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venerdì 24 Gennaio 2020
Nei prossimi tre anni 200mila posti di lavoro
L'Orientagiovani organizzato da Confindustria ha confermato la difficoltà delle imprese a intercettare giovani dotati delle competenze necessarie eppure le occasioni non mancheranno

Il 22 gennaio si è tenuta a Roma la ventiseiesima giornata di Orientagiovani, promossa da Confindustria e Luiss, con il sostegno di Umana e la partecipazione di Unindustria. È stata un’occasione importante per avvicinare tra loro mondo delle imprese e studenti, ai quali è stato anche presentato il fabbisogno delle competenze più richieste dalle aziende nel prossimo triennio (2020-2022).

La disoccupazione giovanile, in leggero aumento, è al 28,6%

 Quello della distanza tra mondo della scuola e mondo del lavoro è un tema al centro dei riflettori ormai da anni ed è giustificato dal fatto che le aziende lamentano la difficoltà di intercettare ragazzi dotati di un bagaglio sufficiente per potersi inserire in un posto di lavoro. Si tratta in sostanza di una domanda e di un’offerta che faticano a incontrarsi ed ecco dunque l’importanza di iniziative come questa, così come della promozione di percorsi alternativi a quelli universitari: per esempio, Its (Istituto tecnico superiori) e Ifts (Istruzione e formazione tecnica superiore), che offrono molte più probabilità di trovare occupazione, in quanto organizzati su richiesta diretta di aziende di uno specifico settore. Non va dimenticato, infatti, che i dati Istat più aggiornati, quelli del novembre 2019, ci parlano di una disoccupazione giovanile perfino in leggero aumento e attestata al 28,6%.

Oltre un terzo delle figure professionali è di difficile reperimento

 In tutta Italia, hanno preso parte alla giornata di Orientagiovani oltre novanta associazioni industriali e circa ventimila studenti. Secondo le previsioni, frutto di elaborazioni dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria, sulla base di dati Istat e Unioncamere,  saranno circa 200mila i posti di lavoro a disposizione nel prossimo triennio, nei settori della meccanica, dell’Ict, dell’alimentare, del tessile, della chimica e del legno-arredo. Gli imprenditori cercano con urgenza figure professionali che in più di un caso su tre sono di difficile reperimento, addirittura nel caso degli under 29 si farà fatica a selezionarne uno su due. L’offerta formativa risulta infatti carente, soprattutto per quanto riguarda le competenze scientifiche e tecniche medio-alte.

Meccanica, chimica e Ict i settori con maggiori richieste

Nello specifico, le previsioni indicano che saranno 67mila i nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica. Di questi, circa un terzo saranno disponibili per professioni manageriali, scientifiche e di elevata specializzazione (come ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche) e per professioni tecniche, per esempio addetti alla gestione dei processi produttivi, specie quelli legati al digitale. Nei settori della chimica, della farmaceutica e della fabbricazione di prodotti in gomma e plastica si prevede invece per il prossimo triennio una domanda di lavoro pari a circa 16mila addetti. In questo settore, le professioni tecniche, scientifiche e di elevata specializzazione (come l’analista chimico, il ricercatore farmaceutico e il tecnico di laboratorio) rappresenteranno dalla metà ai due terzi delle figure professionali richieste, con una significativa domanda anche di dottori di ricerca.  Quanto alla domanda di lavoro delle imprese dell’Ict è stimata sui 40mila individui. In particolare, le figure più richieste in prospettiva saranno il programmatore, il progettista/sviluppatore di software e app, il data-scientist, il progettista di apparecchiature informatiche e loro periferiche e il progettista di impianti per le telecomunicazioni.

La domanda è indipendente dal turnover di chi va in pensione

Sia i macro-settori della chimica che dell’Ict si caratterizzano per una forte domanda di nuovi posti di lavoro a prescindere dal turn-over dei lavoratori che andranno in pensione. È anche il caso del settore alimentare, in cui gli ingressi complessivi entro il 2020 saranno circa 45mila, con una crescita di quasi 15mila persone rispetto allo scorso anno e con una forte domanda di giovani under 29.  Significativa inoltre la crescita del fabbisogno del settore tessile, che si attesterà sulle 25mila persone, caratterizzata inoltre da punte di difficoltà di reperimento, che superano l’80%, per figure tecniche fondamentali come i modellisti. Nel legno-arredo invece, la domanda di lavoro consisterà di quasi 12mila nuovi ingressi, con una forte domanda di designer e operai specializzati nella lavorazione del legno.

 

Redazione Mondo Business
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