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lunedì 29 Luglio 2019
Libera Artigiani: il salario minimo aumenta la povertà
Il direttore Renato Marangoni è favorevole alla riduzione delle tasse ma sul salario minimo avverte: «Diminuirà il potere d'acquisto»
Renato Marangoni

Nell’agenda politica, sotto la rubrica Lavoro, campeggiano due provvedimenti lanciati dal ministro Di Maio: la riduzione del cuneo fiscale e, al contempo, il salario minimo per legge. Se in merito a una riorganizzazione del sistema fiscale, imprenditori e associazioni datoriali sono sostanzialmente favorevoli, come hanno dichiarato da tempo e in più occasioni, diverso è il caso del salario minimo orario, riguardo al quale sono state sollevate perplessità per più motivi, compreso il fatto che il provvedimento, se attuato, potrebbe comportare un effetto contrario a quello per cui è stato concepito. Per capire meglio la posizione del mondo produttivo, abbiamo chiesto un parere al direttore della Libera Associazione Artigiani di Crema, Renato Marangoni.

La sola riduzione del costo del lavoro non è sufficiente

«Sono convinto anch’io, così come Casartigiani, la confederazione a cui aderisce la nostra associazione, e il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, che pure si è espresso con favore in questo senso, che la riorganizzazione del sistema tributario e fiscale rappresenti finalmente un’opportunità per una svolta positiva, che le imprese attendono da anni». Quali sarebbero i vantaggi per il nostro sistema produttivo? «Sarebbe un passo importante nella direzione di un sistema fiscale finalmente competitivo e socialmente equo nei confronti di tutte le categorie di contribuenti: titolari di partita Iva, dipendenti e pensionati. Per ottenere questo risultato, però, la sola riduzione del cuneo fiscale non è sufficiente: occorrerebbero altre misure».

Un sistema fiscale più semplice per far emergere il sommerso

 «Per citarne alcune: semplificare l’insieme di detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta, ovviamente nel rispetto del principio di progressività sancito dalla Costituzione ma anche semplificare e ridurre le tante forme di tassazione vigenti, che disincentivano la circolazione del denaro, degli investimenti e dei consumi. D’altra parte, andrebbe riformato il sistema sanzionatorio, per penalizzare quei contribuenti che continueranno a evadere in maniera abituale. Penso anche alla necessità di incentivare un sistema di tassazione unica del nucleo familiare, in alternativa all’attuale sistema di tassazione individuale. Non dimentichiamo che tutto questo porterebbe a un sistema fiscale più semplice, che avrebbe come conseguenza anche una spontanea emersione del sommerso.

No al salario minimo. Valorizzare la contrattazione collettiva

«Quanto, invece, al salario minimo, devo dire che, pur essendo giusto pensare a restituire dignità economica al lavoro e combattere i fenomeni di manodopera a basso costo, con questo provvedimento ci sarebbe il rischio di annullare proprio gli effetti positivi che il taglio del cuneo fiscale potrebbe comportare. L’aumento del prezzo di beni e servizi, da parte delle imprese costrette ad affrontare nuovi costi, vanificherebbe infatti i benefici di un ipotetico aumento del potere d’acquisto. Ma non solo: ci sarebbe una minore disponibilità di risorse per trattamenti retributivi aggiuntivi, come i premi di produzione e il welfare aziendale; un livellamento indiscriminato delle diverse tipologie contrattuali e di lavoro, nonché situazioni di dumping sociale a livello europeo, che aumenterebbero le delocalizzazioni e la diminuzione dei già ridotti investimenti esteri in Italia».

La soluzione alternativa da proporre al Governo

«Vorremmo essere ascoltati dal Governo, perché per limitare questi effetti negativi è indispensabile coinvolgere le parti sociali nell’identificazione del salario minimo, individuando tale importo in quello derivante dal contratto collettivo nazionale di lavoro, stipulato dalle associazioni datoriali e sindacali più rappresentative. Nell’ipotesi di mancata applicazione dei contratti collettivi, bisognerebbe allora lasciare alle stesse parti sociali il compito di individuare un salario minimo residuale».

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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