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lunedì 8 Febbraio 2021
Ogni anno spendiamo quasi 700 miliardi in più del Recovery fund
La ripresa economica del nostro Paese è sicuramente legata ai circa 211 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione europea con il Recovery fund. Risorse importantissime, che saremo chiamati a investire entro il 2026, anche se, sottolinea l’ufficio studi della Cgia, non dobbiamo dimenticare che ogni anno, al netto degli interessi sul debito, la spesa pubblica italiana si aggira attorno ai 900 miliardi di euro: quasi 700 in più rispetto alle risorse europee che dovremo spendere in sei anni

«Affidare tutte le nostre aspettative di crescita alla riuscita del Recovery plan è una cosa estremamente giusta e doverosa», sottolineano dall’ufficio studi della Cgia, «e, tuttavia, è altrettanto determinante che il prossimo Governo intensifichi l’attenzione anche su come impiegare ogni anno questi 900 miliardi di euro in misura più incisiva di quanto è stato fatto finora, tramite un sistema di monitoraggio  più attento e oculato». Infatti, fanno notare sempre dagli uffici dell’associazione di Mestre, «Oltre ad avere una spesa pubblica spesso intrisa di sprechi e di sperperi, l’Italia ha un triste primato europeo: facciamo estremamente fatica a elaborare delle previsioni di crescita  economica attendibili».

Gli errori di previsione sul Pil: Italia fanalino di coda in Ue

Nell’ultimo rapporto annuale dello “European fiscal board” (organo consultivo indipendente della Commissione europea), pubblicato nell’ottobre 2020 (quarto rapporto annuale), è riportata un’analisi sulle differenze tra la crescita effettiva del Pil e le proiezioni presentate nei programmi di stabilità e convergenza durante il periodo 2013-2019. Rispetto agli altri Paesi dell’area euro, l’Italia presenta il risultato più critico: le previsioni di crescita sono risultate essere più alte in tutti e sette gli anni presi in esame (2013-2019). Dopo l’Italia, si posizionano cinque Paesi che hanno stimato previsioni più elevate in cinque anni su sette: Belgio, Spagna, Francia, Lettonia e Slovacchia.

Recovery plan: tanti investimenti ma bassa reddittività

«Nella bozza del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (il nostro Recovery plan), approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso, si rileva che dei 210,9 miliardi di euro che l’Unione europea metterà a disposizione del nostro Paese con il Recovery Fund, 65,7 miliardi verranno spesi per “progetti in essere” ovvero già previsti, mentre i restanti 145,2 miliardi andranno a finanziare “nuovi progetti”. Pertanto, nel 2026, anno in cui si concluderà l’azione del Piano, la crescita del Pil dovrebbe essere più alta di 3 punti percentuali, rispetto allo scenario che si verificherebbe senza l’effetto degli investimenti aggiuntivi. Ciò vuol dire che, a fronte di 145,2 miliardi di investimenti in conto capitale, al termine del programma avremo un aumento del Pil di poco inferiore ai 60 miliardi di euro. Queste cifre, per stessa ammissione del Governo, ci dicono che la redditività di questi impieghi sarà molto contenuta. In altre parole, nel 2026 avremmo speso oltre il doppio di quanto ci “tornerà” dalla realizzazione di queste opere pubbliche. Probabilmente, perché la qualità degli interventi che andremo a realizzare avrà una ricaduta economica e sociale molto bassa».

Redazione Mondo Business
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