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venerdì 9 Ottobre 2020
L’allarme dell’automotive sullo stop agli incentivi
Cesare De Lorenzi, vice presidente nazionale di Federauto, commenta il mancato rifinanziamento degli incentivi per l'acquisto di automobili. «È decisamente un problema per un settore che rappresenta il 10% del Pil e che si stava riprendendo con ottimi risultati, ma è anche una figuraccia da parte del Governo, che non ha mantenuto la parola»
Cesare De Lorenzi

Le vendite nel settore dell’automotive erano tornate a salire già durante l’estate e in modo galoppante. Gli ultimi dati, relativi al mese di settembre, hanno fatto registrare una crescita del 9,5% rispetto allo stesso mese del 2019, pari a 156.132 veicoli immatricolati. Grossa parte in questo risultato lo hanno giocato gli incentivi del Governo all’acquisto, ma è notizia di ieri che non c’è ancora certezza sul rifinanziamento del relativo fondo. Fuori dall’eufemismo, in sede di conversione in legge del decreto “Agosto” il rifinanziamento degli incentivi non è proprio stato inserito. Per Federauto e Unrae, le associazioni rappresentative della filiera industriale e commerciale del settore automobilistico italiano, si tratta di una scelta che sfiora l’autolesionismo. Come si legge nel loro comunicato stampa: «Gli incentivi già varati e presto esauriti (nel caso del segmento dei veicoli più richiesti) non solo hanno ravvivato un mercato in fortissima crisi e salvato posti di lavoro, ma hanno prodotto in poche settimane un maggiore incasso per lo Stato e contribuito positivamente al Pil».

Il timore degli effetti negativi di un allarme mediatico

«Ad oggi, non abbiamo conferme sul rifinanziamento. Peccato, perché i dati di settembre sono stati molto buoni», osserva Cesare De Lorenzi, concessionario di Cremona, nonché vice presidente nazionale di Federauto e presidente europeo dell’Associazione dei concessionari Citroën e Ds. «Nel territorio cremonese la performance è sostanzialmente allineata ai dati nazionali, proseguendo lungo la scia di un agosto eccezionale, quando è stato quasi triplicato il risultato dello stesso mese nel 2019; a dimostrazione che le cose stavano funzionando. Per alcune fasce, quelle relative all’elettrico e alle auto più piccole, c’è ancora a disposizione parte del fondo, ma quello che temiamo sono gli effetti di un allarme mediatico che, generalizzando, faccia passare il messaggio che da qui alla fine dell’anno non ci sono più incentivi».

Poco ottimismo in un ritorno del Governo sui propri passi

«È decisamente un problema», continua De Lorenzi, «anche perché abbiamo già dei preventivi in essere e prenotazioni sulla parola; di fatto, questa notizia è stata un po’ come tirare il freno a mano in corsa. Devo aggiungere che non siamo molto ottimisti su un possibile ripensamento da parte del Governo, che di sicuro si è reso protagonista di una figuraccia: ci promise risorse fino a dicembre 2020 e, quindi, una misura strutturale per l’intero 2021 e, invece, ci troviamo a questo punto, con un nulla di fatto. Abbiamo provato a chiedere che parte dei fondi ancora a disposizione per gli incentivi sulle auto elettriche vengano dirottati su altri segmenti oggi scoperti, ma siamo ancora in attesa di una risposta».

6 miliardi di euro stanziati in Francia contro i 500 milioni in Italia

«L’incertezza è il nemico numero uno, perché lascia tutto in sospeso, quando invece occorre chiarezza. Se a questo si sommano i dati relativi all’aumento dei contagi da coronavirus, non c’è da stare tranquilli. Beninteso, è chiaro che un altro lockdown non se lo potrebbe permettere nessuno: sarebbe la morte del mercato. A proposito di mercato, il nostro settore, voglio ricordarlo, rappresenta il 10% del Pil e di conseguenza dovrebbe poter contare su un supporto maggiore. Basti fare il confronto con la vicina Francia, che per l’automotive ha deciso uno stanziamento di 6 miliardi di euro per tre anni, contro i nostri 500 milioni. Non ha aiutato nemmeno il portale dove poter richiedere gli incentivi, che più di una volta non ha funzionato a dovere».

Il mercato dell’auto elettrica è ancora inesistente

Cosa ci dice riguardo al mercato elettrico, che è parte di quella svolta green verso cui l’Unione europea sta marciando spedita? «Con una percentuale dell’1,5%, il mercato elettrico è semplicemente inesistente. Non è nemmeno vero che è esploso l’ibrido: il vero ibrido è altra cosa rispetto a quello diffuso oggi sul mercato. L’Ue si è prefissa di ridurre le emissioni di CO2 e l’attuale Diesel ne emette meno della benzina, ma “capisco” che quanti finora hanno sostenuto il contrario facciano fatica a rimangiarselo. Quello che si può dire è che di sicuro è iniziato un percorso, che vedrà un aumento delle colonnine per la ricarica delle batterie e una maggiore autonomia delle stesse, ma se la direzione è quella giusta lo scopriremo soltanto fra tanti anni».

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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