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mercoledì 19 Maggio 2021
“Sostegni bis”: finora è stato coperto complessivamente solo il 13% delle perdite
Col nuovo decreto “Sostegni” il governo Draghi dovrebbe erogare 18 miliardi di contributi a fondo perduto alle aziende e alle partite Iva in difficoltà economica. Questo importo andrà ad aggiungersi ai 27 miliardi di sussidi versati finora alle imprese in questi quattordici mesi di pandemia, a fronte di un crollo del fatturato del nostro sistema economico che nel 2020 è stato pari a 350 miliardi di euro

«Come è già accaduto, corriamo il rischio che anche questi 18 miliardi di indennizzi arrivino in ritardo», avverte l’Ufficio studi della Cgia. «Mai come in questo momento la tempestività nell’erogazione degli aiuti è decisiva per dare un po’ di ossigeno a chi si trova in difficoltà. Se nelle ultime settimane le proteste di piazza si sono affievolite, lo stato di crisi in cui versano molte filiere economiche è ulteriormente peggiorato: sono centinaia e centinaia di migliaia le imprese che sono ancora completamente chiuse o semi-chiuse. Appare comunque evidente che rispetto al Governo precedente c’è stato il tanto atteso cambio di passo. Ancorché insufficiente, la misura di sostegno alle imprese che verrà approvata la settimana prossima ha una dimensione economica importante, mai raggiunta in precedenza».

Mettere in salvo le piccole imprese significa tutelare l’economia italiana

L’obiezione che spesso viene rivolta da molti commentatori contro la decisione del Governo di erogare dei sussidi è che in questo modo dissipiamo soldi pubblici, contribuendo ad aumentare il debito a dismisura. Una tesi legittima, che però non coglie nel suo insieme  la ragionevolezza degli effetti di queste misure. È evidente che queste ulteriori uscite correnti contribuiscono ad aumentare il debito pubblico del nostro Paese, ma è altrettanto vero che, se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica, che rimane l’unica possibilità in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che abbiamo spaventosamente accumulato con questa crisi. Pertanto, mettere in salvo le micro e piccole imprese italiane vuol dire salvaguardare una fetta importante dell’economia del nostro Paese. I numeri sono eloquenti: al netto dei dipendenti del pubblico impiego, le attività con meno di venti addetti costituiscono il 98% delle imprese presenti nel nostro Paese e danno lavoro alla maggioranza degli italiani, vale a dire al 54,6% degli occupati. Inoltre, queste micro realtà producono il 37% del valore aggiunto nazionale annuo, un traguardo non riscontrabile in nessun altro grande Paese dell’Unione europea».

Si confida in un ulteriore stanziamento di risorse dopo il “Sostegni bis”

L’Ufficio studi della Cgia è comunque fiducioso che le risorse messe a disposizione per le imprese e il popolo delle partite Iva con il decreto “Sostegni bis” non saranno le ultime. «In primo luogo, perché finora l’ammontare complessivo degli indennizzi diretti ha consentito di coprire mediamente solo il 13% delle perdite del sistema produttivo italiano. In secondo luogo, perché le dichiarazioni rilasciate verso la fine dello scorso mese di marzo sia dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, sia dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, sono state molto rassicuranti. Il presidente Draghi ha avuto modo di sottolineare che quest’anno è necessario accompagnare le imprese e i lavoratori nel percorso di uscita dalla pandemia: “Questo è un anno in cui non si chiedono soldi, ma si danno soldi”. Il ministro dell’Economia, invece, ha dichiarato che si aspetta che le misure di sostegno all’economia terminino verso la fine dell’anno.

È necessario azzerare le tasse alle imprese per non vanificare gli indennizzi

Per la Cgia, al fine di evitare che i sostegni futuri  vengano utilizzati dalle imprese in buona parte per pagare le imposte, è necessario imporre l’azzeramento delle tasse erariali, consentendo alle partite Iva e alle piccole imprese di risparmiare, quest’anno, circa 28 miliardi di euro. «Uno sgravio che avrebbe delle dimensioni importanti e che, ovviamente, potrebbe essere ridimensionato, consentendo l’azzeramento del peso fiscale solo alle attività con ricavi al di sotto di una certa soglia o sulla base della perdita di fatturato. Questo mancato gettito di 28 miliardi è stato stimato ipotizzando di consentire a tutte le attività economiche con un fatturato 2019 al di sotto del milione di euro di non versare per l’anno in corso l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. Queste aziende, che ammontano a circa 4,9 milioni di unità (pari all’89% circa del totale nazionale), dovrebbero comunque versare le tasse locali, in modo tale da non arrecare problemi di liquidità ai sindaci e ai presidenti di Regione. Alleggeriti dal peso di un fisco spesso ingiusto, per un anno vivrebbero con meno ansia, meno  stress e più serenità. Non solo, ma con 28 miliardi risparmiati metteremo le basi per far ripartire l’economia del Paese».

Redazione Mondo Business
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