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mercoledì 25 Novembre 2020
«Siamo sommersi dalla burocrazia»
Silvano Molteni, titolare della Progim Sign di Crema, ci racconta come la sua impresa è riuscita a resistere all'ondata del Covid, ma per aiutare le aziende a rilanciarsi la burocrazia nel nostro Paese necessita di una "cura dimagrante". «Le multinazionali europee con cui lavoro sono stupite per la quantità di pratiche a cui un’impresa italiana deve far fronte»
Silvano Molteni

Come vede il futuro dell’economia nei prossimi mesi?

«La seconda ondata e lo smart working stanno rallentando molto le attività. Mi riferisco soprattutto al settore automotive, con cui abbiamo più a che fare. Per intenderci, non è possibile discutere di nuovi investimenti, perché di questo si tratta, seduti davanti alla webcam di un computer. Questa situazione ha avuto un riflesso sull’occupazione, anche per quanto riguarda i miei dipendenti: sono stato costretto a ricorrere alla cassa integrazione, una soluzione a cui non eravamo abituati; il lavoro infatti non è mai mancato. Prevedo un primo semestre 2021 in generale ancora molto difficile, finché la pandemia non sarà sotto controllo».

Per quanto riguarda la sua attività?

«Quanto alla mia azienda devo dire che, nonostante tutto, stringendo i denti, abbiamo resistito e dopo i tre mesi di lockdown, la primavera scorsa, siamo subito ripartiti grazie alle commesse provenienti dalle multinazionali europee del settore automobilistico. Tra parentesi, questo è stato possibile perché negli altri Paesi non si sono fermati del tutto come noi, altrimenti, invece di tre mesi, saremmo rimasti al palo molto più a lungo. D’altra parte, quello dell’automotive è un settore in evoluzione, grazie alla novità del motore elettrico, per cui nel 2021 ci aspettiamo molto lavoro».

Quale provvedimento governativo, secondo lei, aiuterebbe di più le imprese?

«A parte il fisco, che necessita di una riforma, direi che è molto importante semplificare la burocrazia, perché oggi come oggi noi imprenditori siamo sommersi dalle carte. Le stesse multinazionali europee con cui lavoro sono stupite per la quantità di pratiche a cui un’impresa italiana deve far fronte. E tutto questo ha un costo, oltre a metterci in difficoltà e a rallentare lavoro e progetti. L’aspetto più negativo, che ho potuto sperimentare, è che a volte nemmeno il personale pubblico ha consapevolezza di ciò di cui sta parlando. A mio parere, una soluzione utile sarebbe quella di uniformare la burocrazie tra i diversi enti. Va bene la digitalizzazione delle pratiche, però attenzione: in Italia gli uffici a cui chiedere una specifica autorizzazione sono tanti e tra loro non si parlano».

Il Covid è stato per voi l’occasione per tentare di aprire nuove nicchie di mercato?

«Sì, abbiamo sfruttato il periodo di chiusura per presentare le nostre nuove attività: d’ora in poi non ci occuperemo più soltanto di installazione di insegne ma anche di progettazione di interni e di rivisitazione di facciate; una novità che sta già dando i suoi frutti. Un’altra importante innovazione è rappresentata dall’app che stiamo per lanciare. Al momento siamo alla fase della raccolta di informazioni tra i nostri clienti, per capire come strutturarla al meglio. Intendiamo rendere visibile e a portata di mano il nostro database, che già ora, comunque, è raggiungibile dal nostro sito internet. In genere, abbiamo lavorato molto per prepararci al post-Covid, perché come dicevo prima ho il presentimento che ci sarà da rimboccarsi le maniche».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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