PRIMO PIANO
mercoledì 10 Febbraio 2021
L’export torna a crescere ma rimangono molti segnali negativi
In base alla stima preliminare dell'Istat, nel quarto trimestre 2020 il Pil italiano ha segnato una riduzione in termini congiunturali del 2%, a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i principali settori economici. Sia la domanda nazionale sia la componente estera netta hanno fornito un contributo negativo. Per l'intero 2020, il Pil evidenzia invece un calo dell’8,9%

Come rileva l’Istat, tra settembre e novembre 2020, gli ordinativi dell’industria hanno segnato un aumento rispetto al trimestre precedente (+5,1%), trainati dalla componente estera (+7%) e in misura minore da quella interna (+3,8%). A novembre, le esportazioni di beni hanno mostrato un incremento, sia rispetto al mese precedente (+4%) sia rispetto allo stesso periodo del 2019 (+1,1%). Nel complesso, l’aumento delle vendite all’estero ha interessato entrambi i flussi diretti verso i Paesi Ue e quelli extra-Ue. Sono cresciute, in particolare, le esportazioni verso la Germania (+8,6% la variazione tendenziale), la Svizzera (+12,8%), la Cina (+34,9%) e gli Stati Uniti (+4,7%). La dinamica congiunturale delle esportazioni è stata determinata da un miglioramento diffuso tra i comparti. Le importazioni, che pure hanno registrato un incremento in termini congiunturali (+3,3%), hanno tuttavia conosciuto un calo in termini tendenziali (-3,2%), sebbene più contenuto rispetto a quello dei mesi precedenti.

Mercato del lavoro: si interrompe la fase di recupero

A dicembre 2020, il mercato del lavoro ha registrato segnali negativi diffusi, con un calo congiunturale dell’occupazione (-0,4%; -101mila lavoratori) e un aumento del tasso di disoccupazione (+1,5%; +34mila lavoratori) e di quello d’inattività (+0,3%; +42mila persone), interrompendo la fase di recupero dei mesi precedenti. Considerando la media del quarto trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019, è possibile cogliere una prima indicazione complessiva dell’impatto della crisi sul lavoro: le forze di lavoro hanno segnato un calo di 596mila persone, con un contributo negativo sia degli occupati (-432mila) sia dei disoccupati (-164mila) che, in parte, si è tradotta in un aumento degli inattivi (+429mila). Questo andamento mostra una forte caratterizzazione di genere a sfavore delle donne, sia per l’occupazione (-239mila lavoratrici rispetto a -193mila per gli uomini) sia per la disoccupazione (-126mila rispetto a -38mila). Nel periodo considerato, la flessione dell’occupazione ha interessato in misura prevalente i contratti a termine (-275mila) e gli indipendenti (-105mila). In questo scenario, il miglioramento tendenziale del tasso di disoccupazione (9% a dicembre 2020; -0,6% rispetto a un anno prima) sembra ascrivibile a una ricomposizione a favore dell’inattività.

Vendite al dettaglio: l’incertezza resta elevata

Sempre a dicembre 2020, le vendite al dettaglio, misurate in volume, sono tornate ad aumentare rispetto al mese precedente (+2,5%), trainate dalle spese in beni non alimentari (+4,5%). Nel periodo gennaio-dicembre 2020, il totale delle vendite in volume (-6,2%) è risultato fortemente condizionato dalla riduzione delle spese in beni non alimentari (-12,2%), solo parzialmente compensata dall’aumento di quelle in beni alimentari (+2,1%). Le misure di contenimento sociale hanno determinato una decisa ricomposizione del commercio al dettaglio per forma distributiva, con un marcato aumento per le transazioni elettroniche (+34,6%). Le prospettive per i prossimi mesi sono caratterizzate da un livello elevato di incertezza. A gennaio, l’indice di fiducia dei consumatori ha mostrato una sostanziale stabilità, mentre le attese sulla disoccupazione hanno registrato un deciso peggioramento. Anche i giudizi sul clima personale e su quello futuro hanno segnalato un arretramento.

Redazione Mondo Business
TAG
Istat
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO