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martedì 21 Luglio 2020
Zona economica speciale: i vantaggi per la Lombardia
L'europarlamentare di Forza Italia, Massimiliano Salini, ci spiega perché la regione "motore economico" d'Italia dovrebbe istituire una Zes. «È uno strumento per ridurre subito la tassazione, semplificare la burocrazia, agevolare l’accesso ai fondi europei e favorire la creazione di nuova occupazione e nuovi investimenti»
Massimiliano Salini

In cosa consiste nel dettaglio la Zes?

«Nella vulgata politica, la Zona economica speciale è uno strumento giuridico per risollevare dalla crisi aree depresse di un Paese e in Italia, finora, è stata presa in considerazione per lo più per il Meridione. La proposta lanciata da Forza Italia, tramite il Consiglio regionale lombardo – iniziativa che sostengo in modo convinto -, nasce invece da considerazioni più strutturate e va osservata da un’altra prospettiva. Istituire una nuova Zes, che coincida con l’intera Lombardia, significa imprimere un’accelerazione a una delle aree più dinamiche d’Europa e ottenere ricadute potenzialmente dirompenti sull’intero sistema Italia».

In che modo?

«La Lombardia rappresenta circa un quinto del Pil nazionale ed è la regione che ha pagato il prezzo più alto della pandemia in termini umani, sanitari ed economici. Il fatto che sia tanto strategica e che, nel contempo, sia così bersagliata dalla crisi, rischia di compromettere la ripartenza dell’intero Paese. Questo giustifica la creazione di una nuova, grande, Zes lombarda, con caratteristiche tali da rompere le catene di una macchina pubblica nazionale vecchia, ostile all’impresa e ingessata, così da rilanciare gli investimenti e assicurare una spinta propulsiva senza precedenti. In questo modo, non solo risolleveremmo rapidamente le sorti della regione che traina l’economia del Paese, ma daremmo vita a una Zes destinata a diventare un modello, una prova tangibile del fatto che semplificare e rompere l’accerchiamento burocratico-fiscale, che impedisce alle nostre imprese, le più dinamiche d’Europa, di fare ancora meglio, è la strada giusta per cambiare tutto».

Quali sarebbero i diversi tipi di vantaggi per le imprese?

«La Zes avrebbe un impatto estremamente rilevante su manifattura, agroalimentare, commercio, turismo e logistica. Aziende e Pmi lombarde hanno subito una drastica contrazione di ordini e fatturato e sono le più penalizzate d’Europa, proprio a causa di uno Stato che blocca investimenti e ripresa con tasse e burocrazia, e rischiano di dover tagliare investimenti e posti di lavoro. La costituzione della Zes aiuterebbe proprio ad affrontare la crisi nel medio termine, offrendo uno strumento per ridurre subito la tassazione, semplificare le procedure, agevolare l’accesso ai fondi europei e favorire la creazione di nuova occupazione e di nuovi investimenti».

Ci sono esempi di successo in Unione europea a cui poter fare riferimento?

«In Europa si contano decine di Zone economiche speciali, istituite allo scopo di promuovere lo sviluppo dell’economia regionale e spingere il prodotto interno lordo con apposite agevolazioni. Il caso più noto è quello della Polonia, oggetto di diversi studi specifici, che hanno evidenziato come le misure introdotte a seguito delle istituzioni di Zes abbiano avuto conseguenze in termini di crescita del Pil nelle aree interessate direttamente e ricadute positive nelle zone limitrofe».

C’è già stata un’interlocuzione con Regione Lombardia o con il Governo in questo senso e quali sono state le risposte, se ci sono state?

«Già a fine febbraio, Forza Italia ha presentato una mozione in Consiglio regionale, per chiedere al governo di muoversi su questa strada e istituire nel territorio lombardo Zone economiche speciali e di attivarsi presso l’Unione Europea per destinare le risorse residue dei fondi strutturali a interventi di sostegno alle imprese lombarde gravemente minacciate dal coronavirus. In Lombardia, dunque, ci siamo mossi subito, coordinando il lavoro di consiglieri regionali e parlamentari. Dopo l’approvazione della mozione in Consiglio regionale, all’inizio di giugno, la palla è passata a Governo e Parlamento».

Nessuna novità al riguardo?

«Occorre volontà politica. Forza Italia e il centrodestra lavorano a proposte che puntano a sostenere le imprese, le sole misure in grado di generare valore e posti di lavoro. Purtroppo, però, l’atteggiamento di chiusura del Governo e della maggioranza, esemplificato in modo evidente dalla costante bocciatura dei nostri emendamenti su tutti i fronti strategici della vita economica italiana, non ci fa ben sperare. Noi però non ci arrendiamo. Continueremo a battere il chiodo, nella convinzione che si tratti della strada giusta: l’obiettivo è cambiare la cultura anti impresa che tiene in ostaggio lo Stato italiano e mette sotto scacco il tessuto socio-economico dell’intero Paese».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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