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giovedì 16 Gennaio 2020
Manifattura: a rischio il secondo posto in Europa
«Diverse imprese italiane non hanno ancora colto le potenzialità del piano Industria 4.0», avverte La Forgia, vice presidente di Assoindustria Cremona
Corrado La Forgia, vice presidente di Assoindustria Cremona

Nella nuova legge di Bilancio si torna a parlare di Industria 4.0. La prima novità in merito è proprio il fatto che il Governo ha deciso di proseguire con gli investimenti necessari a rendere competitivo il nostro sistema imprenditoriale. Inoltre, con la trasformazione del super e iper ammortamento nel nuovo credito d’imposta per beni strumentali, compensabile in cinque anni, si stima un significativo ampliamento della platea dei potenziali beneficiari, pari a oltre il 40%.

Le Pmi hanno beneficiato per un terzo del piano Industria 4.0

«L’aver rimesso al centro questo tema è sicuramente positivo», commenta Corrado La Forgia, vice presidente, con delega all’innovazione, dell’Associazione Industriali di Cremona. «Ciò che va chiarito è se, da qui in avanti, il focus rimarrà limitato alla componente hardware e software oppure se ci si concentrerà anche sul capitolo della formazione e se si maturerà la consapevolezza delle opportunità che il 4.0 offre sotto tutti i punti di vista. In altre parole: esiste una visione di politica industriale nel nostro Paese?. Finora, il piano Industria 4.0 ha erogato investimenti per 13,3 miliardi di euro. Nel 2017, un rapporto a cura del Centro Studi di Confindustria ha certificato che le imprese medio-piccole ne hanno beneficiato per circa un terzo; si tratta di cifre importanti. L’impulso, dunque, c’è stato».

La Germania è ad oggi l’unico Paese competitivo in Europa

«In base alla mia esperienza, non si può ancora essere soddisfatti. Diversi imprenditori non hanno compiuto il passo fondamentale, che consiste nell’utilizzare al meglio le tecnologie disponibili, mettendole in rete per creare la cosiddetta “fabbrica intelligente”. La manifattura italiana è al secondo posto in Europa e tra le prime al mondo e, tuttavia, è una posizione per difendere la quale ciò di cui ho appena parlato non sarà più sufficiente; figuriamoci non averlo ancora pienamente interiorizzato. I passi ulteriori sono quelli di creare nuovi prodotti e nuovi business. Quanto all’Unione europea, soffre soprattutto il confronto con la Cina e il suo programma “Made in China 2020-2025”. La sola a salvarsi è la Germania, per via della sua capacità innovativa e di una possibilità di spesa a noi preclusa. L’investimento nei processi di elettrificazione dei motori, per fare solo un esempio, richiede dei costi ingentissimi, che in questo momento sono alla portata solo della Cina e, appunto, della Germania».

(L’intervista completa sarà disponibile sul numero 121 del nostro mensile)

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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