PRIMO PIANO
venerdì 30 Ottobre 2020
Per l’artigianato un nuovo lockdown sarebbe letale
Il mondo artigiano è sempre più in affanno. Nei primi sei mesi di quest’anno, le imprese del settore sono diminuite di 4.446 unità, facendo scendere il numero complessivo presente in Italia a quota 1.291.156. Per di più, dal prossimo 1 gennaio, per tante Pmi si teme il colpo del ko

Sia nel primo che nel secondo  trimestre del 2020, i saldi sono stati tra i peggiori degli ultimi dieci anni, a conferma che l’artigianato, come del resto tutte le attività di prossimità, non è stato in grado di reggere l’urto dello choc pandemico. E se fosse proclamata una nuova chiusura totale del Paese, molto probabilmente assisteremmo al colpo del definitivo ko. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre. «Un nuovo lockdown generalizzato darebbe  il colpo di grazia a un settore che da undici anni a questa parte sta costantemente diminuendo di numero», afferma il coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione, Paolo Zabeo. «Dal 2009, infatti, hanno chiuso definitivamente la saracinesca 185mila aziende artigiane. Questo ha avviato la desertificazione dei centri storici e delle periferie, contribuendo a peggiorare il volto urbano delle nostre città che, anche per questa ragione, sono diventate meno vivibili, meno sicure e più degradate».

In tempo di Covid, tiene solo l’edilizia

Se si torna a osservare i dati relativi alla nati-mortalità delle imprese artigiane, il fortissimo calo registrato dal saldo relativo al primo trimestre (-10.902) è stato solo in parte recuperato nel secondo (+6.456). Questo trend si verifica puntualmente quasi ogni anno, anche se va sottolineato che  la ripresa avvenuta nel secondo trimestre di quest’anno è in massima parte ascrivibile alle costruzioni. Questo comparto, infatti, ha registrato un saldo pari a +3.863 che incide per il 60% circa sul dato nazionale del secondo trimestre. Se in questo periodo di Covid i settori tradizionali dell’artigianato continuano a soffrire, l’edilizia, invece, è in netta controtendenza. Le ragioni di questo incremento potrebbero essere riconducibili a due aspetti: il primo è legato all’apporto dato dai neoimprenditori di nazionalità straniera; il secondo dall’introduzione del Superbonus del 110% che, molto probabilmente, ha innescato delle aspettative positive tra gli addetti ai lavori del comparto casa, a tal punto da spingere molti dipendenti a mettersi in proprio.

Per le Pmi è in arrivo una nuova stretta del credito

La gravità della situazione, sottolineano dalla Cgia, è sotto gli occhi di tutti e mai come in questo momento bisogna evitare che la crisi sanitaria si trasformi in una crisi sociale. Per di più, nei prossimi mesi, ci troveremo di fronte a una novità legislativa in materia di credito, che sicuramente metterà in gravi difficoltà tantissime Pmi. Afferma il segretario della Cgia, Renato Mason: «Ci riferiamo alla nuova normativa introdotta dall’Unione europea e che interessa le banche. Per evitare gli effetti negativi dei crediti deteriorati, dal prossimo 1 gennaio Bruxelles ha imposto a queste ultime l’azzeramento in tre anni dei crediti a rischio non garantiti e in sette/nove anni per quelli con garanzia reali. È evidente che l’applicazione di questa misura, in buona sostanza, indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema prudenza nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Per tante Pmi, in buona sostanza, è in arrivo una nuova stretta del credito».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione Mondo Business
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO