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venerdì 16 Ottobre 2020
Metalmeccanica: mai prima d’ora una crisi così pesante
La produzione metalmeccanica ha perso il 19,8% nei primi otto mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo nel 2019. Non si salva l’export , ancora di salvezza nelle precedenti crisi. Questa è la realtà nella quale tutto deve essere calato, compreso il contratto collettivo nazionale

Sono stati diffusi oggi i risultati dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica, giunta alla sua 155esima edizione. «La pandemia da coronavirus si è abbattuta sull’economia mondiale e sulle catene globali del valore con un’intensità senza precedenti», commenta Fabio Astori, vice presidente di Federmeccanica, «colpendo, anche se in misura diversa, tutte le principali economie sia dei Paesi industrializzati che di quelli emergenti. Nel nostro Paese, il prodotto interno lordo dovrebbe registrare una contrazione media, nel 2020, pari a circa il 10%, ma con un’evoluzione nell’ultima parte dell’anno strettamente legata all’entità dell’aggravamento della pandemia in corso».

I cali sono risultati diffusi a quasi tutte le attività del comparto

L’attività produttiva italiana, nel suo complesso, risulta diminuita del 15,4% nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente, mentre le aziende metalmeccaniche che hanno subito in misura maggiore il lockdown
nello stesso arco temporale (gennaio-agosto 2020) hanno registrato una contrazione della loro attività in media del 19,8%. Nell’ambito dell’aggregato metalmeccanico i cali sono risultati diffusi a quasi tutte le attività, con perdite del 20,4% per i prodotti in metallo, del 19,1% per le macchine e apparecchi meccanici e del 34,7% per gli autoveicoli e rimorchi.

I pochi segnali positivi non compenseranno i tanti segni meno del 2020

«Siamo dentro una crisi senza precedenti», prosegue Astori. «I pochi segnali positivi degli ultimi mesi non riusciranno a compensare i tanti segni meno del 2020, che hanno interessato tutti gli indicatori economici più importanti, dal Pil alla produzione industriale. Neanche nelle più gravi crisi del passato la produzione metalmeccanica ha chiuso un anno con una perdita a doppia cifra ed è ormai certo che accadrà quest’anno. La recessione è globale e  questo è un grande male per chi, come le aziende metalmeccaniche, ha una vocazione fortemente esportatrice».

Preoccupa il crollo dei flussi di prodotti verso i partner europei

Il forte calo dell’attività metalmeccanica, infatti, è stato determinato, oltre che dalla caduta della domanda interna, anche da una contrazione della componente estera. Il settore, nei primi sette mesi dell’anno in corso, ha registrato una riduzione media dei valori del fatturato esportato pari al 16,7%, mentre le importazioni sono diminuite del 19,3%. La flessione osservata risulta diffusa a tutti i principali Paesi di destinazione del nostro export. Preoccupa, in particolare, il crollo dei flussi di prodotti metalmeccanici diretti verso i nostri principali partner europei, quali la Germania (-15,8%) e la Francia (-21%), ma anche il Regno Unito (-21,2%) e la Spagna (-26,6%).

La sospensione durante il lockdown ha coinvolto il 90% delle aziende

I risultati dell’indagine congiunturale di Federmeccanica, pur mostrando parziali segnali di recupero, rispetto alla precedente rilevazione svolta in piena pandemia, evidenziano che il 39% delle imprese considera negativo il portafoglio ordini; il 27% prevede una contrazione dei volumi di produzione; il 19% un ridimensionamento dei livelli occupazionali e il 14% dichiara una situazione di liquidità cattiva o pessima. «La sospensione dell’attività produttiva nel periodo di lockdown», commenta Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, «ha interessato circa il 90% delle nostre aziende. Si può dire che tutte le imprese metalmeccaniche subiranno una perdita nel 2020. L’impegno di tutti deve quindi essere quello di minimizzare i danni».

Il sindacato abbandoni il conflitto e riprenda il dialogo

«Questa è la realtà con cui tutti, oggi, si devono confrontare e nella quale tutto deve essere calato, compreso il contratto collettivo nazionale. Il nostro proposito è preservare e far evolvere un modello che ha dato garanzie fondamentali anche in momenti di crisi e prodotto benefici crescenti nel tempo, aventi un grande valore sociale ed economico per le persone. Si pensi, per esempio, all’assistenza sanitaria integrativa gratuita e ai flexible benefits. Le trattative sul rinnovo si sono interrotte nostro malgrado, a seguito della dichiarazione da parte del sindacato dello stato di agitazione per il disaccordo sul salario, prima di aver concluso un approfondimento di tutti i temi. Noi siamo disposti in ogni momento a riaprire il confronto, ma in un clima che sia positivo e costruttivo e se il sindacato abbandonerà il conflitto per riprendere il dialogo».

 

Redazione Mondo Business
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