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martedì 1 Dicembre 2020
L’impatto del Covid frena la transizione digitale delle imprese
In Lombardia l’implementazione nei processi aziendali delle tecnologie 4.0 è in rallentamento, ma crescono e-commerce, pagamenti digitali e social media. Per le imprese diventa essenziale trovare nuovi canali di contatto con i clienti, mentre sullo smart working il giudizio è ancora tiepido
Gian Domenico Auricchio

Nel 2020, la crisi sanitaria ed economica che si è abbattuta sulle imprese lombarde ha amplificato la necessità di una trasformazione in senso digitale dei processi aziendali. Tuttavia, l’effetto della pandemia non è stato univoco sul percorso di evoluzione che le imprese stanno affrontando. «L’incertezza che ne è derivata ha ostacolato gli investimenti e questo si è fatto sentire anche per quelli legati allo sviluppo tecnologico più avanzato», dichiara il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio. «Tuttavia l’interesse e la conoscenza verso il digitale e Impresa 4.0 risultano in crescita, anche tra le piccole imprese».

L’emergenza sanitaria ha aumentato l’interesse per Impresa 4.0

Impresa 4.0 rappresenta una delle fasi più avanzate della trasformazione digitale e l’emergenza sanitaria ne ha sicuramente aumentato l’interesse e il livello di conoscenza. Il tema è conosciuto dall’82% delle imprese nell’industria, dal 64% nei servizi, dal 63% nell’artigianato manifatturiero e dal 53% nel commercio al dettaglio; percentuali in decisa crescita rispetto al 2019. Allo stesso tempo, però, l’epidemia ha rallentato l’effettiva implementazione delle tecnologie abilitanti nei processi aziendali: le imprese manifatturiere dell’industria, le più mature sotto questo profilo, dichiarano di avere introdotto soluzioni 4.0 nel 32% dei casi, una percentuale in linea con quella del 2019. Gli altri settori mostrano percentuali di utilizzo molto più basse, con valori che confermano o si posizionano al di sotto dei livelli dell’anno precedente (artigianato manifatturiero: 11%; servizi: 8%; commercio al dettaglio: 6%).

In questo periodo le imprese investono soprattutto nell’e-commerce

Dopo alcuni anni di crescita, sembra quindi che la trasformazione in senso 4.0 abbia subito una battuta d’arresto, probabilmente per la difficoltà di sostenere investimenti significativi in un periodo di estrema incertezza economica e finanziaria. D’altra parte, le imprese hanno investito in tecnologie digitali forse meno avanzate, ma che sono divenute essenziali per creare nuovi canali di comunicazione e commerciali, in un periodo in cui le misure di distanziamento sociale limitano le tradizionali modalità di relazione. L’e-commerce, in particolare, mostra una forte crescita di interesse, soprattutto nel commercio al dettaglio, dove viene citato dal 73% delle imprese che hanno investito o intendono investire in tecnologie digitali, ma anche nei servizi e nel manifatturiero; in molti settori risultano inoltre in espansione i sistemi di pagamento via mobile/internet.

Registrata una maggior richiesta di formazione sulle nuove tecnologie

La crescita della consapevolezza dell’importanza delle nuove tecnologie è testimoniata anche dalla maggior richiesta di formazione su questi temi, sebbene ciò riguardi ancora una minoranza di imprese. Nell’ultimo anno, la partecipazione a corsi e seminari per migliorare le competenze digitali ha coinvolto il 17% delle imprese nell’industria, il 14% nei servizi, il 10% nel commercio e l’8% nell’artigianato; tra i temi che registrano un maggior interesse, rispetto al 2019, spicca, oltre all’e-commerce, il web marketing e l’utilizzo dei social media. Il 2020 è stato l’anno della diffusione su larga scala dello smart working, processo su cui il giudizio delle imprese è ancora ambivalente.

Allo smart working non è seguito spesso un cambiamento organizzativo

Per una larga fetta di imprese, soprattutto di piccole dimensioni, l’adozione di tecnologie per consentire il lavoro in remoto è stata una scelta obbligata, per proseguire le attività rispettando il distanziamento sociale, ma è spesso mancato il cambiamento organizzativo necessario per sfruttare pienamente questa opportunità. Nell’artigianato, per esempio, le imprese che hanno adottato il lavoro agile sono meno del 30% ed esprimono più spesso giudizi sufficienti (14%), piuttosto che buoni o eccellenti (7%). Le valutazioni sono invece positive dove la pandemia ha solo accelerato un processo verso modalità di lavoro agile che erano già in atto, in particolare tra le grandi imprese e in alcuni comparti del terziario.

 

 

Redazione Mondo Business
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