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martedì 5 Gennaio 2021
Nel 2020 ciascun italiano ha perso in media 2.600 euro di reddito
Nell'anno appena trascorso la crisi avrebbe “bruciato” 156 miliardi di euro di ricchezza presente nel Paese. Durante il 2021, invece, dovremmo risalire la china, per recuperarne però solo 83, registrando un saldo negativo nel biennio pari a 73 miliardi. Di conseguenza, è verosimile sostenere che non torneremo a una situazione pre-Covid prima del 2024

«A livello pro capite stimiamo che l’anno scorso ogni italiano abbia perso mediamente 2.600 euro di reddito, mentre quest’anno ne riguadagnerà poco meno di 1.400 euro», segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo. «Pertanto, nel biennio 2020-2021 il saldo sarà negativo e pari a poco più di 1.200 euro. Quest’anno, quindi, assisteremo a un rimbalzo della nostra economia che ci farà recuperare solo una parte della contrazione registrata nel 2020. Di conseguenza, è verosimile sostenere che torneremo a una situazione pre-Covid non prima del 2024».

Evitare che il Paese finisca su un binario morto

«Sarà perciò decisivo spendere tutti e bene i 209 miliardi di aiuti che ci arriveranno dall’Unione europea. Altrimenti, rischiamo che il nostro Paese finisca su un binario morto e la crisi economica in atto si trasformi in una crisi sociale senza precedenti, dove a pagare il prezzo più alto saranno i più deboli, come i giovani e le donne». E in merito alla nuova normativa europea in materia di credito, entrata in vigore il 1° gennaio, la Cgia sottolinea che il vero problema non riguarderà, in particolar modo,  la nuova definizione di default, ma l’atteggiamento molto misurato che gli istituti di credito saranno obbligati a tenere, a seguito delle disposizioni introdotte da questa misura sulla “gestione” dei crediti deteriorati.

La nuova definizione di default avrà ricadute negative sulle imprese

«La nuova definizione di default», dichiara il segretario, Renato Mason, «costringerà le banche a tenere un comportamento molto prudente nei confronti delle famiglie e delle imprese. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, infatti, registreremo un’impennata dei crediti deteriorati. Per evitare di averne una mole eccessiva, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione in tre anni dei crediti a rischio non garantiti e in sette-nove anni per quelli con garanzie reali».

Destano molta preoccupazione i consumi delle famiglie

«È evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di grande cautela nell’erogare i prestiti, per evitare, nel giro di pochi anni,  di dover sostenere delle perdite di bilancio importanti. Alla luce di tutto ciò, appare chiaro che,  a partire da quest’anno, per tantissime Pmi sarà molto difficile accedere al credito bancario». Secondo le stime elaborate nel novembre scorso dalla Commissione europea , tra gli indicatori economici italiani destano molta preoccupazione i consumi delle famiglie. Questi ultimi, che costituiscono la componente più importante del Pil nazionale (circa il 60% del totale), nel 2020 subiranno una contrazione importante. In termini assoluti le famiglie “risparmieranno” circa 110 miliardi di euro (-10,5% rispetto al 2019). In buona sostanza, ogni famiglia italiana ridurrà la spesa annua per gli acquisti di circa 4.400 euro. Nel 2021, invece, la ripresa sarà solo del 3,8%.

Ancor più preoccupante è il trend riferito agli investimenti

Nel  2020 gli investimenti delle imprese sono destinati a crollare del 13,6%, mentre per l’anno in corso è previsto un aumento del 7,2%. Anche le esportazioni subiranno un tracollo: nel 2020 si stima una caduta del 16,7%, che solo in parte verrà recuperata quest’anno. Le previsioni di Bruxelles, infatti,  indicano per il 2021 una crescita delle nostre vendite all’estero del 10,3%. In linea generale, concludono dalla Cgia, la gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni. «Allora, il Pil scese del 5,5% e il tasso di disoccupazione, nel giro di due anni, passò dal 6 al 12%. Se le cose andranno bene, nel 2020 il Pil diminuirà del 10% circa. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato dodici anni fa, è evidente che una simile caduta verticale avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro».

Redazione Mondo Business
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