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lunedì 12 Aprile 2021
Lockdown alle tasse e rimborsi più pesanti per altri 80 miliardi di euro
Per allentare la tensione sociale sempre più diffusa, il Governo deve abbandonare la politica dei micro aiuti attuata fino a adesso, sostituendola con misure straordinarie, per mitigare gli effetti negativi della pandemia. Per cui è necessario, per esempio, applicare per l’anno in corso il lockdown alle tasse erariali ed erogare rimborsi più pesanti rispetto a quelli distribuiti finora

«Per evitare che i sostegni che verranno erogati nei prossimi mesi alle imprese siano utilizzati da quest’ultime per pagare imposte e contributi, è necessario “imporre” il lockdown alle tasse erariali», esorta l’Ufficio studi della Cgia, «consentendo alle partite Iva e alle piccole imprese di risparmiare  quest’anno attorno 28 miliardi di euro». Un importo di dimensioni importanti, che ovviamente potrebbe essere ridimensionato, consentendo l’azzeramento del peso fiscale solo alle attività con ricavi al di sotto di una certa soglia o sulla base della perdita di fatturato. Questo mancato gettito di 28 miliardi è stato stimato possa consentire a tutte le attività economiche con un fatturato 2019 al di sotto del milione di euro di non versare per l’anno in corso l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. «Queste aziende, che ammontano a circa 4,9 milioni di unità (pari all’89% circa del totale nazionale), dovrebbero comunque versare le tasse locali, in modo tale da non arrecare problemi di liquidità ai sindaci e ai presidenti di Regione».

50 miliardi per rimborsi e la copertura dei costi fissi

Il presidente Draghi l’ha dichiarato nelle settimane scorse: «Questo è un anno in cui non si chiedono soldi, ma si danno». Un’affermazione condivisibile che l’Ufficio studi della Cgia invita ad attuare in tempi ragionevolmente brevi. Oltre all’azzeramento delle tasse, auspica che l’Esecutivo metta sul tavolo almeno altri 50 miliardi di euro entro luglio, che consentano di rimborsare in misura maggiore le perdite subite dalle aziende e  permettano di compensare anche una buona parte dei costi fissi sostenuti. «Modalità, quest’ultima,  che la Francia e la Germania hanno applicato da alcuni mesi, avendo recepito le nuove disposizioni introdotte  dall’Ue in materia di aiuti di Stato alle imprese. Costi, quelli fissi (come gli affitti, le assicurazioni, le utenze, ecc.) che, nonostante l’obbligo di chiusura e il conseguente azzeramento dei ricavi, le attività economiche continuano purtroppo a sostenere».

Altri 80 miliardi si sommano ai 65 già stanziati

In questo anno di Covid i governi Conte e Draghi hanno messo a disposizione delle imprese italiane 64,7 miliardi di euro di aiuti diretti. Soldi che in buona parte devono essere ancora erogati. L’Ufficio studi della Cgia stima che fino a ora gli imprenditori italiani hanno beneficiato di 27 miliardi di euro, mentre le risorse ascrivibili alla legge di Bilancio 2021 e quelle riconducibili al “decreto Sostegni” espleteranno i propri effetti principalmente nel corso di quest’anno. Gli 80 miliardi aggiuntivi proposti in questa nota porterebbero l’ammontare dei sostegni diretti alle imprese a una cifra che sfiorerebbe i 145 miliardi di euro. Un importo che inciderebbe meno dell’8 per cento sulla spesa pubblica sostenuta dall’Italia nel biennio 2020-2021.

Il 60% delle piccole imprese è a rischio

Dall’indagine Istat tenutasi verso la fine del 2020, il 62% delle imprese intervistate ha dichiarato che prevedeva una diminuzione dei ricavi anche nei primi sei mesi del 2021. La crisi, comunque, ha colpito soprattutto le piccole imprese. Quasi il 60% delle realtà imprenditoriali con meno di 50 addetti ha segnalato di essere a forte rischio: gli effetti di questa situazione sarebbero da ascrivere a problemi di liquidità (58,1%) e alla caduta della domanda interna (34,1%). Le difficoltà delle piccole imprese sono presenti in tutti i settori produttivi, ma risultano relativamente più diffuse nelle costruzioni, nel commercio, nella ristorazione, nell’attività di intrattenimento e nei servizi alla persona. La loro distribuzione sul territorio le vede concentrate in particolar modo in undici regioni: sette sono collocate nel Sud, una nel Nord (provincia autonoma di Bolzano) e tre nel Centro Italia (Lazio, Umbria e Toscana).

Più debito pubblico per salvare l’economia

«I dati richiamati più sopra non lasciano dubbi», continua la Cgia: «se non aiutiamo i piccoli imprenditori, questi ultimi rischiano di chiudere definitivamente e con loro una buona parte dei dipendenti privati rischia di trovarsi per strada. Rammentiamo che nelle aziende con meno di 50 addetti lavora, al netto dei dipendenti pubblici e dei servizi finanziari,  quasi il 65% circa degli italiani. Se vogliamo aiutare economicamente le imprese non abbiamo alternativa: siamo costretti a “inondarli” con risorse che conseguentemente faranno crescere il nostro debito pubblico a livelli impressionanti (nel 2020 è stato del 155% del Pil). Scelta difficile da prendere, ma obbligata. Nei prossimi decenni, infatti, il debito pubblico lo riporteremo a livelli accettabili solo tornando a crescere, solo se riusciremo a produrre Pil. Condizioni che si verificheranno se avremo ancora le piccole imprese in vita e in grado di produrre ricchezza e occupazione».

Redazione Mondo Business
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