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martedì 4 Agosto 2020
Oltre il 60% dei contratti di lavoro risulta scaduto
Il rinnovo dei contratti è la priorità per la ripartenza dell’economia, ma è urgente ragionare sulla definizione di elementi comuni, soprattutto perché la pandemia ha imposto un’accelerazione al cambiamento nel lavoro e nell’organizzazione delle imprese

Il 61,6% dei contratti collettivi nazionali di lavoro risulta scaduto alla data del 30 giugno 2020. Gli accordi in attesa di rinnovo sono 576 su 935È  quanto emerge dall’undicesimo report periodico dei contratti collettivi del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), elaborato sui dati dell’archivio nazionale dell’ente. «In attesa del rinnovo contrattuale», si legge nel report, «ci sono oltre 10 milioni di lavoratori privati (il 79,2%), che salgono a più di 13 milioni, se si aggiungono i circa 3,2 di dipendenti pubblici. I settori interessati riguardano l’agricoltura, il florovivaismo e fioricoltura, i chimici, i metalmeccanici (l’unico di cui è in corso la trattativa), il tessile e la moda, il commercio e gli agenti di commercio, i lavoratori dello spettacolo, la Rai, il trasporto e la logistica, i marittimi, i bancari, quelli della sanità».

Mai, in passato, così tanti contratti in scadenza 

Nel corso dell’ultimo anno, si è passati dagli 885 contratti, censiti nel nono report di giugno 2019, ai 922 del decimo report del 31 dicembre 2019, per arrivare agli attuali 935, con un aumento di 50 nuovi contratti depositati in archivio in un anno (+6%). Sulla base dei documenti depositati, nei primi sei mesi del 2020 sono scaduti 51 contratti, 16 nel solo mese di giugno. Ulteriori 60 contratti andranno a scadenza nei prossimi sei mesi. «Mai, in passato, si era registrato un dato simile», dichiara il presidente dell’ente ed ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu. «Il rinnovo dei contratti è la priorità per la ripartenza dell’economia, soprattutto perché la pandemia ha imposto un’accelerazione al cambiamento nel lavoro e nell’organizzazione delle imprese, di cui non si può non tenere conto. È urgente ragionare tutti insieme sulla definizione di elementi comuni e nuovi diritti, come quello alla formazione, o sulle regole del lavoro agile, da includere nella contrattazione. Il Cnel è la sede naturale per la nuova stagione contrattuale».

Nel secondo trimestre del 2020 si è registrato un blocco

«Il secondo trimestre del 2020», si legge sempre nel report, «è stato un periodo particolare per quanto riguarda la contrattazione che, a causa della pandemia dovuta alla diffusione del virus Covid-19, ha subito un sostanziale blocco, come d’altronde è successo per la maggior parte delle attività produttive. Nonostante il periodo sia coinciso con la fase acuta del lockdown, sono stati depositati nell’archivio del Cnel 25 contratti e accordi relativi alla contrattazione nazionale. Di questi 25, 10 (il 40%) sono nuovi contratti, sottoscritti per la prima volta e inviati al Cnel per la registrazione in archivio. Possiamo quindi constatare che, malgrado la particolare situazione, il proliferare di nuovi contratti non si è arrestato, mentre l’attività di rinnovo dei contratti giunti a scadenza ha registrato una battuta di arresto».

 

 

Redazione Mondo Business
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