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lunedì 28 Settembre 2020
Zona Logistica Speciale a Mantova e Cremona?
L'assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Alessandro Mattinzoli, invita Cremona ad aggregarsi a Mantova per il progetto della ZLS, che darebbe diritto a sgravi fiscali e agevolazioni burocratiche, per non parlare delle prospettive economiche. Quindi, nel raccontarci le misure adottate per sostenere il tessuto produttivo, l'assessore rilancia anche il tema dell'autonomia
Alessandro Mattinzoli

Una Zona Logistica Speciale a Mantova, in un acronimo: ZLS. L’apertura del Governo c’è già, ci comunica l’assessore regionale della Lombardia allo Sviluppo economico, Alessandro Mattinzoli. «Ce ne può essere una sola per Regione e a condizione che disponga di un porto; a farsi avanti è stata Mantova. Ai rappresentanti della città ho detto, però, che l’ideale sarebbe aggregare anche Cremona, dove c’è un porto sul Po, perché con una simile sinergia si aprono prospettive importanti, che vanno ben oltre il livello regionale. Ma restando ai confini lombardi, pensiamo solo a che cosa vorrebbe dire per un’autostrada Cremona-Mantova l’essere inserita in una Zona Logistica Speciale. Una ZLS, infatti, dà diritto a procedure burocratiche semplificate e a sgravi fiscali per il territorio che ne è interessato». In attesa di capire come si muoverà Cremona e se vorrà cogliere l’opportunità che si apre (l’assessore Mattinzoli ritiene ci siano ottime possibilità di riuscita), ne approfittiamo per chiedere al rappresentante della Giunta lombarda quali misure il Pirellone ha adottato in questi mesi per agevolare la ripresa dell’economia regionale. «Mi permetta di fare una premessa».

Prego, assessore.

«Oltre a ciò che è stato fatto e che si deve ancora fare, è importare anche il modo con cui si affronta il problema. In questo senso, Regione Lombardia, con il suo approccio pragmatico, ha una tradizione consolidata. Ciò che ci preme è la salvaguardia della nostra intera filiera produttiva, che va dalle micro e piccolissime imprese alle grandi aziende. Per riuscirci, abbiamo sempre presente l’esigenza di un confronto costante con i portatori di interesse, le parti sociali e gli istituti bancari del territorio. Ecco perché, nel corso degli anni, abbiamo aperto diversi tavoli tematici, in cui dialogare per capire come dare risposte puntuali a un modello economico che stava già cambiando, anche prima di quest’ultima crisi».

Quali sono gli strumenti su cui avete puntato per sostenere le aziende?

«Dall’impostazione che ho descritto, sono derivati diversi bandi regionali, indetti per supportare l’artigianato, il mondo delle professioni (che prima di allora si tendeva sempre a dimenticare), l’accesso al credito da parte delle nostre imprese; bandi per guidare verso la sostenibilità ambientale e, al riguardo, stiamo preparando un documento, in occasione del prossimo bilancio settennale dell’Ue, perché vengano sostenute adeguatamente anche le nostre micro imprese e, infine, bandi per agevolare la digitalizzazione e la sicurezza anche all’interno delle realtà produttive più piccole. Proprio oggi, ne abbiamo indetto uno dedicato alla digitalizzazione anche degli enti fieristici, per cui sono stati stanziati 1 milione e 800mila euro. Ci tengo a rivolgere un invito a tutte le imprese: consultate sempre i siti che fanno riferimento a Regione Lombardia, Finlombarda e Unioncamere Lombardia, per non lasciarvi scappare le opportunità che Regione mette in campo e non desistete dal partecipare ai bandi, perché una volta imparati i meccanismi per partecipare, diventa più facile aggiudicarsi gli stanziamenti».

Qual è la situazione in Lombardia oggi? Si può parlare a tutti gli effetti di una ripresa?

«La produttività sta dando decisi segnali di crescita. Devo dire che, nei momenti in cui l’emergenza è stata più acuta, ci siamo sentiti un po’ abbandonati da altre Regioni, quanto a solidarietà, nonché sotto attacco economico da parte di altri Paesi. Adesso, tuttavia, vedo segnali assolutamente positivi».

Se la sente, dunque, di escludere un ritorno ad altre restrizioni o chiusure, sull’esempio di quanto sta avvenendo in altre regioni italiane?

«Più che escluderlo, lo vorrei scongiurare e penso che le condizioni attuali ci permettano di essere più ottimisti in merito. In ogni caso, è necessario stare molto attenti a trovare il giusto equilibrio. Intendo dire che è bene applicare tutte le tutele del caso, per preservare la salute pubblica, ma senza dover arrivare a una nuova chiusura, perché non possiamo permettercelo: questa volta andrebbe davvero a discapito dell’economia del nostro Paese».

Come sono i rapporti tra Regione Lombardia e governo nazionale? C’è apertura verso le vostre istanze?

«Bisogna premettere che un dialogo è possibile solo se ci sono obiettivi comuni. Per esempio, su come possono essere spese le risorse del Recovery fund. Questo strumento, come anche il Mes, rappresenta una grandissima opportunità e trovo ragionevole che l’Ue intenda chiedere delle garanzie sul suo utilizzo. Mi preoccupa, invece, vedere una parte del Governo – il M5S, per essere chiari – dominata da una visione assistenzialista che non genera ricchezza. Ed è per questo che non smetterò di insistere sul tema dell’autonomia regionale e non certo per egoismo, perché sono convinto del fatto che un’autonomia nella gestione delle risorse andrebbe a vantaggio proprio delle regioni più svantaggiate, obbligandolo a una gestione oculata».

A proposito di autonomia, a che punto sono i colloqui col Governo? Dopo una fase di confronto iniziale, sembra calato il silenzio.

«È così, purtroppo. Di fatto c’è stata un’interruzione, ma il dialogo deve essere ripreso e lo dico anche a noi del centrodestra e, in particolare, agli amici della Lega, che sembrano avere un po’ ammainato questa bandiera».

 

 

 

 

 

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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