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lunedì 14 Settembre 2020
Sono 270 le scadenze fiscali da qui a fine mese
Tra i versamenti che sono stati prorogati in questi ultimi mesi, a causa del Covid, e gli adempimenti ordinari previsti dal calendario, da mercoledì prossimo fino a fine mese gli italiani dovranno districarsi tra una vera e propria giungla fiscale. La giornata più difficile sarà il prossimo 16 settembre

«Da mercoledì prossimo», afferma Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, «scatterà una vera e propria maratona fiscale. Per quindici giorni non avremo tregua e le imprese, in particolar modo quelle di piccola dimensione, saranno sottoposte a un forte prelievo. Il groviglio di scadenze tese dall’Erario non ci lascerà  scampo e, in attesa della semplificazione fiscale e del tanto agognato taglio delle tasse, l’unica certezza su cui potremo contare è che ancora una volta dovremo mettere mano pesantemente al portafoglio».

Si rischia una moria senza precedenti di imprese

La Cgia fa notare che la necessità di avere un sistema fiscale più semplice, meno esoso e più giusto  è ormai avvertito da tutti. «Solo con un drastico taglio delle tasse e una forte iniezione di liquidità», dichiara il segretario dell’associazione, Renato Mason, «possiamo aiutare concretamente il mondo delle micro e piccole imprese. Altrimenti, rischiamo una moria senza precedenti, che desertificherà tantissime zone produttive e altrettanti centri storici sia di piccole che di grandi città, minando la coesione sociale che in questo Paese è il pilastro su cui si basa la nostra economia».

Taglio delle tasse, meno burocrazia e più risorse finanziarie

«Per evitare tutto questo», prosegue Mason, «bisogna intervenire rapidamente. Tanti artigiani e piccoli commercianti sono allo stremo e possono ancora risollevarsi se saremo in grado di dare loro delle risposte in tempi ragionevolmente brevi. Ovvero, consentendogli di pagare molte meno tasse, di avere una burocrazia meno oppressiva e di disporre di risorse finanziarie sufficienti per superare questa situazione di grave difficoltà». L’Ufficio studi della Cgia ha inoltre ricostruito la serie storica della pressione fiscale registrata in Italia. Negli ultimi quarant’anni, quest’ultima è salita di 11 punti percentuali. Se nel 1980 era al 31,4%, nel 2019 si è attestata al 42,4%. In questo periodo  la punta massima è stata raggiunta 2013, quando il prelievo ha raggiunto la soglia del 43,4%.

La pressione fiscale nel 2020? Bisogna attendere il Def

Per l’anno in corso, fa sapere la Cgia, è estremamente difficile prevedere a quanto ammonterà la pressione fiscale. «Molto probabilmente è destinata ad aumentare, non tanto a causa di un incremento delle entrate tributarie, ma per la forte contrazione del Pil che, rispetto al 2019, dovrebbe ridursi del 10%. Ricordiamo, infatti, che la pressione fiscale è il risultato del rapporto tra le entrate fiscali e il Prodotto interno lordo. A chiarire l’interrogativo ci penserà la Nota di aggiornamento del Def (Documento economico finanziario), che sarà presentata alle Camere nelle prossime settimane».

Alle Pmi la burocrazia fiscale costa 3 miliardi l’anno

Oltre alle tasse, conclude la Cgia, in Italia il problema è anche dovuto al peso dell’oppressione fiscale, che ostacola l’attività quotidiana delle  imprese: «270 scadenze in quindici giorni, previste in questo mese, sono decisamente troppe.  Al netto delle tariffe applicate dai commercialisti per la tenuta della contabilità aziendale,   secondo un’indagine realizzata periodicamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri, il costo della burocrazia fiscale in capo agli imprenditori ammonta a circa 3 miliardi di euro l’anno; un costo che penalizza soprattutto i piccoli imprenditori che, a differenza delle medie e grandi aziende, non dispongono di strutture amministrative interne all’azienda in grado di occuparsi di questa situazione».

 

Redazione Mondo Business
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