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venerdì 26 Marzo 2021
Significativa diminuzione del tasso di occupazione in provincia di Cremona
Nei giorni scorsi, l’Istat ha reso noti i dati sulla forza lavoro a livello provinciale, che l’istituto nazionale mette a disposizione solo una volta l’anno, con riferimento all’annualità precedente. Si tratta di aspetti molto rilevanti per un’attenta valutazione dell’impatto della pandemia sul contesto locale. Impatto che, di certo, si farà ancora più grave quando si esauriranno le misure di sostegno al reddito messe in atto a livello nazionale: il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione nelle sue varie forme
Da sinistra, Giovanni Gagliardi e Paolo Mirko Signoroni

La situazione della provincia di Cremona si presentava particolarmente preoccupante già nel 2020, nonostante le misure nazionali di sostegno volte a contrastare gli effetti di un’emergenza sanitaria senza precedenti (con varie fasi di lockdown e conseguenti problematiche per molti settori economici). Il tasso di occupazione complessivo, considerando l’intera fascia d’età 15–64 anni, è in rilevante diminuzione (-3,5%), passando dal 66,9% del 2019 al 63,4% dell’anno scorso. Si tratta del tasso di occupazione più basso a livello regionale e, nel confronto fra le altre provincie lombarde, è tra quelli che hanno avuto la diminuzione maggiore tra il 2019 e il 2020 e risulta decisamente peggiore sia della media regionale (-1,5%) che della media del Nord Italia (-1,3%).

Notevole aumento anche per la disoccupazione giovanile

Inaspettatamente, la diminuzione del tasso di occupazione è maggiore per gli uomini (-3,9%) che per le donne (-3,1%), sebbene di poco. Un esito inatteso, perché gli ambiti occupazionali sui quali la pandemia ha avuto un maggior impatto negativo riguardano soprattutto il settore dei servizi, generalmente a forte presenza femminile. In modo analogo, nel territorio provinciale si riscontra un notevole aumento del tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia d’età 15-29 anni (+4,8%), maggiore che in tutte le altre province lombarde e, quindi, anche delle medie regionali (+0,7%) e del Nord Italia (+1,1%). Anche i valori assoluti di occupati e disoccupati riflettono la situazione sopra descritta: nel 2020 gli occupati sono diminuiti di 8mila unità, rispetto al 2019 (da 154mila a 145mila), e i disoccupati sono aumentati di mille unità (da 8mila nel 2019 a 9mila nel 2020). Le ragioni di questi andamenti possono essere molteplici e potranno essere meglio indagate quando saranno a disposizione anche i dati di Regione Lombardia sull’andamento dei contratti di lavoro relativi al 2020.

15.500 i lavoratori che nel 2020 hanno usufruito della cassa integrazione

Tuttavia, è importante tener conto anche di altri elementi, che non emergono con immediata evidenza dai dati e dalle percentuali e che, invece, rivelano condizioni di disagio anche maggiori rispetto a quelle già rappresentate dai dati stessi. Si fa riferimento, per esempio, all’elevato numero di lavoratori in cassa integrazione. Nel 2020, sono stati circa 15.500 i lavoratori cremonesi che hanno usufruito degli ammortizzatori sociali. Queste persone statisticamente appaiono tra gli “occupati”, ma hanno un salario ridotto a 700/900 euro mensili, a seconda del salario originario. Già i salari e gli stipendi italiani sono mediamente bassi: una decurtazione, poi, del 20/25% determinata dalla cassa integrazione non può che abbassare ulteriormente il loro tenore di vita. Accanto ai lavoratori in cassa, si possono anche ricordare, per esempio, tutte quelle persone che, rimaste senza lavoro, non provano nemmeno a cercarne uno, perché il contesto le induce a ritenere impossibile una loro collocazione lavorativa: nel 2020 sono state stimate dall’Istat in 73mila, a fronte di 66mila nel 2019. Queste persone statisticamente non compaiono tra i “disoccupati”, bensì tra gli “inattivi”, ma il loro disagio permane, e forte, nonostante la definizione statistica neutra.

Ritardi nel potenziamento dei Centri per l’impiego

Ma nel frattempo possiamo e dobbiamo domandarci quali strategie adottare quando, fra pochi mesi, i problemi del mercato del lavoro si manifesteranno con tutta la loro drammaticità. Come potranno intervenire le Pubbliche amministrazioni? «I Centri per l’impiego non saranno ancora stati potenziati: le procedure concorsuali gestite dalla Regione, che avrebbero dovuto immettere nelle fila dei Centri per l’impiego 74 nuove persone, sono ancora in alto mare e non solo a causa dell’emergenza sanitaria », sottolineano il presidente della provincia di Cremona, Paolo Mirko Signoroni, e il vice Giovanni Gagliardi, delegato al lavoro. «Mentre continua la costante fuoriuscita di personale per pensionamento. È intollerabile che proprio gli uffici pubblici, che costituiscono la prima linea dei servizi per il lavoro, che sono e saranno ancora più necessari nei prossimi mesi, non siano nelle condizioni di rispondere ai bisogni sempre più pressanti della cittadinanza», continuano i due rappresentanti della Provincia.

Il possibile ruolo della Pa nella ripresa del mercato del lavoro

«Urge una presa di coscienza, da parte di tutte le istituzioni e di tutti gli altri attori del mercato del lavoro (Comuni, parti sociali datoriali e dei lavoratori ecc.) che non ci troviamo di fronte a un problema dell’ente Provincia, ma a una carenza drammatica di servizi a danno di tutta la comunità locale», continuano i vertici provinciali. «La ripresa del mercato del lavoro potrebbe partire proprio dalle istituzioni pubbliche, nelle quali per anni il blocco delle assunzioni ha reso impossibile il turnover e l’immissione di forze nuove, ma che oggi stanno per rinnovarsi grazie alla possibilità di assumere operatori dotati di competenze e professionalità, in grado di accompagnare le persone nelle transizioni che caratterizzano l’attuale mercato del lavoro e di offrire servizi non meramente burocratici, ma di orientamento e di assistenza all’incontro fra domanda e offerta di lavoro, loro funzione primaria».

Redazione Mondo Business
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