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lunedì 17 Agosto 2020
Serve una forte riduzione del cuneo fiscale
L'on. Luciano Pizzetti, del Pd, invita a ricorrere a tutti gli strumenti messi a disposizione dall'Ue per fronteggiare la crisi: «Bisogna porre fine all’assurda discussione ideologica e paralizzante relativa al Mes». Riguardo al piano di riforme auspica anche un'intesa tra tutte le forze politiche: «Sarebbe un bel banco di prova per la nascita di una nuova classe dirigente»
Luciano Pizzetti

Il Paese attende il Piano nazionale delle riforme, che il Governo deve approntare per poter utilizzare le risorse messe a disposizione dall’Unione europea. Se dovesse scegliere su cosa puntare per un rilancio dell’Italia, quali sarebbero le sue priorità?

«Mi pare assolutamente imprescindibile che queste ingenti risorse europee vengano destinate agli investimenti per la crescita e l’innovazione del sistema Paese; in primo luogo: scuola, digitale, logistica e trasporti. Lo stesso discorso vale anche, specificamente, per il territorio cremonese. Senza dubbio, occorre poi un poderoso intervento che aiuti imprese e lavoratori, e il più importante, in questo senso, è la riduzione sostanziosa del cuneo fiscale. Dopo di che, si può immaginare anche una rivisitazione degli scaglioni dell’Irpef. Dovremmo anche porre fine all’assurda discussione ideologica e paralizzante relativa al Mes e accedere senza riserve ai fondi messi a disposizione da questo strumento, per migliorare il nostro sistema sanitario».

Nel contesto di crisi attuale, non mancano voci che sollecitano una collaborazione tra le diverse forze politiche, di maggioranza e opposizione, così da affrontare con più forza la difficile  congiuntura economica. A questo proposito, da Forza Italia è stata avanzata la proposta di una Zona economica speciale per la Lombardia. Qual è il suo giudizio in merito? È un’idea condivisibile?

«Penso che un’intesa nazionale sulle prospettive riformatrici costituirebbe un punto di forza per l’Italia, perché oltretutto cambierebbe la percezione che nel mondo hanno spesso di noi: ovvero di un Paese che predica bene ma che razzola male. Sarebbe anche un bel banco di prova per la nascita di una nuova classe dirigente. Quanto alla Zes, non mi pare corrisponda a ciò che serve. Ne comprendo la ragione: se riparte la Lombardia, riparte l’Italia. Ma noi rischiamo che l’Italia resti sempre un Paese diviso tra territori che marciano a diverse velocità, mentre è tutta l’Italia a dover andare veloce».

L’autostrada Cremona-Mantova è l’infrastruttura su cui decisamente il territorio cremonese sta puntando di più. E, tuttavia, nonostante  numerosi proclami, una certezza al riguardo manca ancora. Cosa ci può dire di concreto, dal suo osservatorio privilegiato?

«L’autostrada Cremona-Mantova è strategica per tante ragioni e non solo per i nostri territori. È un tratto del più ampio sistema lombardo che, passando per Milano, si dirige fino all’Adriatico, attraverso un asse centrale medio lombardo. L’autostrada è regionale e in parte già finanziata da Regione Lombardia. I fondi statali saranno necessari per i ponti sul Po e per la riqualificazione di alcune tratte, tipo l’Asolana, che tornano in competenza all’Anas. Se si vogliono ulteriori fondi statali, occorre abbandonare l’idea autostradale e optare per il raddoppio della strada provinciale esistente, ma in questo caso i tempi si allungheranno assai e, comunque, rispetto all’ipotesi autostrada, Regione Lombardia si troverebbe a dover sborsare più soldi per concorrere al costo dell’opera e, per di più, senza poter contare sui rientri garantiti dal pedaggio».

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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