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mercoledì 13 Gennaio 2021
Lavoro: la pandemia obbliga a ripensare il welfare
La crisi indotta dal Covid ha messo in evidenza non poche falle nel nostro sistema di protezione sociale, tanto negli ammortizzatori quanto nel più recente Reddito di cittadinanza. Le parti sociali sottolineano l’esigenza di semplificare le procedure per rendere più accessibili gli strumenti di tutela, non solo quelli previsti per affrontare la crisi pandemica, ma anche quelli da immaginare per il futuro. È una delle condizioni per far ripartire l'economia in sicurezza

«Una delle condizioni per far ripartire il motore dell’economia in sicurezza è ripensare il welfare. La pandemia, infatti, ha messo in evidenza non poche falle nel nostro sistema di protezione sociale, sia negli ammortizzatori (Cig e Naspi), nonostante la riforma del 2015 avesse provveduto a una loro estensione, sia nel più recente Reddito di cittadinanza, che doveva fornire un aiuto economico alle fasce disagiate di popolazione attiva e aiutare quelle abili al lavoro a trovare occupazione». Lo ha detto il presidente del Cnel (il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), Tiziano Treu, nel corso della presentazione del ventiduesimo Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione del Cnel.

Le misure messe in campo finora non siano estemporanee

«Le parti sociali, riprendendo posizioni già espresse dal Cnel, hanno condiviso la necessità di una riforma organica, che proceda verso una garanzia di sostegno al reddito per le sospensioni e riduzioni dell’attività lavorativa di tutti i lavoratori dipendenti, compresi quelli delle micro imprese, con una nuova attenzione ai lavoratori autonomi, quanto meno per le fasce deboli della categoria», ha aggiunto Treu. «Le misure universalistiche messe in campo in questi mesi di emergenza per il lavoro dipendente, e che si sono estese al lavoro autonomo, non siano estemporanee. Va sottolineata l’esigenza di semplificare le procedure per rendere più agevolmente accessibili gli ammortizzatori sociali, non solo quelli previsti per affrontare la crisi pandemica, ma quelli da immaginare per il futuro. Con la sicurezza di due segnali di speranza importanti – l’avvio della vaccinazione e la disponibilità dei fondi del Recovery fund  -dobbiamo guardare avanti, ponendo in essere nel più breve tempo possibile misure a supporto di giovani e donne: le categorie più colpite dalla crisi».

12 milioni i lavoratori colpiti dalla crisi economica

Secondo i dati del rapporto del Cnel, in Italia la crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori, tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown. Tutti questi soggetti sono stati interessati dall’erogazione di prestazioni di sostegno al reddito, nel periodo fino al 13 ottobre 2020, così distribuiti: 6 milioni e 515mila lavoratori subordinati a tempo determinato o indeterminato (2 milioni e 906mila beneficiari di Cig ordinaria; 2 milioni e 100mila beneficiari delle prestazioni dei Fondi di solidarietà gestiti all’Inps; 1 milione e 509mila beneficiari di Cig in deroga). A questi si aggiungono 733.611 beneficiari dell’assegno ordinario a carico del Fondo bilaterale per l’artigianato; 408.608 beneficiari dell’assegno ordinario a carico del Fondo bilaterale per i lavoratori in somministrazione e 4 milioni e 352mila lavoratori inclusi nel sistema speciale di protezione sociale.

Redazione Mondo Business
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