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giovedì 6 Agosto 2020
Per la ripresa economica non basterà il 2021
Secondo la nota sulla congiuntura di agosto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’economia italiana appare sospesa tra segnali di recupero ancora parziali e disomogenei e rischi consistenti, connessi a una possibile seconda ondata del coronavirus

Secondo gli indicatori anticipatori, a sette mesi circa dallo scoppio della pandemia l’economia globale sembra orientata verso un recupero ciclico, ma in modo disomogeneo. Il prodotto interno lordo è tornato a crescere in Cina già nel secondo trimestre, mentre negli Stati Uniti e nell’area dell’euro, dove l’epidemia si è diffusa successivamente, il secondo trimestre è risultato il più pesante, con contrazioni congiunturali del Pil rispettivamente del 9,5 e del 12,1%. Nel suo aggiornamento di giugno, il Fondo monetario internazionale ha ulteriormente rivisto al ribasso le previsioni formulate in aprile, nelle quali già delineava una recessione mondiale mai sperimentata in tempo di pace: nel complesso dell’economia mondiale il prodotto fletterebbe del 4,9% (1,9 punti percentuali in meno rispetto ad aprile); nelle economie avanzate la contrazione sarebbe dell’8%, mentre nei mercati emergenti risulterebbe del 3%. Le previsioni sono ancora più pessimistiche per il commercio mondiale per il quale anticipano una contrazione dell’11,9%.

L’economia italiana è crollata nel secondo trimestre

Dopo un primo trimestre già in decisa flessione (-5,4% in termini congiunturali), il Pil del nostro Paese, in base alla stima pubblicata dall’Istat il 31 luglio, mostra una contrazione più che doppia nel secondo trimestre (12,4% in termini congiunturali e -17,4% rispetto al corrispondente periodo del 2019). Il calo risulta pressoché in linea con quello dell’area dell’euro (-12,1%), a fronte di una caduta più contenuta in Germania (-10,1%) e più forte in Francia (-13,8%) e in Spagna (-18,5%). Nel nostro Paese, la contrazione dell’attività economica ha riflesso la perdita di produzione in tutti i maggiori settori. La variazione acquisita del Pil dell’Italia per il 2020 è pari a -14,3%. La produzione industriale, dopo due drastiche flessioni in marzo e aprile (rispettivamente del 20,5 e 28,4% su base congiunturale), con la riapertura a maggio ha decisamente invertito la tendenza (+42,1% rispetto ad aprile), sebbene si attesti su livelli ancora inferiori di circa un quinto, rispetto a quelli corrispondenti del 2019.

Gli indicatori confermano un recupero, ma disomogeneo

Gli indicatori disponibili sembrano confermare il recupero in atto, dopo i minimi toccati in aprile, sebbene in misura parziale e disomogenea tra i settori. In giugno, il consumo di gas per usi industriali è cresciuto per il secondo mese consecutivo, ma resta inferiore rispetto allo stesso mese del 2019 di quasi quindici punti percentuali, così come i consumi elettrici. Le immatricolazioni di autovetture, dopo essersi quasi annullate durante il lockdown, hanno recuperato in maggio e giugno, ma restano su livelli ancora lontani da quelli pre-pandemia (-23,1% la variazione tendenziale in giugno). Nel complesso, il terzo trimestre dovrebbe segnare una svolta ciclica, ma non ancora sufficiente a normalizzare l’attività economica sui valori precedenti la pandemia. Pesano l’incertezza di famiglie e imprese e la cautela delle attese relative alle condizioni reddituali e di profitto, sebbene favorite dalle misure di politica economica già avviate e da quelle in via di definizione.

Il Pil del 2021 sarà ancora inferiore del 5% rispetto a quello del 2019

Secondo i modelli di previsione di breve periodo dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’attività economica tornerebbe a espandersi nella seconda metà dell’anno, ma con tempi e intensità che restano fortemente incerti. Nel complesso, si stima che quest’anno il Pil diminuirebbe del 10,4%, con una recessione decisamente attenuata dalla politica di bilancio del Governo, che avrebbe sostenuto il Pil per circa 2,5 punti percentuali. Nel 2021, l’attività economica risulterebbe in recupero, ma l’incremento del Pil del 5,6% non sarebbe sufficiente a riportare i livelli produttivi sui valori prossimi a quelli registrati prima dell’inizio della pandemia; il livello del prodotto lordo sarebbe inferiore a quello del 2019 per circa cinque punti percentuali.

Una situazione che presenta ancora molte incognite

Fermo restando che questo quadro di previsione sottende una ripresa graduale ma definitiva dell’attività economica, escludendo quindi l’eventualità di una seconda ondata di contagi, che renda necessari nuovi provvedimenti restrittivi alla mobilità. Si dà per scontata, inoltre, la piena efficacia delle misure espansive di politica economica e di quelle di politica monetaria nel contenere i rendimenti del debito sovrano e sostenere la liquidità di imprese e il reddito disponibile delle famiglie, ma l’eventuale venir meno di una di tali condizioni comporterebbe rischi al ribasso non trascurabili.

 

 

Redazione Mondo Business
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