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venerdì 10 Aprile 2020
Plastica: davvero possiamo farne a meno?
Fabrizio Bernini, responsabile ricerca e sviluppo di Magic Pack Srl, difende a spada tratta la plastica: «Fondamentale per avere prodotti alimentari nei supermercati»
Fabrizio Bernini

«Solo l’anno scorso parlare di plastica era tabù», afferma Fabrizio Bernini, responsabile ricerca e sviluppo dell’azienda Magic Pack Srl, del Gruppo Happy, «tanto per quella tradizionale, come il polistirolo o il polipropilene – vanto tutto italiano che ci ha pregiati del premio Nobel per la chimica – quanto per il polietilentereftalato, quello delle bottigliette per l’acqua minerale, immortalata dietro la “verdissima” Greta Thunberg, a bordo della “sobria” imbarcazione Malizia, per i suoi spostamenti cosiddetti sostenibili. Addirittura, se si voleva indicare il materiale di un prodotto di plastica, si utilizzava la locuzione “fatto con materiali inquinanti”. Eppure parliamo dello stesso materiale i cui prodotti ci permettono un risparmio in termini di consumo energetico di almeno 2.400 GJ/anno, che equivalgono a 53 milioni di tonnellate di petrolio, e di almeno 124 Mil t/anno di emissioni di gas serra, che equivalgono al 39% degli obiettivi dell’Eu 15 di Kyoto, riguardanti la riduzione delle emissioni di gas serra».

I guai derivanti dall’assenza di piani di riciclo efficaci

«Parliamo di quel materiale i cui imballaggi ci hanno permesso di allungare la vita dei prodotti alimentari, garantendone l’igiene e la sicurezza, dai luoghi di produzione fino alle nostre case; di quegli imballaggi che potrebbero essere riciclati per realizzare nuovi prodotti, se solo fossero conferiti correttamente negli appositi contenitori e non dispersi nell’ambiente e se ci fossero impianti di riciclo sufficienti. Se solo i cosiddetti Top Ten, Paesi extraeuropei i cui grandi fiumi riversano negli oceani e anche nel Mediterraneo il 90% dei rifiuti plastici che hanno formato le cosiddette isole di plastica, insegnassero ai loro cittadini la cultura del riciclo e si dotassero di impianti adeguati; se solo l’Unione europea, infine, invece di vietare l’imballaggio monouso in plastica dal 2022, perché ritenuto il principale inquinante ritrovato sulle spiagge del Mediterraneo, avesse incentivato l’intera filiera a sviluppare piani di raccolta e di riciclo più efficaci».

La plastica è fondamentale per i prodotti da supermercato

Fino all’anno scorso, dicevamo. Già, perché oggi, nel 2020, tutto è cambiato, incalza Bernini: «È arrivato lui, “sua cattiveria” il Coronavirus, un killer spietato, che ci ha fatto provare un’emozione che quasi avevamo dimenticato: la paura, per noi stessi, per i nostri figli, i nostri cari, per gli amici. Qualche mese fa, gli imballaggi di plastica erano il demonio, i responsabili diretti o indiretti del cambiamento climatico, dello scioglimento dei ghiacci, mentre oggi è grazie a loro se ognuno di noi può acquistare tutti gli alimenti necessari in sicurezza. In altre parole, se oggi è garantita la disponibilità dei prodotti nei supermercati e se gli stessi possono continuare a confezionare prodotti freschi, è perché esiste un’industria che continua a produrre imballaggi; gli stessi del 2019, precisiamo, che da sempre sono in grado di garantire a tutti i consumatori l’igiene, la sicurezza alimentare e la durata del prodotto, oltre che di ridurre, soprattutto oggi, la necessità di uscire ogni giorno per andare al supermercato. Ora i contenitori in plastica sono diventati fondamentali: molti supermercati addirittura hanno eliminato il prodotto sfuso, scegliendo solo il confezionato».

Un’industria da 12 miliardi di fatturato e con 50mila dipendenti

«Eppure Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna anti inquinamento di Greenpeace Italia, la pensa diversamente: “Riteniamo che tassare la plastica sia sicuramente giusto e con tale provvedimento (riferendosi alla Plastic Tax ndr) il Governo finalmente prende atto che questo materiale è problematico per l’ambiente”. Pregiatissimo dr. Giuseppe Ungherese, l’industria italiana dell’imballaggio in plastica è la seconda in Europa ed è costituita da 12mila aziende che danno lavoro a 50mila dipendenti diretti e alle loro famiglie, con un fatturato nel 2018 pari a oltre 12 miliardi di euro. Queste aziende lavorano da sempre per migliorare, semplificare e alleggerire i loro prodotti, per renderli sempre più sostenibili e riciclabili; lo fanno investendo continuamente nella ricerca, in collaborazione con le istituzioni per avviare lo sviluppo di filiere del riciclo di tutti gli imballaggi, promuovendo l’uso crescente della materia prima seconda all’interno di tutto l’imballaggio in plastica».

Un prodotto da incentivare, non da penalizzare

«I problemi si risolvono facendo ognuno la propria parte, a cominciare da noi, le imprese del settore, che da tempo stiamo lavorando per sviluppare prodotti e soluzioni sempre meno impattanti sull’ambiente. Occorre pertanto il supporto e il contributo di tutti, a partire dai consumatori, dalla Gdo, dalla ricerca, dalle università, dalle istituzioni tutte, comprese quelle europee, e dalla politica, che dovrebbero incentivare e non penalizzare un simile prodotto. Serve, però, anche il contributo delle associazioni ambientaliste, che hanno un ruolo fondamentale per sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica e i Governi, con proposte praticabili e sostenibili, invitando tutti, compresi i media, a divulgare informazioni basate su evidenze scientifiche; gli strumenti ci sono: noi ci siamo».

Redazione Mondo Business
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