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giovedì 13 Agosto 2020
Tecnologie 4.0: più occupati grazie alle agevolazioni
Il contributo pubblico all’acquisto di tecnologie digitali avanzate è una delle principali leve di politica industriale con cui, dal 2017, il Governo italiano sostiene la trasformazione del sistema produttivo nazionale. Ne hanno fatto richiesta anche numerose Pmi

L’analisi del Centro studi di Confindustria e della direzione Studi e Ricerche economico-fiscali del ministero dell’Economia suggerisce che il contributo pubblico all’acquisto di beni strumentali, incorporanti tecnologie digitali avanzate, è una delle principali leve di politica industriale con cui il Governo italiano, dal 2017, sostiene la trasformazione del sistema produttivo nazionale verso il paradigma tecnologico noto come Industria 4.0. Fino al 2019 l’agevolazione ha assunto la forma di iper ammortamento a fini fiscali del valore dell’investimento effettuato, mentre da gennaio 2020 si è tramutata in credito d’imposta.

Un forte coinvolgimento delle Pmi

Numerose le evidenze emerse a supporto: l’ammontare significativo degli investimenti in tecnologie digitali avanzate, che segnala una forte vitalità del sistema produttivo italiano; il forte coinvolgimento delle realtà produttive di piccola e media taglia, dalle quali non si può prescindere per rilanciare la competitività aggregata dell’economia nazionale; il forte coinvolgimento di imprese che fino al 2017 presentavano livelli molto bassi di digitalizzazione, e che quindi, grazie all’agevolazione, hanno intrapreso un processo di trasformazione tecnologica in linea con le attuali sfide competitive che il sistema industriale è chiamato ad affrontare; e, non da ultimo, l’alto grado di complementarietà tra investimenti in tecnologia e in capitale umano, trasversale al sistema delle imprese e ai territori, e che avvantaggia soprattutto (ma non solo) i lavoratori più giovani.

7 miliardi di euro interessati dagli investimenti agevolati

Si stima che la misura fiscale abbia interessato circa 7 miliardi di euro di investimenti in macchinari e attrezzature industriali avanzate, realizzati da società di capitali italiane. Un ammontare considerevole, corrispondente all’8,5% degli investimenti privati medi annui in macchinari e attrezzature (esclusi autoveicoli) in Italia; il 16% se la quota è calcolata all’interno del solo settore manifatturiero. Nel 2017, l’iper ammortamento sui beni materiali è stato utilizzato in prevalenza da imprese di piccola e media dimensione (il 66,7% degli investimenti agevolati), appartenenti al settore manifatturiero (l’82,6%) e localizzate nel Nord Italia.  L’investimento medio per impresa si stima pari a 496mila euro. A livello settoriale, gli investimenti agevolati nel 2017 sono stati realizzati in misura prevalente da società di capitali del manifatturiero, che rappresentano il 56,1% dei beneficiari e a cui sono imputabili l’82,6% del totale degli investimenti in tecnologie digitali. Segue, molto distanziato, il settore del commercio (16,7% delle imprese beneficiarie e 6,5% degli investimenti). La stragrande maggioranza delle imprese beneficiarie della misura (l’84,7%) non aveva mai effettuato investimenti in tecnologie 4.0 prima dell’introduzione dell’agevolazione fiscale.

Ne hanno beneficiato anche le assunzioni

L’analisi dei flussi di assunzioni e cessazioni di lavoro dipendente per impresa indica che, nel 2017, l’investimento agevolato ha prodotto un effetto occupazionale positivo tra il gennaio dello stesso anno e il marzo 2019 (ultimo mese disponibile per l’analisi). La dinamica delle assunzioni nelle imprese beneficiarie dell’iper ammortamento è stata infatti migliore di quella che si sarebbe presumibilmente registrata in assenza degli investimenti agevolati, facendo registrare un +3% nella media mensile. Di contro, la dinamica delle cessazioni non risulta, in media, essere stata influenzata dalla decisione d’investimento. In termini di dinamica occupazionale complessiva, si stima che l’investimento agevolato abbia generato, per le imprese che lo hanno scelto, una crescita aggiuntiva dell’occupazione di 7 punti percentuali, tra fine 2016 e marzo 2019

Ricaduta positiva per le imprese del Nord e del Sud

L’effetto positivo sulle assunzioni si riscontra in tutte le classi dimensionali, dalle micro alle grandi imprese. L’impatto, rispetto allo scenario senza investimenti in tecnologie digitali, è particolarmente rilevante per queste ultime: +10,9%. A livello geografico, l’effetto si registra sia tra le imprese con sede nel Nord Italia sia tra quelle del Meridione; per queste ultime si stima l’effetto maggiore: + 4%. A beneficiare delle maggiori assunzioni sono stati soprattutto i giovani (+2,6% tra quelli sotto i 35 anni), ma l’effetto occupazionale è positivo e significativo anche per i lavoratori più anziani, che hanno beneficiato sia di maggiori assunzioni (+1,3% tra quelli sopra i 35 anni) sia di minori cessazioni di lavoro (-1%), rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza di investimenti in tecnologie 4.0. La maggiore domanda di lavoro ha interessato tutti i livelli professionali, ma è stata particolarmente pronunciata per operai specializzati e conduttori d’impianti (+2,2% le assunzioni).

Scarso impiego delle professioni più qualificate da parte delle Pmi

Per le professioni ad alta qualifica l’effetto appare economicamente contenuto, in linea con quello stimato per le professioni non qualificate (+0,5%); ciò dipende dallo scarso impiego di queste figure da parte delle imprese di piccola e media dimensione. Tra le grandi, invece, l’effetto degli investimenti 4.0 sulle loro assunzioni arriva a un +8%. Inoltre, la forte concentrazione geografica degli investimenti agevolati nelle regioni del Centro-Nord, che riflette di per sé la distribuzione asimmetrica dell’attività manifatturiera sul territorio nazionale, implica potenzialmente un ulteriore aumento dei divari di sviluppo tra Nord e Sud del Paese. Fondamentale, dunque, sarà continuare il monitoraggio della misura fiscale per gli anni successivi al 2017, così da verificare se e in che misura quanto appena delineato trovi riscontro tra le imprese che hanno beneficiato dell’agevolazione fiscale negli anni più recenti, e approntare, dove necessario, gli opportuni interventi di politica industriale.

 

 

 

 

 

Redazione Mondo Business
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