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mercoledì 5 Maggio 2021
Un terzo della spesa dei Comuni viene “bruciato” dalla burocrazia
Nel 2019, le spese dei Comuni impiegate per i servizi generali, amministrazione e gestione hanno toccato i 15,9 miliardi di euro. Queste uscite comprendono le risorse impiegate dalle amministrazioni comunali per ottemperare agli adempimenti burocratici quotidiani. «Semplificare le norme è imperativo, per far funzionare le realtà locali e per far ripartire il Paese», sostiene l’Asmel, l’associazione che raggruppa oltre tremila Comuni italiani

«Se calcoliamo l’incidenza di questo importo sulla spesa corrente totale in capo ai Comuni (al netto del servizio rifiuti), essa ammonta mediamente al 35,3%, ma sale al 40,5% per le amministrazioni tra i 5 e i 10mila abitanti, per attestarsi al 45,7% per quelle fino a 5mila abitanti», questo quanto contenuto nel rapporto dell’Ufficio studi della Cgia, in merito al peso della burocrazia sui costi dei Comuni. «Per le altre classi dimensionali l’incidenza scende: tra i 10 e i 20mila abitanti si raggiunge il 37,6%; diminuisce per quelle da 20 a 60mila al 36,2%, per fermarsi al 28,6% per le realtà amministrative comunali con più di 60mila abitanti».

Il “ bigottismo normativo” affligge soprattutto i Comuni più piccoli

«I dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia», afferma Francesco Pinto, segretario generale Asmel, associazione che rappresenta oltre 3.500 Comuni di tutta Italia, «confermano che il “bigottismo” normativo affligge non solo il settore privato, ma anche l’operatività della pubblica amministrazione locale, costretta a fronteggiare disposizioni, procedure e adempimenti che si rivelano molto spesso inutili o addirittura controproducenti. Una complessità amministrativa che grava maggiormente sulle amministrazioni comunali più piccole, meno strutturate sul piano organizzativo e con meno addetti. Semplificare le norme è dunque imperativo, per far funzionare le realtà locali e per far ripartire il Paese».

Tre le voci di spesa che impattano maggiormente sul bilancio

L’analisi è stata commissionata all’Ufficio studi della Cgia dall’Asmel, che da anni sostiene che l’eccesso di burocrazia è la principale causa dei ritardi nello sviluppo del Paese. Le tre voci di spesa – servizi generali, amministrazione e gestione – sono un aggregato eterogeneo, che comprende i servizi della gestione economica, finanziaria, programmazione e provveditorato, l’ufficio tecnico, la gestione delle entrate tributarie e servizi fiscali, la gestione dei beni demaniali e patrimoniali e le risorse umane. Con buona approssimazione, si può affermare che rappresentano i costi che la macchina amministrativa comunale è obbligata a sostenere per mantenersi in moto.

Redazione Mondo Business
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