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venerdì 9 Aprile 2021
Le proposte degli artigiani per la riapertura delle attività di ristorazione
Casartigiani, CNA e Confartigianato sollecitano da tempo il Governo e il Comitato tecnico-scientifico a consentire la riapertura in sicurezza delle attività di ristorazione. L’evidenza epidemiologica non consente di imputare a bar e ristoranti e alla ristorazione in genere la trasmissione del virus, che è rimasta a livelli particolarmente elevati anche prima di Natale, da quando queste attività sono praticamente chiuse

«Quanto annunciato dal presidente del Consiglio, riguardo alle misure in vigore dopo le festività pasquali, sta solo a significare che dopo un anno siamo nella stessa situazione del 2020», si legge nel documento unitario a firma delle tre confederazioni artigiane: Casartigiani (a cui aderisce la Libera Associazione Artigiani di Crema), CNA e Confartigianato. «Nel frattempo, i ristori e i sostegni per il settore sono stati del tutto inadeguati a compensare le perdite subite e il blocco dei licenziamenti nasconde una realtà ben più amara, che purtroppo costringerà comunque a chiudere le imprese che non ce la faranno. Chiediamo che venga fatto ogni sforzo affinché non sia raggiunto il punto di non ritorno. Altri mesi di chiusure, senza alcuna certezza per il futuro, andrebbero a infliggere un nuovo e ancor più doloroso colpo al settore della ristorazione. Il solo comparto degli eventi rischia di vedere sfumati quasi due anni di fatturato, dal momento che la pandemia sta stravolgendo l’intera programmazione 2021. Il senso di responsabilità deve essere di tutti in egual misura».

L’unica possibilità per riaprire in sicurezza è accelerare con i vaccini

Inoltre, non è secondario segnalare come ciò determini una concatenazione di effetti, in grado di incidere in negativo su più rami dell’agroalimentare e quindi del made in Italy. Si stima che soltanto l’invenduto di vini ed alimenti abbia raggiunto, lo scorso anno, un valore pari a 9,6 miliardi di euro. Una filiera, quella dell’agroalimentare, cui si collega il destino di circa 4 milioni di posti di lavoro. L’unica possibilità di poter riaprire in sicurezza, dunque, sostengono le confederazioni artigiane, è accelerare la vaccinazione della popolazione secondo le priorità e le regole disposte con il piano nazionale vaccini. Il forte auspicio è che, terminata la vaccinazione delle fasce esposte a maggior rischio, possa essere prestata un’attenzione particolare anche agli addetti delle categorie economiche, come la ristorazione, che hanno subito le maggiori restrizioni.

Lasciare aperte le attività di ristorazione dalle 5 alle 23

L’obiettivo delle confederazioni artigiane è quello di fornire degli spunti in aggiunta alle linee guida e alle indicazioni operative valide per il settore della ristorazione. «È per prima cosa doveroso incrementare l’efficacia delle misure precauzionali da adottare. Si può oggi affermare a ragion veduta che le attività in questione siano pronte a svolgere in sicurezza i propri servizi e ciò anche nell’arco di una fascia oraria più ampia rispetto a quella attualmente conosciuta. È ipotizzabile che questa venga estesa, dalle 5 del mattino fino alle 23. E ciò alla duplice condizione che risulti in ogni caso possibile il consumo al tavolo e che l’ingresso al locale avvenga in un orario congruo, per esempio entro le 21, e solo su prenotazione. La chiusura dei locali alle 23 implicherà pertanto il dilazionamento di un’ora dell’inizio dell’orario di “coprifuoco”».

L’adeguamento dei criteri guida per il servizio di somministrazione di pasti e bevande

«Non appare più rinviabile l’avvio di un confronto franco e trasparente sul versante dell’immediata ripresa delle cerimonie. Questa proposta è limitata per il momento alle cerimonie civili e religiose e agli eventi, intesi come congressi, convegni e simili, perché possono essere considerate paragonabili al pranzo al ristorante, quindi con l’applicazione dello specifico protocollo di sicurezza in zona gialla. È anche necessario poter prevedere, già dal prossimo decreto, la separazione tra cerimonie e feste, che vengono erroneamente accomunate nelle disposizioni vigenti. Questa separazione consentirebbe di considerare correttamente la cerimonia come evento organizzato, quindi consentito in zona gialla con l’applicazione dello specifico protocollo di sicurezza».

Redazione Mondo Business
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