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venerdì 29 Maggio 2020
Per Confindustria il decreto Rilancio è insufficiente
Nell’audizione alla Camera dei deputati, Confindustria ha espresso le proprie osservazioni in merito al decreto “Rilancio”. La confederazione degli industriali riconosce l’imponenza del provvedimento ma ravvisa anche forti limiti e pericolosi ritardi
Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria

«Nel complesso», ha commentato il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, «il decreto “Rilancio” è fortemente orientato alla gestione dell’emergenza e scarsamente efficace nel rilancio del sistema produttivo. Manca, infatti, un disegno complessivo per la ripresa, che parta dal potenziamento degli investimenti, pubblici e privati; da una riforma del fisco al servizio della crescita e dal sostegno alla domanda. Carenti anche gli strumenti per la gestione della complessa stagione di crisi industriale che si sta profilando e che avrà pesanti ricadute sul piano occupazionale . L’emergenza che si è verificata, sottolinea Panucci, comporta un impatto tremendo, che richiede uno sforzo collettivo di massima condivisione su obiettivi e strumenti, per attenuare l’urto e preparare la ripresa dell’economia. «Una sfida da affrontare insieme con chiarezza ed energia, senza sbandamenti e pregiudizi».

Bene il taglio dell’Irap ma serviva una moratoria per il 2020

Secondo Confindustria, sono certamente apprezzabili gli interventi frutto del confronto (definito costruttivo ma tardivo) con il mondo delle imprese, come quelli riguardanti il taglio dell’Irap, «Anche se la consideriamo soltanto una prima risposta alle esigenze delle imprese», precisa Panucci, «da completare avviando un processo di totale abrogazione dell’imposta. Peraltro, era questo il motivo per cui avevamo suggerito una moratoria di tutta l’Irap dovuta nel e per il 2020. Ciò non solo avrebbe garantito maggiore liquidità agli operatori economici, ma eliminando l’adempimento dichiarativo l’intervento si sarebbe posto anche nel solco della tanto attesa semplificazione». Accoglienza positiva da parte degli industriali anche per il rafforzamento dell’efficientamento energetico e il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione (12 miliardi di euro), così come è apprezzabile la definitiva eliminazione delle clausole di salvaguardia, che per anni hanno rappresentato un pesante fardello rispetto a ogni manovra di bilancio».

La parcellizzazione delle misure va a discapito del sistema produttivo

«L’eccessiva frammentazione delle misure, però», prosegue Panucci, «nonché la necessità di numerosi provvedimenti attuativi e gli adempimenti burocratici richiesti in molti casi, rischiano di vanificare l’obiettivo di avere misure efficaci e immediatamente disponibili. Il tempo, per le scelte di un imprenditore, non è una variabile trascurabile e men che meno può esserlo nel contesto di un’emergenza come l’attuale, che sta colpendo gli investimenti e la competitività e che rischia di lasciare troppi lavoratori indietro». Secondo Confindustria, il decreto “Rilancio” finisce per parcellizzare le pur cospicue risorse su un elenco troppo vasto, e a tratti confuso, di capitoli di intervento. «Questa parcellizzazione emerge anche dalla proliferazione dei fondi, una proliferazione che, peraltro, in alcuni casi va a discapito del rafforzamento di misure che stanno supportando il sistema produttivo. È il caso del Fondo di garanzia per le Pmi, che viene rifinanziato con 3,9 miliardi. Tuttavia, considerato il flusso di domande in corso, tale dotazione non appare sufficiente ad assicurare continuità all’azione del Fondo fino alla fine del 2020, che rischia di bloccarsi persino prima dell’estate».

Servono strategie per stimolare investimenti pubblici e privati

«Inoltre, torniamo a ribadire in questa sede alcuni punti più volte sottolineati: le misure di garanzia introdotte dal decreto in oggetto fanno leva sul maggior indebitamento delle imprese, per questo la durata di tutti i finanziamenti garantiti – non solo di quelli di importo ridotto – andrebbe allungata a dieci anni; al contempo, occorre assicurare una copertura piena per le imprese con procedure concorsuali non liquidatorie in corso, senza vincoli temporali e alla sola condizione del rispetto degli impegni presi». Viene, poi, il capitolo investimenti. «Se valutato rispetto all’esigenza di stimolare gli investimenti, dei quali il nostro Centro studi stima una caduta senza precedenti (-15,5%), aggravata dallo stock di invenduto e dal crollo dei fatturati, nonché di rilanciare la domanda interna, il decreto non sembra in grado di produrre un impatto determinante. Anche l’export è previsto in forte calo (-14%, sempre secondo il Centro studi di Confindustria) e questo priva l’economia del secondo motore, quello estero, che negli anni recenti aveva accompagnato quello degli investimenti nel sostenere tassi di crescita comunque modesti e tendenzialmente in declino. A fronte della caduta della domanda aggregata, interna ed estera, serve definire interventi che vadano oltre la fase emergenziale, prefigurando strategie capaci di generare nuova domanda pubblica e privata».

Incomprensibile il rinvio degli interventi per rilanciare il piano Impresa 4.0

Quanto al piano Impresa 4.0, si è scelto di rinviare gli interventi, peraltro ritenuti necessari, alla prossima legge di Bilancio, il che, secondo Confindustria, rischia di essere troppo tardi e di compromettere il potenziale di sostegno alla domanda che l’utilizzo di queste due leve potrebbe assicurare. «Il rinvio di 4.0 non è comprensibile, se si guarda anche agli effetti dell’emergenza sanitaria sul sistema produttivo, che ha evidenziato il valore strategico degli investimenti sulle tecnologie non solo per accrescerne la competitività, ma anche per garantire la fase di convivenza con il virus che caratterizzerà i prossimi mesi. L’assenza di misure di prolungamento e potenziamento in questa direzione rischia, dunque, di rallentare il processo di innovazione tecnologica avviato dal nostro sistema industriale. L’attuale sistema di incentivazione scadrà il 31 dicembre 2020 ed è essenziale prorogarne fin d’ora le misure, al fine di garantire alle imprese un adeguato orizzonte temporale per programmare nuovi investimenti».

Deludenti le misure a favore dell’automotive e dei trasporti

Marginali, fa notare Panucci, anche gli interventi su un settore strategico per il sistema produttivo come l’automotive (anche in questo caso rinviati per lo più alla prossima legge di Bilancio), che sta vivendo una crisi senza precedenti, con potenziali impatti drammatici su tutta la filiera industriale e commerciale. «Il solo rifinanziamento del fondo per gli incentivi all’elettrico è una risposta inadeguata rispetto alla gravità della situazione. Il ministero dello Sviluppo economico aveva avviato un tavolo di confronto con le imprese del settore, delineando una serie di proposte che vanno ora implementate per rilanciare un comparto fondamentale per l’intera industria nazionale». Altro settore sul quale Confindustria chiede un intervento urgente e non più frammentario è quello della logistica e dei trasporti. «Si tratta del comparto che, più di ogni altro, ha consentito al Paese di sopravvivere al lockdown e far funzionare quei comparti essenziali alla gestione dell’emergenza, ma che ha risentito in modo significativo del sensibile calo della domanda di trasporto merci e dell’azzeramento di quella del trasporto persone, in particolare del segmento turistico».

 

 

Redazione Mondo Business
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