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mercoledì 28 Aprile 2021
Sul digitale c’è ancora molto da fare: solo un’azienda su quattro conosce Impresa 4.0
Come mostra il dossier presentato oggi da Unioncamere, l’utilizzo delle nuove tecnologie limita le differenze tra piccole e medio-grandi aziende; contribuisce a sostenere la governance delle imprese manifatturiere a conduzione familiare e agevola il recupero delle aziende dei servizi, più tartassate dal Covid. Ma c’è ancora molta strada da fare: solo il 26% delle imprese italiane è a conoscenza del piano Impresa 4.0 e, tra queste, il 9%, pur conoscendolo, comunque non investe

«La digitalizzazione vale fino a 7 punti di Pil, ma abbiamo ancora un ritardo enorme da colmare», sottolinea il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. «Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un’occasione unica, però occorre coinvolgere attivamente milioni di Pmi, di artigiani e di lavoratori autonomi. In questi anni, i Punti impresa digitali, realizzati dalle Camere di commercio, hanno introdotto oltre 350mila aziende alle tecnologie abilitanti, attraverso migliaia di corsi di formazione, di assessment e di supporti operativi. E oggi questa speciale rete è una best practice a livello internazionale, riconosciuta da Ocse e Commissione europea».

Il 70% delle Pmi digitalizzate ritiene di raggiungere i livelli pre-Covid già nel 2022

«Le Camere di commercio ritengono fondamentale che vengano forniti assistenza e supporto alle Pmi nei prossimi anni», prosegue Sangalli, «adottando il modello della statunitense Sba (Small business administration). Non serve creare uno strumento ex novo, ma bisogna affidare a livello territoriale questo incarico alle Camere di commercio, il referente più vicino alle micro, piccole e medie imprese sui temi cruciali per lo sviluppo del nostro Paese». Secondo i dati di Unioncamere e del centro studi Guglielmo Tagliacarne, il 70% delle micro e piccole imprese che ha avviato la svolta digitale ritiene di poter raggiungere i livelli di produttività pre-Covid già nel 2022 (contro il 61% di quelle che ancora non hanno messo in campo investimenti nelle nuove tecnologie), allineandosi così alla quota di medio-grandi imprese che hanno la medesima previsione.

In tre anni oltre 350mila imprenditori si sono avvicinati alle nuove tecnologie

Le imprese familiari hanno risentito particolarmente dei riflessi negativi della crisi pandemica e solo in sei casi su dieci confidano in un recupero entro il 2022. Tra quelle che hanno investito nel digitale, però, la quota sale al 70%. Analoghi effetti positivi si riscontrano tra le imprese dei servizi: il 61% di quelle digitalizzate, infatti, ritiene di poter azzerare gli effetti dell’emergenza sanitaria entro il 2022, a fronte del 53% di quelle non digitalizzate. I Punti impresa digitale (Pid) delle Camere di commercio in tre anni hanno avvicinato alle nuove tecnologie oltre 350mila imprenditori e gli sforzi messi in campo per favorire la transizione digitale cominciano a dare i primi frutti. Se la metà dei 32mila imprenditori che hanno effettuato finora i test di autovalutazione messi a disposizione dalle Camere di commercio è ancora alle prime armi, il 48% ha fatto un passo avanti, risultando specialista, esperto o campione. Tre anni fa questi risultati erano stati raggiunti da meno del 40% degli imprenditori.

La Lombardia è al secondo posto in Italia per il livello di digitalizzazione delle Pmi

Questa accelerazione verso l’uso di strumenti 4.0 da parte delle Pmi si inserisce all’interno di un percorso generale di crescita della digitalizzazione delle imprese avviato tre anni fa, grazie alle politiche di incentivazione messe in campo dal Governo e ai servizi di assistenza offerti dalla rete dei soggetti qualificati presenti sul territorio nazionale (Competence center, DIH, EDI, PID) e oggi disponibile sul sito Atlante i4.0 (www.atlantei40.it), promosso dal ministero dello Sviluppo Economico e da Unioncamere. Il Trentino Alto Adige svetta in cima alla classifica nazionale per livelli di digitalizzazione delle Pmi, avendo un livello di digitalizzazione di 2,31 su un punteggio massimo di 4, contro una media nazionale di 2,03. Seguono la Lombardia con un punteggio di 2,16 e l’Emilia-Romagna con 2,14. Le regioni del Sud, in particolare la Sicilia (con un livello di digitalizzazione di 1,84) e la Calabria (con un livello di digitalizzazione di 1,92), sono fanalini di coda per quanto riguarda la maturità digitale delle Pmi.

Redazione Mondo Business
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