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sabato 9 Gennaio 2021
Nel 2020 la domanda di lavoro è calata del 30%
Lo choc da Covid-19 frena i programmi di assunzione delle imprese nel 2020. È quanto emerge dal Bollettino 2020 del “Sistema Informativo Excelsior” di Unioncamere e Anpal. Allo stesso tempo, le imprese fanno fatica a reperire i profili più specializzati, a causa della mancanza di competenza

La flessione dei piani di assunzione ha toccato tutti i settori, ma è stata più marcata nella filiera dell’accoglienza e della ristorazione (-40,7% per gli ingressi previsti) e in alcuni comparti di punta del made in Italy, come la moda (-37,9%), mentre cali più contenuti si registrano nelle costruzioni (-15,9%), nella sanità e servizi sociali privati (-17,1%) e nella filiera agro-alimentare (-19,7%). Eppure, nonostante la contrazione dell’occupazione, sale al 30% la difficoltà di reperimento dei profili ricercati (contro il 26% del 2019), a causa della mancanza di candidati o della preparazione inadeguata. Sono queste alcune delle tendenze che emergono dal Bollettino 2020 del “Sistema Informativo Excelsior” di Unioncamere e Anpal, nel monitoraggio annuale dei flussi di entrata nelle imprese e delle competenze richieste dal mercato del lavoro.

Le imprese faranno leva soprattutto sulle competenze digitali

La domanda di lavoro, pianificata nel 2020 dalle imprese con dipendenti, riflette dunque gli effetti della grave crisi pandemica, a cui le imprese stesse hanno risposto introducendo cambiamenti difficilmente reversibili e innescando un’accelerazione anche in diversi aspetti della trasformazione digitale. Oltre quattro imprese su dieci, che hanno investito in trasformazione digitale, hanno puntato sulle modifiche dei modelli di business, con l’adozione di strumenti di digital marketing (+16%, rispetto al periodo pre-Covid); sulle innovazioni organizzative, con l’ampia diffusione dell’utilizzo dello smart working (+17%); oppure, sotto l’aspetto prettamente tecnologico, sull’acquisizione di reti ad alta velocità, sistemi cloud e big data analytics (+10%). Saranno quindi proprio le competenze digitali, richieste al 60,4% dei profili ricercati nel 2020, uno dei principali vettori su cui faranno leva le imprese, per gestire la fase di recupero che si aprirà nei prossimi mesi. Mentre per otto posizioni di lavoro su dieci sono state richieste competenze green, che costituiscono un altro fattore strategico di competitività a livello trasversale.

Più profili specializzati, meno figure intermedie

Nella ricomposizione della struttura professionale, cresce in particolare la quota degli operai specializzati (che insieme ai conduttori di impianti e macchine arrivano a coprire tre ingressi programmati su dieci), impiegati nell’edilizia e in alcuni comparti manifatturieri meno penalizzati dalla crisi. I profili intermedi sono stati invece i più penalizzati dallo choc pandemico, sia per il proseguimento di una tendenza alla discesa della quota di figure impiegatizie negli organici aziendali sia per gli effetti dei lockdown sulla domanda di lavoro delle imprese commerciali e per il sostanziale blocco dei flussi di persone e turisti che ha ridotto la domanda di professioni legate alla filiera dell’accoglienza. In questo raggruppamento, per diversi profili professionali del commercio e dei servizi turistici, è prevista una quota di assunzioni destinata agli under 30 superiore al 40%: opportunità che i giovani potranno cogliere acquisendo le competenze per ripensare alcuni di questi servizi anche in chiave digitale, sfruttando le potenzialità dell’e-commerce, del delivery e accrescendone il contenuto immateriale.

Due tecnici digitali su tre difficili da reperire

Quasi tre ricerche di personale su dieci appaiono di difficile reperimento. Le figure tecniche legate ai servizi digitali, come gli analisti e progettisti di software e i tecnici programmatori sono tra le più difficili da reperire (circa due assunzioni programmate su tre) e anche tra quelle con una quota di assunzioni per gli under 30 che supera il 40%. Ma tra le professioni specialistiche e tecniche con il maggior incremento della difficoltà di reperimento nel 2020 si annoverano anche i farmacisti, gli esperti nella progettazione formativa e gli ingegneri civili. Tra le figure operaie più difficili da reperire, invece, si trovano gli attrezzisti e gli addetti a macchine utensili industriali e i meccanici e riparatori di automobili (con criticità per oltre una assunzione su due); ma è tra i muratori, i carpentieri e gli elettricisti che si osserva il maggior incremento nel 2020: figure coinvolte nella transizione in chiave green del settore edilizio. Anche nel comparto artigiano, nonostante sia stato duramente colpito dallo choc della pandemia, quasi quattro profili su dieci sono difficili da reperire.

Oltre un terzo delle ricerche di lavoro riguarda i diplomati

La crescente domanda di specializzazione da parte delle imprese trova conferma anche nel fatto che la richiesta di figure che abbiamo almeno un diploma secondario raggiunge il 51,5%, con una quota di laureati pari al 14,1% (circa un punto in più del 2019) e una richiesta di specializzazione post-diploma, conseguita in un percorso di Istruzione tecnica superiore (Its), quasi al 3% delle entrate programmate (pari a circa 83mila unità); mentre il diploma è il livello di istruzione preferito in circa il 35% dei casi. Molto rilevante e in generale superiore all’effettiva offerta formativa appare anche la quota di assunzioni per la quale è richiesta una qualifica o diploma professionale (25%). Le lauree più richieste sono quelle a indirizzo economico, di ingegneria e a indirizzo insegnamento e formazione, ma le difficoltà di reperimento si concentrano in particolare sui laureati nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics): riguardando il 46% dei candidati in questi indirizzi, contro il 30% delle altre lauree.

Redazione Mondo Business
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