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martedì 3 Novembre 2020
«Vogliamo lavorare, ma servono certezze»
Andrea Goldaniga, titolare di un'azienda tessile, la Creazioni Saint-Michael, ci racconta le difficoltà del settore e i timori legati al prossimo Dpcm. «Le conseguenze le avvertirà anche chi, come noi, non produce beni ritenuti di prima necessità, perché non troverà canali di vendita aperti»

Andrea Goldaniga è il titolare di Creazioni Saint Michael, di Ripalta Cremasca, e socio della Libera Associazione Artigiani di Crema. La sua azienda tessile ha una lunga storia alle spalle, di oltre un secolo, e nel corso degli anni ha saputo ritagliarsi una posizione significativa nell’ambito dei prodotti di alta qualità. Nel video qui sopra, registrato in occasione della manifestazione “Verso il borgo” di Padernello, in provincia di Brescia, si rivolge ai giovani studenti che prenderanno parte all’evento, dedicato alla trasmissione del sapere artigiano alle nuove generazioni, e lo fa con l’entusiasmo che, nonostante tutto, continua a contraddistinguerlo.

Con il nuovo Dpcm ci sarà un contraccolpo ulteriore

Tuttavia, la situazione attuale, come noto, è difficile, anche per una realtà consolidata come la sua. «Il 2020 sta andando molto male», osserva Goldaniga, «e con gli annunci relativi al nuovo Dpcm e alle nuove restrizioni, di cui siamo tutti in attesa, ci sarà un contraccolpo ulteriore. Le conseguenze negative, infatti, non le avvertiranno solo i settori direttamente coinvolti dalle chiusure obbligate, ma anche chi, come noi, realizza prodotti che non sono considerati beni primari e che, di conseguenza, non troveranno sbocco nei canali di vendita che non potranno aprire».

La situazione non si è ancora del tutto sbloccata

«Resto ancora fiducioso sul futuro, almeno per il momento. Continuo a credere che, terminata l’emergenza, ci troveremo in una situazione simile a quella del dopo guerra, quando c’è necessità di ricostruire e si riparte con maggior fervore. Però, certo, ad oggi il lavoro è poco. Una volta terminati i mesi di lockdown, abbiamo ripreso gli ordini che erano rimasti in sospeso, a cui ne è seguito qualcuno di nuovo, ma nel complesso parliamo di poca cosa rispetto alla situazione pre-Covid che comunque, per il mio settore, era già critica. Noi lavoriamo con multinazionali e anche loro in questo momento stanno facendo i loro conti: se decidono di tagliare, rimaniamo senza commesse. Del resto, l’importazione dall’estero dei tessuti da lavorare ha subito uno stop la scorsa primavera e tuttora la situazione non si è completamente sbloccata».

Per sopravvivere occorrono certezze, non confusione

Avete dovuto mettere in cassa integrazione il vostro personale? «Sì, ed è la prima volta che mi capita. Attualmente, sono al lavoro quattro dipendenti su tredici e, volta per volta, li richiamo in attività a seconda del lavoro che arriva. Non vogliamo lasciare a casa nessuno, anche perché le nostre dipendenti, per via delle loro competenze e del loro valore aggiunto, non sono sostituibili. Perché possiamo sopravvivere, però, occorre poter lavorare con tranquillità. Il settore tessile italiano, in questi ultimi anni, ha già perso molto a causa della concorrenza impari da parte dei Paesi dell’Estremo Oriente, ma ci sono alcune aziende, come la nostra, che sono riuscite a resistere grazie alla loro produzione di alta qualità, che contraddistingue il made in Italy. Vogliamo continuare a stringere i denti e andare avanti, come abbiamo sempre fatto nei momenti di difficoltà, ma ci vuole chiarezza e non confusione».

 

Video ed editing di Fabrizio Facciocchi

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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