, il credito bancario è un imbuto da cui non passano più neppure i grandi investimenti che transitano dai fondi; ma questo è solo l’inizio e questo istituto esiste e resiste sono perché c’è lo Stato che ci obbliga a tenere i soldi in banca. Ma, poi, si possono biasimare se prima di prestare dei soldi vogliono esaminare bene la questione? Lo Stato è Pantalone; mi auguro che le banche non lo siano altrettanto, visto che i prestiti vengono garantiti con i depositi del cittadino, che lo Stato ci obbliga a tenere in banca per questioni di tracciabilità… E qui parte la solita manfrina della lotta all’evasione fiscale; del pagare meno per pagare tutti  ecc… Ma in questa situazione, non sarebbe meglio tenerli sotto il materasso?»

Lo Stato

Il quarto attore, infine, è proprio lo Stato, che ha dimostrato di sapere bene come chiedere tasse in anticipo, facendoci andare in banca a chiedere un finanziamento per pagare il saldo, applicando così il principio che sembrava appartenesse agli evasori  fiscali: la finanza creativa. Lo Stato dimostra ora di aver attinto a piene mani da questa pratica e quindi vige il principio del Marchese del Grillo: “Io sono io e voi non siete un …”. Le tasse che verseremo in  compenso serviranno  a pagare le migliaia di esperti, assoldati per le decine di task force, create per risolvere l’emergenza coronavirus. Poi, però, non ci sono le  mascherine per proteggere e neppure per non contagiare; non ci sono i camici e nemmeno i tamponi per monitorare a tappeto il numero di infetti».

 

(Fine prima parte)

 

 

 

Redazione Mondo Business
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