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giovedì 11 Giugno 2020
Microdata Group: un’azienda votata all’innovazione
Tra le attività a cui si dedica l’azienda cremonese, fondata da Carolina Cortellini e dal marito, Alfredo Lupi, riveste un ruolo importante il finanziamento di start up. Con Carolina Cortellini abbiamo cercato di capire quali vantaggi possono derivare a un’azienda dalla collaborazione con le giovani realtà imprenditoriali all'avanguardia
Alfredo Lupi e Carolina Cortellini

 Ci racconta quale fu l’idea all’origine di Microdata Group, ormai trent’anni fa? «La nostra azienda è nata per volontà di costruire qualcosa di nuovo. All’epoca, quello che offrivamo era una tipologia di servizio legata agli archivi documentali delle aziende: condivisione, compattazione e maggior fruibilità dei documenti cartacei. Intuimmo che, grazie alla tecnologia di allora, la tecnologia microfotografica, potevamo mettere a disposizione una serie di servizi che rendessero le aziende più smart, per l’epoca ovviamente, ottimizzando la loro gestione cartacea, così da risolvere le perdite di efficienza, ma anche la potenziale perdita di documenti. Pur non avendo inventato nulla di nuovo, possiamo dire che ai tempi fummo dei precursori per quanto riguarda il territorio di Cremona».

A distanza di trent’anni possiamo dire che il mondo si è trasformato. Come è cambiata Microdata Group? «Ora Microdata è molto diversa, anche solo dal punto di vista della struttura: basti dire che da due dipendenti, con i quali abbiamo mosso i primi passi, siamo arrivati ad averne 370. Poi, è chiaro: quando la tecnologia informatica si è consolidata ed è divenuta accessibile in termine di costi, attorno al 1994, anche noi via via siamo cambiati insieme al mondo circostante. Quello che non è venuto meno è il concetto alla base: la logica del servizio pay per use, ma oltre al document management, gestione ottimizzata degli archivi, ora forniamo anche tantissimi altri servizi, legati alle attività del nostro target principale di clientela, costituito da banche e assicurazioni».

Qual è la logica che vi guida nel finanziamento di start up attive in più settori, anche tra loro diversi? «Il finanziamento di start up è un’attività a latere per Microdata Group. Scegliamo le start up su cui investire sulla base di eventuali punti di contatto con il nostro business o con tutto ciò che riguarda, per esempio, l’Intelligenza artificiale o le Reti neurali artificiali. Ci tengo a precisare, però, che per noi Intelligenza artificiale non significa anteporre le macchine alle persone, perché tutte le innovazioni a cui siamo interessati e che introduciamo anche all’interno della nostra azienda, hanno al centro la persona, a cui la nuova tecnologia non si sostituisce ma si affianca, per renderne più agevole il lavoro».

Ritiene che ci sia un valore aggiunto che le start up possono offrire, nella fase del post emergenza? «A livello nazionale la situazione è piuttosto avvilente, in quanto le start up non trovano un terreno fertile per esprimere il loro potenziale. Eppure, grazie alla loro struttura snella e duttile, potrebbero giocare un ruolo molto importante nello scenario economico che si sta affacciando, purché ovviamente si  sviluppi un ecosistema che permetta loro di evolvere. Nel territorio cremonese qualcosa del genere esiste già e mi riferisco al Polo per l’innovazione digitale, che ho l’orgoglio di presiedere e che svolge un ruolo di incubatore per le start up e di facilitatore per le aziende locali».

Il Polo di Cremona è in grado di fornire loro un supporto in questo senso? «Certo. Non tutte, infatti, riescono a diventare smart in breve tempo, se non hanno dimestichezza con le nuove tecnologie digitali; non esiste, infatti, solo lo smart working, in quanto una completa digitalizzazione deve riguardare anche gli stessi processi produttivi e tutto quanto concerne l’attività di un’azienda. Questo è il momento giusto per cavalcare l’onda della digitalizzazione e dell’innovazione, affidandosi anche a realtà esterne alla propria impresa, perché il mercato è cosciente che senza processi digitali non c’è business. La tecnologia digitale contribuisce ad accelerare la condivisione, perché è un facilitatore di Open innovation».

Visto che ha citato l’Open Innovation ovvero il contributo di idee esterne, quale pensa possa essere, soprattutto nella fase di ripartenza post Covid-19, il valore aggiunto di questo approccio, su cui Microdata Group fa così tanto affidamento? «Abbiamo sempre creduto nel valore dell’Open innovation, perché la condivisione di idee è in grado di generare un effetto sinergico e virtuoso. Nella nostra esperienza imprenditoriale abbiamo potuto sperimentare, in vari contesti, l’importanza dell’apertura verso progetti e tecnologie e pensiamo che questo possa determinare un’accelerazione nei processi di innovazione. Specialmente in questo momento storico, innovarsi, cambiare e mutare la propria visione è quanto mai necessario. Per noi Open innovation significa start up, collaborazioni con università, come il Politecnico di Milano e associazioni».

Quali sono le vostre collaborazioni in corso al momento? «Da diversi anni, ormai, supportiamo la ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano: una sponsorizzazione che ci permette di entrare in contatto con dati e realtà di valore per un continuo e costante confronto sulle tematiche di settore. Siamo inoltre soci della IIA – Italian Insurtech Association, dedicata alle innovazioni in uno degli ambiti nel quale abbiamo maggiore competenze, quello assicurativo. Non possiamo pensare, però, che avere una buona idea possa bastare: lo sviluppo è la fase che la rende concreta ed è qui, come dicevo, che nel mercato italiano una start up si scontra con problematiche di realizzazione, anche culturali».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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