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martedì 16 Giugno 2020
L’impatto sull’economia locale non sarà indolore
Giampaolo Roseghini, direttore generale di Banca Cremasca e Mantovana, ci racconta come l’istituto di credito cooperativo ha reagito alla situazione eccezionale venutasi a creare a seguito della pandemia
Giampaolo Roseghini

Come ha reagito il vostro istituto all’emergenza che si è venuta a determinare in seguito al coronavirus?

«La prima preoccupazione è stata garantire il servizio bancario ai nostri clienti e al contempo permettere ai nostri collaboratori di lavorare in sicurezza. Ci siamo quindi adeguati a tutti i protocolli previsti dalle norme chiedendo uno sforzo a entrambi. Lavorare salvaguardando la nostra salute e quella dei nostri clienti è stata la nostra priorità. Il lockdown ha generato un calo dell’operatività sia verso le famiglie che le imprese dei nostri territori, ma ogni richiesta è stata accolta nel minor tempo possibile».

Il Governo ha individuato nelle banche gli intermediari per far pervenire le risorse alle imprese, sotto forma di credito garantito dallo Stato. A detta di molti il processo si è però rivelato macchinoso. È stato così anche nel vostro caso?

«Il cosiddetto decreto “Liquidità” ha cambiato il modo di porsi nei confronti delle nostre imprese, in particolare nei confronti delle aziende famigliari. La banca ha reagito immediatamente, creando una struttura dedicata in modo esclusivo ai finanziamenti garantiti dallo Stato attraverso il Fondo per le Pmi del Mediocredito Centrale. Abbiamo anche messo a disposizione molti dei nostri migliori collaboratori, creando il centro imprese di Banca Cremasca e Mantovana al servizio delle piccole e medie imprese del nostro territorio duramente colpito. Il processo si è mostrato farraginoso nelle prime settimane e non sempre di facile interpretazione, ma ora possiamo dire che funziona e che la liquidità inizia ormai a essere erogata con una certa continuità».

Quante sono state le richieste di moratoria e di finanziamento che avete ricevuto?

«Abbiamo ricevuto oltre 1.500 richieste di moratoria sia da famiglie che da imprese e tutte le richieste pervenuteci sono state accolte. Per quanto concerne le aziende, il decreto “Cura Italia” prevede la sospensione sia del capitale che degli interessi fino al prossimo 30 settembre. Per le famiglie, invece, abbiamo deciso di concedere a tutti i richiedenti la sospensione fino a dodici mesi. Inoltre, attraverso l’adesione all’accordo Abi/Anci, stiamo concedendo moratorie a tutti i Comuni che ne fanno richiesta. Di nostra iniziativa stiamo sospendendo tutti i pagamenti a enti e associazioni che operano con finalità sociali e ricreative nei nostri territori. Al 30% dei nostri finanziamenti erogati è stata concessa la sospensione dei pagamenti rateali; tradotto in valori economici, significa che i beneficiari di oltre 230 milioni di euro di finanziamenti sono esentati dal pagamento delle rate».

Ci sono altri strumenti che avete messo a disposizione della vostra clientela, a parte il finanziamento garantito dallo Stato?

«L’anticipazione della Cassa integrazione e guadagni, la proroga delle anticipazioni in scadenza dopo il mese di marzo, linee di cassa temporanee a sostegno dei pagamenti necessari e continuità nel sostegno finanziario degli investimenti in corso».

Quale sarà a suo giudizio l’impatto della crisi sul tessuto economico locale?

«Difficile capire quale sarà l’impatto della crisi sanitaria sul tessuto economico locale. Stiamo facendo delle valutazioni sulle stime che ci provengono da istituzioni economiche e finanziarie italiane ed europee. L’impatto ci sarà e non sarà indolore. Crediamo ci possano essere settori di attività economiche più colpiti rispetto ad altri, ma confidiamo che, per chi saprà resistere, la ripresa sarà rapida, a fronte del crollo repentino dei fatturati registrato in questi mesi».

La digitalizzazione ha subito un’accelerata a causa dell’emergenza sanitaria. Anche il vostro istituto è stato interessato da questo aspetto?

«Sì. Una banca piccola e locale come la nostra ha per definizione un gap tecnologico nella relazione con il cliente, rispetto a competitor di grandi dimensioni. Il nostro modello relazionale si basa ancora maggiormente sul servizio tradizionale alla clientela, pur avendo a disposizione strumenti informatici evoluti. E, tuttavia, alla necessità del distanziamento sociale abbiamo reagito organizzando molteplici attività a distanza: sito internet, modalità informatiche di trasmissione documenti, firme di contratti a distanza, intensificazione dell’utilizzo dell’home banking e sistemi di pagamento elettronici ci hanno permesso di svolgere e in alcuni casi di migliorare il nostro servizio alla clientela».

In questo momento complicato avete agito anche sul piano delle donazioni a sostegno di realtà locali?

«Lo abbiamo sempre fatto e a maggior ragione abbiamo provveduto in questo caso. Il cda di Banca Cremasca e Mantovana ha pensato che le strutture ospedaliere dei nostri territori storici, con particolare riguardo all’ospedale di Crema, meritassero una grande attenzione per la grave emergenza in corso. La banca, dunque, ha donato da subito 100mila euro a favore dell’ospedale di Crema, dell’ospedale di Asola e dell’ospedale di Bozzolo. In aggiunta, abbiamo attivato attraverso Ats Valpadana un’importante fornitura di Dispositivi di protezione individuale ai medici di base del comprensorio di Crema e di Asola. Inoltre un importante contributo di 10mila euro è stato erogato alla Caritas di Crema, tramite la Fondazione Madeo, a favore del nuovo fondo San Giuseppe  #chiesaconvoi,  destinato alle famiglie del territorio che stanno affrontando difficoltà economiche a seguito della pandemia, mentre a inizio anno la banca ha riconfermato il proprio impegno nel finanziamento di Proximis, un meritevole progetto legato alla Caritas di Mantova, per dare credito sulla fiducia alle fasce più vulnerabili».

Quale ritiene che possa essere il futuro delle banche locali in seguito a questa esperienza?

«Le banche, come tante altre aziende, incontrano processi di trasformazione dettati da scelte volontarie piuttosto che da interventi normativi o di vigilanza. La trasformazione può impattare su dimensionamento, modelli di business, vantaggi economici, rafforzamento patrimoniale e altro. Il mondo del credito cooperativo è stato protagonista della riforma bancaria, il cui percorso si è concluso nel 2019, che ha previsto l’obbligo di costituzione di uno o più gruppi bancari a livello nazionale. Banca Cremasca e Mantovana ha scelto l’adesione al gruppo bancario Iccrea. Ora, la sfida è quella di cogliere i vantaggi di un grande gruppo bancario mantenendo le autonomie e le peculiarità di una banca locale. Per fare questo dovremo migliorare in efficienza e qualità dell’offerta e nel contesto completamente diverso, venutosi a creare in questi mesi, la sfida sarà ancora più difficile. Noi però ci crediamo e siamo convinti che il nostro territorio sarà capace di reagire».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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