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giovedì 23 Aprile 2020
Le proposte di CNA per acconciatori e centri estetici
Per il settore dell’acconciatura la perdita per il fermo attività di questo periodo è stimata intorno al 30%, mentre al settore dell’estetica lo stop costerà intorno al 70% del fatturato annuo

Le imprese di acconciatura ed estetica, rientrano tra le attività di servizio alla persona sospese anticipatamente con il Dpcm del’11 marzo scorso. A fronte del protrarsi dell’emergenza crescono però la preoccupazione e il disorientamento nella categoria, soprattutto rispetto ai tempi e alle modalità di ripresa. Il timore principale è che le attività che sono state tra le prime a essere sospese, per via dell’elevato rischio legato alle condizioni di svolgimento, potrebbero essere, per lo stesso motivo, tra le ultime a poter riaprire al pubblico. Per il settore dell’acconciatura la perdita per il fermo attività di questo periodo è stimata intorno al 30%; al settore dell’estetica il fermo costerà anche di più: intorno al 70% del fatturato annuo. A tutto questo si aggiunga la pressione da parte di aziende fornitrici, che propongono l’acquisto dei più disparati dispositivi di protezione individuale, di costosi dispositivi di sterilizzazione e sanificazione e di corsi di formazione ad hoc, per ridurre la diffusione del contagio.

Impedire la diffusione dell’abusivismo

È evidente che una chiusura ulteriormente prolungata metterà a dura prova il comparto. La CNA si sta dunque adoperando, in vista del nuovo decreto legge, perché le imprese di estetica e acconciatura possano riprendere al più presto la loro attività. L’associazione ha chiesto al Governo regole chiare, comprensibili, di facile attuazione e non soggette a interpretazioni, da parte degli organi preposti al controllo, per permettere alle imprese di organizzare il riavvio. In questo quadro, non può assolutamente mancare la disponibilità, senza limitazioni, di tutti i dispositivi di protezione individuale prescritti e rispondenti alle norme vigenti. Inoltre, va impedita la diffusione dell’abusivismo, che con il perdurare dell’emergenza ha registrato un forte incremento. L’illecito svolgimento a domicilio dell’attività di parrucchiere ed estetista, oltre a rappresentare una pratica illegale, mette a repentaglio la salute dei cittadini, vanificano così lo sforzo collettivo di contenere il contagio.

Maggiore liquidità per fronteggiare la crisi

Secondo la CNA, nell’immediato si dovrebbe almeno consentire la riapertura dei negozi per la sola vendita di prodotti, perché l’impossibilità di aprire i centri e i saloni, anche per la sola vendita, ha generato un’altra forma di perdita altamente penalizzante per la categoria, che si è vista sottrarre una parte spesso importante della propria attività da parte di supermercati, farmacie, parafarmacie, nonché dai colossi dell’e-commerce. Quanto alle misure di sostegno alla liquidità, disposte nel decreto “Cura Italia”, non sono sufficienti a far fronte alla crisi in cui versa il settore. Per la CNA è necessario mettere immediatamente a disposizione delle imprese nuovo credito, senza burocrazia, senza procedure valutative, a zero interessi; con 24 mesi di preammortamento e 10 anni per la restituzione. Si chiedono anche misure di sospensione dei pagamenti fiscali e contributivi. Infine, anche il contributo di 600 euro è ritenuto ampiamente insufficiente, per far fronte alla grave perdita d’incasso e fatturato.

 

Redazione Mondo Business
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