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martedì 26 Gennaio 2021
L’Inps assicura: «Nessun allarme per la copertura delle prestazioni»
I flussi di richieste nell’ultimo trimestre, dopo le nuove restrizioni Covid, sono in aumento, in particolare a partire da novembre. Dall’istituto di previdenza si sottolinea tuttavia che i conti sono garantiti dallo Stato e che l’andamento del 2020, sia in termini di pagamenti che di incassi, risulta sensibilmente migliore rispetto alle previsioni

Alla data del 25 gennaio 2021, l’Inps ha gestito 3,56 milioni circa di domande di cassa integrazione per emergenza Covid da parte delle aziende e ne ha accettate oltre 3,20 milioni (il 97,3%). Le domande respinte sono 271mila e quelle in lavorazione 88mila, di cui 60mila (quasi il 70%) sono state presentate tra dicembre e gennaio. Nell’ultimo trimestre del 2020, in particolare da novembre, si è nuovamente intensificato l’afflusso di domande di autorizzazione e di pagamento. Nonostante il numero notevole di domande, anche i pagamenti ai lavoratori risultano aver coperto ad oggi il 98,3% delle richieste pervenute, ovvero 16,9 milioni di domande su 17,2 milioni di domande. Sono in lavorazione i pagamenti per 293mila prestazioni, di cui 252mila giunte a gennaio.

Risultano ancora pendenti i pagamenti per 500 persone

Relativamente alle domande precedenti, del periodo marzo-settembre 2020, risultano pendenti primi pagamenti diretti Cig per 500 persone: pratiche ancora in esame per problematiche complesse, alcune delle quali possono riguardare fattispecie non autorizzabili. Complessivamente, per quanto riguarda i pagamenti ai lavoratori, l’Inps ha gestito ad oggi oltre 17 milioni di operazioni di pagamenti diretti, rivolti a 3,6 milioni di lavoratori, e oltre 10 milioni di pagamenti a conguaglio, dopo l’anticipo alle aziende per 3,4 milioni di lavoratori, con un esborso complessivo, ad oggi, di quasi 20 miliardi di euro per Cig Covid. «A livello generale, è fondamentale tener conto che la gestione delle domande e dei pagamenti della cassa integrazione guadagni richiede normalmente in media otto o dieci settimane di lavorazione», sottolinea l’Inps.

Durante la pandemia l’Inps ha pagato 15 milioni di cittadini

«Nel corso del 2020 il legislatore ha previsto che l’Inps finanziasse con proprie risorse alcune delle misure economiche finalizzate al contrasto degli effetti economici della pandemia. Al contempo, si sono registrate inevitabilmente minori entrate contributive, per effetto della contrazione delle attività produttive e del rinvio dei termini di pagamento dei contributi, introdotto allo scopo di venire incontro alle esigenze finanziarie delle aziende e dei lavoratori autonomi. L’andamento del 2020, sia in termini di pagamenti che di incassi, risulta tuttavia sensibilmente migliore rispetto alle previsioni. Complessivamente, durante la pandemia, l’Inps ha pagato 15 milioni di cittadini, per tutte le prestazioni Covid, per oltre 33,5 miliardi di euro».

Redazione Mondo Business
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