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giovedì 4 Marzo 2021
Produzione industriale: al rimbalzo di gennaio segue una crescita in febbraio
La produzione industriale italiana ha continuato a crescere anche in febbraio, dopo il rimbalzo rilevato nel mese precedente. Nel primo trimestre del 2021 è atteso un contributo positivo dell’industria alla dinamica del Pil, a fronte di un comparto terziario che risulta ancora indebolito dal persistere di limitazioni, con pesanti conseguenze soprattutto lungo tutta la filiera turistica

Il Centro studi di Confindustria rileva un incremento della produzione industriale dello 0,7% in febbraio, rispetto a gennaio, quando si è avuto un aumento dell’1,3% rispetto a dicembre. Nel primo trimestre 2021 la variazione congiunturale acquisita della produzione industriale è di +1,1%, dopo il -0,8% rilevato dall’Istat nel quarto del 2020. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, resta stabile in febbraio rispetto allo stesso mese del 2020; in gennaio era diminuita del 2,3% sui dodici mesi. Quanto agli ordini in volume, aumentano in febbraio dello 0,4% su gennaio (-0,5% su febbraio 2020), quando sono cresciuti dello 0,8% sul mese precedente (+0,5% annuo).

Si va ampliando la divaricazione tra industria e settore terziario

Nei primi due mesi del 2021, l’industria italiana conferma la sua resilienza, in un contesto di crisi pandemica che nelle ultime settimane ha mostrato segnali di reviviscenza. La tenuta dell’industria, il cui peso diretto sul valore aggiunto nazionale è di circa il 19% (al netto delle costruzioni), si scontra con un settore terziario che vale oltre il 70% del Pil, ma che risulta ancora fortemente penalizzato dalle necessarie misure di contenimento, introdotte dal Governo per limitare i contagi da Covid-19. Le più recenti statistiche (Istat e IHS-Markit) confermano la netta divaricazione, che si va ampliando, tra queste due componenti del sistema economico e ciò rende probabile, in termini di Pil, il persistere di una situazione di estrema debolezza nel primo trimestre di quest’anno, dopo il -2% congiunturale nel quarto trimestre 2020.

I giudizi migliori su produzione e ordini accrescono la fiducia

Le indagini qualitative corroborano l’ipotesi di un miglioramento del contesto nell’industria. Secondo l’Istat, in febbraio la fiducia delle imprese manifatturiere è tornata sopra i livelli di un anno prima, quando si era all’inizio dell’emergenza sanitaria: l’indice è salito infatti a 99 contro il 98,1 del febbraio 2020. Il recupero della fiducia, dopo la temporanea battuta d’arresto di gennaio, è spiegato da giudizi migliori riguardo a produzione e ordini, a fronte di un più basso livello di scorte (che erano state accumulate in gennaio). Questi dati indicano che la domanda è cresciuta a un ritmo superiore rispetto alle attese, per cui si è avuto un decumulo delle giacenze di prodotti finiti. La componente estera, in particolare quella di beni strumentali, è il driver principale, secondo gli imprenditori.

Evitare facili ottimismi: incombe l’incertezza legata alla terza ondata

Anche l’indagine IHS-Markit, condotta presso i direttori degli acquisti, mostra in febbraio analoghi risultati: il PMI manifatturiero è salito a 56,9, sui livelli di gennaio 2018 e anche gli indici relativi a produzione e ordini sono ulteriormente migliorati, portandosi sui valori di tre anni fa. Secondo gli intervistati, la migliore gestione della crisi sanitaria (con interventi mirati a livello settoriale e territoriale) e l’allentamento delle misure di contenimento, in Italia e all’estero, hanno sbloccato una domanda latente. Per farvi fronte, le imprese produttrici hanno aumentato il ritmo di acquisti di prodotti intermedi e materie prime; inoltre, dato il miglioramento delle attese e la pressione sulla capacità produttiva, anche l’occupazione ha mostrato segnali positivi (l’indice relativo è salito a 53,6, sui livelli di metà 2018). È necessario, tuttavia, evitare facili ottimismi. Su uno scenario che, ad oggi, nell’industria appare in deciso miglioramento rispetto alla fine del 2020, si proietta infatti l’incertezza legata ai rischi di una terza ondata di diffusione del virus, della quale vi sono i primi segnali nelle statistiche sanitarie.

Redazione Mondo Business
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