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martedì 29 Settembre 2020
Rischiamo un boom di lavoratori in nero
La crisi determinata dall’emergenza sanitaria potrebbe far “esplodere” l’esercito degli abusivi presenti in Italia. Stando alle previsioni dell’Istat, infatti, entro la fine di quest’anno circa 3,6 milioni di addetti rischiano di perdere il posto di lavoro. Auspicando che la dimensione sia decisamente inferiore, con ogni probabilità una parte di questi esuberi sarà assorbita dall’economia sommersa

Non saranno pochi quelli che, dopo aver perso il posto in fabbrica o in ufficio, si rimboccheranno le maniche in qualsiasi modo, anche ricorrendo al lavoro in nero. Stiamo parlando di quelle persone che, non riuscendo a trovare una nuova occupazione, accetteranno un posto di lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi. Grazie a questa scelta, riusciranno a percepire qualche centinaia di euro alla settimana; pagati poco e in contanti, tutto ciò avverrà in nero e senza alcun versamento di  imposte, contributi previdenziali e assicurativi. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in Italia ci sono oltre 3,3 milioni di occupati in nero e il 38% del totale è presente nelle regioni del Sud. Questo esercito di “invisibili” ogni giorno si reca nei campi, nei cantieri edili, nelle fabbriche o nelle case degli italiani  per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, gli effetti economici negativi che originano questi soggetti sono “devastanti”: producono, infatti, 78,7 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso.

È molto probabile che il tasso di disoccupazione assumerà dimensioni preoccupanti

Oltre alla probabilissima espansione del lavoro irregolare, la situazione di difficoltà economica in cui versa il Paese sembra non essere avvertita dalle forze politiche e in generale dall’opinione pubblica. Le previsioni, purtroppo, non lasciano presagire nulla di buono. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo: «Nel 2009, che viene ricordato come l’annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni, il Pil in Italia scese del 5,5% e la disoccupazione a livello nazionale nel giro di due anni raddoppiò, passando dal 6 al 12%. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene la contrazione del Pil sarà del 10%: una riduzione quasi doppia rispetto a quella registrata 11 anni fa. Alla luce di ciò, è molto probabile, dal momento in cui verranno meno la cassa integrazione introdotta nel periodo Covid e il blocco dei licenziamenti, che il tasso di disoccupazione assumerà dimensioni molto preoccupanti».

Tasse, burocrazia e disoccupazione creano le condizioni per la diffusione del nero

«Con troppe tasse, un sistema burocratico e normativo eccessivamente oppressivo e tanta disoccupazione», segnala il segretario della Cgia, Renato Mason, «l’economia irregolare ha trovato un habitat ideale per diffondersi, soprattutto in alcune aree del Paese. Inoltre, chi opera completamente o parzialmente in nero fa concorrenza sleale, altera i più elementari principi di democrazia economica nei confronti di chi lavora alla luce del sole ed è costretto a pagare le imposte e i contributi fino all’ultimo centesimo.  Anche per questo è necessario che l’esercizio abusivo delle professioni artigianali venga contrastato e perseguito. Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso, a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi in cui operano e, in queste condizioni lavorative, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto più frequenti».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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