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mercoledì 24 Marzo 2021
Per far ripartire la produttività bisogna sostenere la domanda
Negli ultimi mesi il tema della produttività è tornato al centro dello schema della politica economica italiana. Gli effetti sulla crescita potranno infatti essere significativi se l’aumento della nostra dotazione infrastrutturale innescherà una fase di crescita della produttività. Per favorire tale percorso, i maggiori investimenti dovranno essere accompagnati da riforme strutturali, in grado di migliorare il contesto economico

Per far ripartire la produttività, come sottolinea uno studio di Ref Ricerche, le politiche dal lato dell’offerta da sole non bastano. Occorre anche un contesto di domanda tonica, che sappia ridare fiducia alle imprese, innescare aspettative positive e spingerle a investire. Infatti, gli investimenti che saranno indicati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza favoriranno, sì, la ripresa della domanda, ma ciò che conta è l’intera azione di politica economica, che dovrà restare espansiva. La frenata della produttività italiana degli ultimi vent’anni è anche il riflesso dell’elevata creazione di occupazione in alcuni settori dei servizi privati, dove i livelli del prodotto per ora lavorata si sono ridimensionati. In molti casi, l’occupazione è aumentata all’interno di imprese marginali e a basso valore aggiunto, ma che hanno svolto un ruolo importantissimo nel garantire un sostegno diffuso ai redditi delle famiglie. Tuttavia, molti di questi settori stanno adesso sperimentando un periodo difficile.

Si rischiano effetti devastanti sul piano sociale

Difatti, con la crisi del 2020, la pandemia ha colpito duramente proprio alcuni settori dei servizi – in particolare la filiera del turismo, ma anche le attività dello spettacolo e molti altri servizi, come la fieristica o la convegnistica, e i servizi alle famiglie -, che nel corso degli anni passati avevano assorbito molta manodopera, e che, se non dovessero registrare una piena ripresa, potrebbero subire ridimensionamenti anche significativi degli organici; gli effetti sarebbero quindi devastanti, anche sul piano sociale. Le radici della bassa crescita della produttività dell’economia italiana vanno ricercate certamente in fattori di carattere strutturale, ben identificati nei programmi di riforma sull’agenda del Governo (in primis, le carenze nella dotazione infrastrutturale; l’inefficienza della macchina amministrativa e la lentezza della giustizia).

Presenza diffusa di occupati a basso reddito

Tuttavia, non meno importanti sono stati i comportamenti difensivi da parte delle famiglie, in risposta alla debolezza dell’economia, che ha indotto la ricerca di occasioni di lavoro anche nelle nicchie più deboli del mercato. Questo allora suggerisce che, sebbene il tema della produttività solleciti politiche dal lato dell’offerta, molti dei nostri problemi potrebbero venire attenuati se le politiche nei prossimi anni riuscissero a sostenere il tono della domanda interna, assicurando una crescita in grado di assorbire gli eccessi di manodopera presenti nel sistema, e “nascosti” dalla diffusa presenza di occupati a basso reddito.

Sostenere la domanda per recuperare i posti di lavoro persi

Basti considerare che la crisi ha portato a una riduzione del 2% dell’occupazione, pari a circa 450mila occupati, nel quarto trimestre del 2020, ma le ora lavorate hanno subito un calo molto maggiore: del 7,5% circa. Se gli occupati fossero scesi quanto le ore complessive lavorate, avremmo perso un milione e 750mila posti. Vi è quindi una differenza, pari a ben un milione e 300mila occupati, che finora sono stati “salvati” dalla diminuzione delle ore lavorate pro capite. Per queste ragioni, oltre alle politiche di breve termine, che devono puntare a rifinanziare gli strumenti di sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà e di chi ha perso il lavoro, sarà importante un tono della domanda sostenuto, per far sì che i posti di lavoro persi vengano recuperati nella fase di ripresa dell’economia.

Redazione Mondo Business
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