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sabato 15 Febbraio 2020
Un lavoratore su tre non si trova
Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della CGIA risulta che il 32,8% delle assunzioni previste sono di difficile reperimento

Gli imprenditori italiani, in particolar modo del Nord Est, continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato. Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, sulla base dei risultati emersi dall’indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 da parte dell’Unioncamere-Anpal – risulta che il 32,8% delle assunzioni previste sarà di difficile reperimento, a causa  dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi. «L’offerta di lavoro si sta polarizzando», afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo: «da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali, a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro; i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri».

A rischio il trend positivo dell’occupazione giovanile

A livello provinciale, come si diceva, le situazioni più problematiche emergono nel Nord Est. Le figure maggiormente richieste e che la domanda non riesce a soddisfare sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici. «Quest’anno», aggiunge il segretario dell’associazione, Renato Mason , «sul fronte del mercato del lavoro si profila una crescita dell’occupazione a livello nazionale dello 0,4%, in riduzione rispetto allo 0,6 registrato l’anno scorso. Si rischia, pertanto, di interrompere un trend particolarmente favorevole, soprattutto per i giovani, visto che, secondo i dati Istat relativi al 2019, si  è registrata una flessione significativa del tasso di disoccupazione, raggiunto grazie alla buona performance dell’apprendistato, che costituisce ancora adesso il contratto più utilizzato per consentire agli under 25 di entrare nel mercato del lavoro».

Al Sud meno autotrasportatori per via dei costi della professione

Sebbene al Sud la difficoltà di soddisfare le opportunità lavorative offerte dalle aziende è inferiore a quella presente nel Centro Nord, la percentuale media di difficile reperimento è comunque al 27,5%. Analizzando l’elenco delle professioni di difficile reperimento, emerge che in tutte le principali province del Sud le imprese faticano a trovare sul mercato, in particolare, gli autotrasportatori; una cosa, quest’ultima, impensabile fino a qualche decennio fa. «Da qualche anno», proseguono dalla Cgia, «i giovani non vogliono più fare gli autisti di mezzi pesanti, sia perché il costo per ottenere la patente C o D e la “Carta di Qualificazione del Conducente” (CQC) ha una dimensione importante che oscilla tra i 2.500 e i 3mila euro sia perché si tratta di una professione estremamente faticosa».

Molti laureati accettano occupazioni poco qualificate

Più in generale, comunque, il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso, che non è riscontrabile tra i nostri principali competitor europei. Pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i Paesi Ue, gli occupati sovraistruiti presenti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2% degli occupati totali e il 35% degli occupati diplomati e laureati. Negli ultimi anni questo fenomeno è aumentato per due ordini di motivi: pur di lavorare molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito. Un risultato che è anche ascrivibile al fatto che in Italia, pur avendo pochi laureati, la maggioranza lo è in materie umanistiche o sociali difficilmente spendibili nel mercato del lavoro, mentre c’è un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche, che invece sono ricercatissimi, soprattutto dalle nostre medie e grandi imprese.

 

 

 

Redazione Mondo Business
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