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martedì 12 Gennaio 2021
Nonostante la crisi, aumentano le Pmi quotate in Borsa
Per favorire l’accesso al mercato azionario delle Pmi, negli ultimi anni si sono succedute misure legislative che hanno ridotto gli oneri e semplificato l’iter, fra cui la creazione del mercato Aim Italia proprio per le imprese di minori dimensioni. L’Italia è ancora lontana dai risultati di altri Paesi europei, ma quello della quotazione in Borsa è ad oggi uno dei canali di finanziamento alternativi al credito bancario su cui le Pmi dovrebbero riflettere

Il documento mette in evidenza come l’elevato numero di imprese che continuano a essere idonee alla quotazione e le nuove ammissioni al mercato Aim Italia (Alternative Investment Market) di fine 2020 fanno ipotizzare che la tendenza alla quotazione in Borsa possa riprendere, dopo che gli effetti della crisi da Covid-19 si saranno esauriti. In effetti, le Pmi italiane hanno fatto ricorso più al finanziamento bancario e meno alla raccolta di capitale di rischio e ciò ha contribuito a un sottodimensionamento del mercato borsistico italiano, rispetto alle altre economie avanzate.

L’Italia arranca dietro a Regno Unito, Francia e Germania

A fine 2019, il rapporto tra capitalizzazione di mercato e Pil in Italia era al 36%, rispetto a Francia e Regno Unito (oltre il 100%) e alla Germania (54%). Ebbene, un numero più elevato di Pmi quotate contribuirebbe ad aumentare la capitalizzazione complessiva del mercato italiano e a ridurre il divario esistente rispetto ad altre economie avanzate. Negli ultimi anni è aumentato il numero di Pmi ammesse in Borsa, anche grazie a misure legislative e di mercato che hanno ridotto gli oneri di quotazione, fra cui la creazione del mercato Aim Italia per imprese di minori dimensioni e ad alto potenziale di crescita. Tuttavia, la prima ondata della pandemia e la conseguente crisi economica hanno interrotto tale tendenza. L’analisi di un vasto campione di Pmi italiane, di cui 88 imprese ammesse ad Aim Italia, tra il 2013 e il 2019, ha consentito di individuare il profilo tipico della Pmi che decide di quotarsi in Borsa.

Nonostante la crisi le Pmi quotabili sono oltre duemila

Questo profilo è stato utilizzato per stimare il numero delle Pmi quotabili: quasi 2.800 Pmi non finanziarie, con caratteristiche idonee alla quotazione prima della pandemia, prevalentemente di medie dimensioni e attive nella produzione di macchinari di impiego generale, nell’industria alimentare e nel commercio all’ingrosso (no veicoli). Con le simulazioni sui bilanci aziendali 2020 (che contengono gli effetti della prima ondata pandemica) e un’analoga stima per il 2021, il numero delle imprese quotabili rimarrebbe superiore a duemila, anche a inizio 2021, nonostante gli effetti della crisi sanitaria riducano del 20-25% il numero di Pmi idonee alla quotazione.

Per le Pmi ci sono meno oneri per l’accesso alla Borsa

Il percorso verso la quotazione sull’Aim è semplificato rispetto a quello previsto per il mercato azionario principale, grazie a requisiti di accesso meno stringenti. Non è prevista infatti una capitalizzazione minima né è richiesto il rispetto di requisiti di governo societario specifici; anche il flottante può essere più limitato, così come sono ridotti gli adempimenti successivi alla quotazione iniziale. Dal suo avvio e fino alla fine del 2019, si sono quotate sul listino dell’Aim 182 imprese, di cui 142 non finanziarie, a fronte di 55 sul listino principale. Il numero di ammissioni è cresciuto nel tempo, fino a raggiungere nel 2019 il picco di 35 nuove imprese.

La crescita annuale degli scambi sull’Aim è intorno al 20%

Il valore totale della raccolta da Ipo (Offerta pubblica iniziale) sull’Aim nel periodo considerato è stato di 3,9 miliardi di euro. La liquidità è aumentata nel corso degli anni, favorita dalla crescita del mercato e dall’introduzione nel 2017 dei Piani individuali di risparmio (Pir), forme di investimento incentivate fiscalmente, che veicolano il risparmio privato verso le Pmi. Anche se la media degli scambi giornalieri sull’Aim rimane molto più bassa di quella del mercato principale (11,6 milioni di euro contro 2,2 miliardi nel 2019), la sua crescita annuale è significativa, con tassi intorno al 20% negli ultimi due anni.

Redazione Mondo Business
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