PRIMO PIANO
lunedì 27 Gennaio 2020
Partite Iva: pagano più Irpef di dipendenti e pensionati

A qualcuno potrà sembrare strano, ma le partite Iva lo sanno benissimo, perché il problema lo vivono in prima persona: il prelievo medio dell’Irpef sui lavoratori autonomi è nettamente superiore a quello in capo ai dipendenti e ai pensionati. Secondo i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2018, infatti, l’Irpef media versata dai lavoratori autonomi è di 5.091 euro; quella in capo ai lavoratori dipendenti di 3.927 euro e quella dei pensionati di 3.047 euro. In altre parole, le partite Iva pagano il 30% in più di Irpef all’anno rispetto ai dipendenti e il 67% in più di quanto versano i  pensionati. I lavoratori dipendenti e i pensionati presenti in Italia sono oltre 36 milioni e 300 mila persone: assieme costituiscono l’88,2% dei contribuenti Irpef presenti nel Paese e versano al fisco quasi 130 miliardi di euro (pari all’82,5% del totale).

Gli autonomi sono in numero inferiore ma sono i più spremuti

Gli autonomi, invece, sono poco più di 4 milioni e 300 mila unità (pari al 10,5% del totale contribuenti Irpef) e garantiscono al fisco 22 miliardi di euro di Irpef (il 14% del gettito Irpef totale). Il confronto tra l’incidenza della percentuale dei contribuenti e quella sul gettito dimostra che i lavoratori autonomi sono sottoposti a una maggiore tassazione e sono quindi più “spremuti” degli altri. In linea di massima, si può affermare che il gap relativo al versamento medio Irpef tra queste tre categorie di contribuenti è dovuto, in particolar modo, alla combinazione di due fattori: avendo redditi da lavoro mediamente più alti dei dipendenti e dei pensionati, i lavoratori autonomi hanno un prelievo Irpef superiore; in secondo luogo, gli autonomi e i pensionati, in particolar modo quelli con redditi medio bassi, possono contare su detrazioni fiscali nettamente inferiori a quelle riconosciute ai dipendenti.

Dopo il taglio del cuneo fiscale, occorre alleggerire il carico delle Pmi

«Crediamo sia importante chiarire questa questione per smentire una tesi molto diffusa, soprattutto in alcuni ambienti sindacali»,  sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, Paolo Zabeo, «secondo la quale in Italia le tasse sono onorate quasi esclusivamente da coloro che subiscono il prelievo fiscale alla fonte. Sia chiaro, nessuno nega che tra gli autonomi ci siano delle aree di evasione o di sotto-dichiarazione che, ovviamente, vanno assolutamente sradicate. I risultati di questa elaborazione, comunque, dimostrano in maniera inconfutabile che le partite Iva sono mediamente più tartassate degli altri contribuenti-persone fisiche». «Dopo aver deciso di tagliare il cuneo fiscale, rendendo così le buste paga dei lavoratori dipendenti più pesanti», aggiunge  il segretario della CGIA, Renato Mason, «a nostro avviso è auspicabile che il Governo Conte torni ad alleggerire il carico fiscale anche sulle piccole e micro imprese. Questo, indirettamente, avvantaggerebbe anche i lavoratori dipendenti, visto che in questi ultimi anni di difficoltà economica la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro è stata creata dalle attività imprenditoriali di piccola dimensione».

La Lombardia è la regione col più alto numero di lavoratori attivi 

A livello territoriale, la regione che presenta il più alto numero di lavoratori attivi è la Lombardia (oltre 3 milioni e 962 mila dipendenti e quasi 777 mila lavoratori autonomi) che, ricordiamo, ha oltre 10 milioni di abitanti. Subito sotto troviamo il Lazio, per quanto concerne il numero di lavoratori dipendenti (poco più di 2,1 milioni) e il Veneto, per quanto riguarda i lavoratori autonomi (attorno a  429.300). Il Veneto è al terzo posto a livello nazionale anche per il numero di lavoratori dipendenti (1,9 milioni), mentre l’Emilia Romagna si posiziona sull’ultimo gradino del podio per via della presenza di lavoratori  autonomi (391.300). Anche il maggior numero di pensionati si concentra in Lombardia (quasi 2,5 milioni). Al secondo posto scorgiamo il Lazio (1.272.373) e al terzo il Piemonte (1.228.747).

Gli italiani hanno pagato oltre 33 miliardi in più, rispetto alla media europea

Sul fronte del gettito Irpef per regioni, infine, il territorio che  ne versa di più è anche in questo caso la Lombardia: in termini assoluti con 35,9 miliardi di euro (pari ad una Irpef media pro contribuente di 6.220 euro). Seguono il Lazio, con 17,8 miliardi (Irpef media di 6.150 euro) e l’Emilia Romagna, con 14,5 miliardi di euro (Irpef media 5.390 euro). In coda alla classifica troviamo la Puglia, con una Irpef media per contribuente  pari a 3.840 euro; la Basilicata, con 3.720 euro e la Calabria, con 3.650 euro. Più in generale, concludono dalla CGIA, dal confronto con gli altri Paesi europei emerge un risultato per noi molto sconfortante: nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in più, rispetto all’ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell’Unione europea. Si tratta di un differenziale che pesa quasi 2 punti di Pil. In termini pro capite, invece, abbiamo corrisposto al fisco 552 euro in più, rispetto alla media dei cittadini europei. Da questa comparazione solo Francia, Belgio, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia hanno una pressione fiscale superiore alla nostra.

 

Redazione Mondo Business
RICHIEDI LA TUA
COPIA GRATUITA
RICEVILA ADESSO