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sabato 6 Giugno 2020
Tagliare le tasse sul lavoro prima che sia troppo tardi
L'Ufficio studi della Cgia invita a ridurre il cuneo fiscale, per rilanciare la domanda interna e i fatturati di tanti artigiani e autonomi. Il rischio di un milione di posti di lavoro in meno è dietro l'angolo

L’Ufficio studi della Cgia segnala che oltre l’80% dei lavoratori dipendenti del settore privato presente in Italia ha il contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto. In termini assoluti, stiamo parlando di circa 12,6 milioni di operai e impiegati che attendono un rinnovo che, a seguito della recessione economica in atto, rischia di slittare anche quest’anno, alimentando un’ulteriore flessione della dinamica salariale. «Vista la caduta verticale dei consumi delle famiglie e l’andamento dell’inflazione, che nel corso dell’anno scivolerà verso il quadrante negativo, c’è la necessità di appesantire le buste paga per dare un impulso alla ripresa della domanda interna», afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo. «Ovviamente, ciò deve avvenire senza aumentare i costi fissi in capo alle aziende che, in questo periodo, non dispongono di risorse aggiuntive per farvi fronte. Pertanto, una strada percorribile potrebbe essere quella di ridurre per legge il costo del lavoro in carico ai dipendenti, in modo tale da trasferire questo risparmio fiscale e/o contributivo nelle tasche degli operai e degli impiegati».

Dal primo luglio il bonus Renzi passerà da 80 a 100 euro al mese

«Sebbene negli ultimi anni il peso del fisco sulle retribuzioni risulti in calo, la dimensione del cuneo fiscale in Italia rimane ancora un forte ostacolo alla crescita, allo sviluppo degli investimenti e all’espansione dell’occupazione», aggiunge il segretario della Cgia, Renato Mason. «Anche per queste ragioni bisogna ridurre le tasse e i contributi sul lavoro, iniziando dalla componente riconducibile ai lavoratori dipendenti. Con buste paga più pesanti, infatti, la domanda interna registrerebbe degli effetti positivi. Questo provvedimento migliorerebbe anche i fatturati degli artigiani, dei piccoli commercianti e in generale dei lavoratori autonomi, che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie». La CGIA sottolinea che un ulteriore passo verso la giusta direzione avrà luogo a partire dal prossimo primo luglio. In quella data, infatti, entrerà in vigore la modifica ed estensione del cosiddetto “bonus Renzi”, che porterà nelle tasche dei lavoratori dipendenti, con reddito complessivo fino a 28mila euro, 100 euro al mese (chi beneficiava già di 80 euro al mese ne potrà così ottenere 20 in più).

Si annuncia la perdita di posti di lavoro più grave degli ultimi 25 anni

Questo beneficio, inoltre, verrà esteso anche ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo compreso tra i 28 e i 40mila euro, con importi decrescenti al crescere del reddito, fino ad annullarsi al superamento dei 40mila euro. Per questa misura, il Governo metterà in campo risorse aggiuntive per 1,3 miliardi di euro per l’anno in corso e per 3,5 miliardi di euro a partire dal 2021. In termini occupazionali, il 2020 rischia di chiudersi con dati molto preoccupanti. Secondo una stima dell’Ufficio studi della Cgia su dati della Banca d’Italia, entro dicembre si rischia una perdita di quasi un milione di posti di lavoro (precisamente 969mila unità). Se si considerano come parametro di riferimento le unità di lavoro, vale a dire il numero di lavoratori che potenzialmente sono occupati 8 ore al giorno, queste si riducono di 2 milioni e 370mila unità, facendo scendere lo stock complessivo degli occupati sotto i 22 milioni; un dato mai così basso da 25 anni a questa parte.

La contrazione di fatturato dovrebbe colpire soprattutto le piccole imprese

«Con un’economia sempre più in affanno», avverte la Cgia, «a pagare il conto saranno i lavoratori, siano essi autonomi o dipendenti, e le piccole imprese. Secondo l’indagine campionaria Banca d’Italia-Iseco, tenutasi a metà marzo, finalizzata a raccogliere informazioni riguardo agli effetti della pandemia sull’attività economica, nel primo semestre di quest’anno la contrazione di fatturato dovrebbe colpire maggiormente le piccole imprese con meno di 50 addetti (-29%), rispetto alle grandi, vale a dire quelle con più di 500 addetti (-18%). Se da un lato non ci sarebbero forti squilibri a livello territoriale, dall’altro i settori più colpiti riguarderebbero i servizi, in particolar modo il piccolo commercio, gli alberghi e la ristorazione. Nel settore manifatturiero, invece, il calo più significativo si registrerebbe nel tessile, nell’abbigliamento, nelle calzature e nella metalmeccanica».

 

 

 

 

 

 

Redazione Mondo Business
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