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martedì 31 Dicembre 2019
Sapelli: «L’Italia ha bisogno di una cura choc»
Da noi intervistato, il noto economista giudica la legge di Bilancio 2020 gravemente insufficiente: «Solo pannicelli caldi»
Giulio Sapelli

Che cosa pensa un illustre economista come il prof. Giulio Sapelli della nuova legge di Bilancio? Ecco quanto ci ha detto senza giri di parole, come è nel suo stile: «Premesso che si tratta di una manovra che ha subito modifiche quasi quotidiane – un metodo che mi pare assurdo –, per quel che riguarda il suo impianto generale è gravemente insufficiente, perché ciò di cui il Paese ha bisogno è un forte choc, in tema di infrastrutture e di investimenti, e non di pannicelli caldi, come quelli che invece sono stati messi in campo. Penso anche alla necessità di una diminuzione consistente del cuneo fiscale o, misura altrettanto urgente, alla modifica della legge in materia di appalti, a cui invece non si è ancora rimediato e che, stante così le cose, rende impossibile fare alcunché».

Il ritorno dello Stato imprenditore?

Di fronte alle crisi aperte (ex Ilva, Alitalia, Banca Popolare di Bari), il ministro allo Sviluppo economico ha ventilato l’ipotesi di tornare all’IRI o comunque a una presenza maggiore dello Stato. La considera una boutade o l’idea potrebbe essere percorribile, considerate le regole Ue? «Senza bisogno di ricorrere a una soluzione quale il ritorno all’IRI, una valida alternativa è rappresentata dall’impiego della Cassa Depositi e Prestiti, che consentirebbe al Governo di mettere in campo gli investimenti necessari evitando di cadere nella mannaia dei vincoli imposti da Bruxelles. Non si tratterebbe infatti di un provvedimento che rientra nella categoria degli aiuti di Stato, ma di un’amministrazione attraverso un altro ente. Sarebbe poi altrettanto fondamentale che a dirigere questa eventuale operazione non si scegliesse un professionista dalla mentalità finanziaria, ma un manager con una solida cultura industriale».

Nell’Unione europea due pesi e due misure

Riguardo al MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, sono giustificati la preoccupazione e l’allarme sollevati da più parti? «Ritengo sia stata una fortuna che l’Italia non abbia firmato affrettatamente. Si è ascoltato invece il parere autorevole del governatore di Bankitalia e del presidente dei banchieri italiani. D’altra parte, le regole su cui si basa il MES sono paradossali e spero vivamente in una loro modifica. Le stesse banche centrali riunite si erano espresse sul fatto che non è ammissibile sottoporre i titoli di Stato a ponderazione. Perché, dunque, la Ue dovrebbe contraddire i banchieri centrali? Perché, piuttosto, non si fa luce sulla pericolosità dei derivati? Domanda retorica: per aiutare le banche tedesche, che di derivati in pancia ne hanno molti. Ma, soprattutto, è intollerabile la clausola di segretezza sulle decisioni prese in seno al MES nei confronti dei singoli Parlamenti nazionali, tanto più che la Corte costituzionale tedesca ha già dichiarato l’illegittimità di una simile prassi».

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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