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giovedì 4 Giugno 2020
Un modello di sinergia tra università e imprese
Il prof. Lorenzo Morelli, docente di Microbiologia nella sede cremonese dell'Università Cattolica e responsabile per i rapporti istituzionali con la città di Cremona, ci spiega come il nuovo complesso di Santa Monica intende rafforzare i rapporti con le aziende locali, perché dalle crisi si esce solo rilanciando l'innovazione
Lorenzo Morelli

Sono 1,4 i miliardi di euro per l’università e la ricerca stanziati dal Governo nell’ultimo decreto. Bastano per rispondere alle esigenze del mondo universitario? «Mi faccia rispondere con un “ni”. Potrebbero essere considerati sufficienti, se l’ambito a cui sono destinati fosse giudicabile in buona salute, ma non è così. Ad ogni modo, sono convinto che di fronte a una crisi se ne esce solo innovando ed è una convinzione che condivido anche con quei Paesi del Nord Europa che, negli anni successivi alla crisi del 2008, hanno investito moltissimo in università e ricerca, in particolare nella direzione dell’economia sostenibile. In Finlandia, per esempio, sono arrivati a essere talmente attenti all’impatto ambientale dell’attività produttiva, che pesano ogni bottiglia di vetro di vino italiano da loro importato, in quanto più la bottiglia è pesante e maggiore è la quantità di carburante richiesto per il trasporto. E stiamo parlando del vetro, che pure è un materiale riciclabile».

Paesi in cui i ricercatori sono anche molto meglio pagati rispetto al nostro. «È così. Nel nostro Paese, invece, scontiamo mancanze croniche sul fronte della ricerca. Lasciamo stare che i docenti italiani sono fra quelli peggio pagati d’Europa, ma per l’appunto un posto di ricercatore in Italia non consente di vivere dignitosamente, oltre al fatto che di posti a disposizione ce ne sono pochissimi. Per trovare una situazione migliore non occorre andare molto lontano, però: nella vicina Francia gli studenti universitari vengono retribuiti per gli stage che svolgono  in azienda».

Quali altri difetti rileva nel nostro sistema universitario, a parte la cronica mancanza di risorse? «Tra i difetti principali, segnalo soprattutto una mancanza di selezione degli studenti più meritevoli. Perché un ateneo deve essere penalizzato, anche dal punto di vista economico, con tagli di finanziamenti statali (ormai ridotti a poca cosa, tra l’altro), se presenta un numero elevato di studenti che abbandonano i suoi corsi di laurea? Forse che il compito di un’università dev’essere quello di portare tutti allo stesso livello? Ma questo compete alla scuola superiore, noi dovremmo formare una classe dirigente. In effetti, in questo caso il discorso economico non c’entra nulla, basterebbe solo cambiare i parametri di valutazione».

Come sono i rapporti tra la vostra sede e il tessuto produttivo locale, nell’ottica dell’interazione necessaria per rilanciare la nostra economia? «La sinergia tra la sede cremonese della Cattolica e la città di Cremona potrebbe essere considerata una case history oggetto di un libro, dal momento che il nuovo campus di Santa Monica (a proposito, i suoi corsi prenderanno il via la prima settimana del prossimo ottobre, Covid o non Covid, assicura il prof. Morelli ndr) è nato proprio da una stretta collaborazione tra l’Università Cattolica e il sistema cremonese. Ebbene, proprio in questa nostra nuova sede, troverà posto una struttura che abbiamo voluto chiamare Agorà, dal nome greco dato alla piazza, in quanto è pensata proprio come un luogo aperto alle aziende del territorio, che potranno confrontarsi con noi e anche usare i nostri impianti, normalmente adoperati a scopo didattico, ma che possono anche fungere da impianti pilota per progetti aziendali. Questo perché la ricerca giocherà un ruolo ancora più importante nel mondo post Covid. Come dicevo, infatti, dalle crisi si esce investendo nell’innovazione. Peraltro, Agorà è solo l’ulteriore fase di un progetto che la sede cremonese della Cattolica ha avviato già da tempo».

Si riferisce a Food Lab e a Craft? «Esattamente. Il primo, Food Lab, che è terminato il mese scorso, era un progetto dedicato ai prodotti da forno, mentre Craft, che è tuttora in corso, riguarda il settore lattiero-caseario. Grazie a questi due progetti, abbiamo già aiutato diverse aziende del territorio, facendogli risparmiare notevoli costi, se pensiamo per esempio alla realizzazione di prototipi da parte nostra. Stiamo parlando, quindi, di un contesto in cui la sinergia tra università e aziende è già ottima e che verrà intensificata ancora di più».

Può farci un esempio dei vantaggi che deriverebbero a un’azienda grazie alla vostra Agorà? «Ammettiamo che un’impresa sia interessata alle stampanti 3D. Noi la invitiamo, le diciamo che quel tal giorno avrà a disposizione la stampante e che potrà vedere come funziona. Se poi avesse bisogno di qualche necessità in particolar, ce lo riferisce e noi la aiuteremo a sviluppare la sua idea. Ci tengo a precisarlo, perché io stesso mi sono reso conto che molte volte le aziende non conoscono quello che facciamo in università; pensano forse che ci dedichiamo a una ricerca pura, astratta, quando invece le ricadute dei nostri studi sono molto pratiche».

 

 

Redazione Mondo Business
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