PRIMO PIANO
martedì 19 Gennaio 2021
Solo 29 miliardi di ristori, a fronte di 423 miliardi di mancati incassi
Sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, gli aiuti diretti erogati finora dal Governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà subite dagli imprenditori. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia. Secondo l’ultima indagine realizzata dall’Istat, condotta su un campione di imprese che rappresentano quasi il 90% del valore aggiunto, sono quasi 292mila le attività che si trovano in una situazione di crisi profonda

«Se rapportiamo i  29 miliardi di euro, stanziati finora dal Governo, alla stima riferita alle perdite di fatturato registrata l’anno scorso dalle imprese italiane, importo che sfiora i 423 miliardi di euro, il tasso di  copertura è stato pari a poco meno del 7% circa: un’incidenza risibile. E in attesa dei nuovi ristori previsti nei prossimi giorni, l’arrabbiatura e il malessere  tra gli operatori economici sono sempre più diffusi, in particolar modo tra coloro che conducono attività di piccola dimensione». A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia.

Intervenire per aiutare economicamente in misura maggiore

La Cgia tende comunque a ribadire un principio incontrovertibile: lo Stato, le Regioni, le autonomie locali hanno il diritto/dovere di introdurre tutte le limitazioni alla mobilità e alle aperture delle attività economiche che ritengono utili e necessarie per tutelare la salute pubblica. «Intendiamoci: questo caposaldo non è in discussione. Ma è altrettanto doveroso intervenire, perché gli operatori che sono  costretti a chiudere l’attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto finora. Altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti».

Circa 200 miliardi le perdite in capo a chi ha chiuso

«È comunque necessario precisare che per le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’Esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 14,5% circa. Le misure di sostegno al reddito approvate dal governo Conte, infatti, sono andate in larghissima parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33% rispetto al 2019. Resta il fatto che anche per queste realtà gli aiuti economici sono stati insufficienti. L’Ufficio studi della Cgia, infatti, stima che dei quasi 423 miliardi di riduzione del fatturato registrata nel 2020 (pari ad una contrazione del 13,5%, rispetto l’anno prima), almeno 200 miliardi sarebbero ascrivibili alle imprese dei settori che sono stati costretti a chiudere per decreto».

A rischio 292mila micro imprese con 1,9 milioni di addetti

Secondo l’ultima indagine realizzata dall’Istat, condotta su un campione di quasi un milione  di imprese con oltre 12 milioni di addetti che, nel complesso, rappresentano quasi il 90% del valore aggiunto, e circa tre quarti dell’occupazione complessiva delle imprese dell’industria e dei servizi, sono quasi 292mila le attività che si trovano in una situazione di crisi profonda. Attività che danno lavoro a quasi 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro. Il numero medio di addetti per impresa di questo cluster così in difficoltà è pari a 6,5. Sempre da questa indagine emerge che i settori produttivi più coinvolti da queste 292mila attività sono il tessile, l’abbigliamento, la stampa, i mobili e l’edilizia.

Redazione Mondo Business
TAG
CGIA
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO