PRIMO PIANO
martedì 5 Maggio 2020
La soluzione della start up Qualitade per la fase 2
L'emergenza da coronavirus non ha scoraggiato la start up cremonese, che anzi ha deciso di rilanciare i suoi progetti. Ce ne parla il suo cofondatore, Giovanni Cuccia
Giovanni Cuccia

Abbiamo già parlato di Qualitade, una start up cremonese nata nel 2016 e attiva soprattutto nel settore dell’agrifood. Nella precedente occasione, ci siamo soffermati sul suo sistema per scansionare e monitorare dati utili al comparto lattiero-caseario, mentre ora, a fase 2 appena avviata, torniamo a parlare di lei per via del nuovo prodotto che l’azienda ha sviluppato proprio in vista della ripartenza del sistema economico, seguita al periodo di lockdown. «Si tratta di una soluzione tecnologica che Qualitade ha sviluppato insieme a una rete di altre aziende», ci spiega Giovanni Cuccia, responsabile della gestione di Qualitade e suo cofondatore, insieme a Cristiano Bonfanti e a Manuele Bassanini. «Stiamo parlando di  un dispositivo indossabile, che utilizza un mix di tecnologie – Bluetooth e trasmissione radio – per monitorare la distanza tra i diversi dipendenti sul posto di lavoro, nell’assoluta tutela della privacy. La sorveglianza spetta ai responsabili delle risorse umane, che verranno avvisati da un altro dispositivo in caso di eventuale criticità. Qualora uno dei dipendenti dovesse essere trovato positivo, è possibile risalire, tramite i rispettivi codici identificativi, a chi è entrato in contatto con lui negli ultimi 14 giorni.

Avete già avuto richieste per questo vostro nuovo prodotto? «Sì, abbiamo già contatti a livello nazionale. Il vantaggio è che il nostro prodotto si adatta  a ogni tipo di settore, ma non è l’unico progetto a cui ci stiamo dedicando. Siamo infatti impegnati a sviluppare altri nuovi servizi», continua Cuccia, «convinti di una cosa: che l’unico modo per sopravvivere a una crisi sia quello di investire nella propria crescita. È per questo che, nonostante la situazione economica a livello generale sia complicata, abbiamo deciso di rilanciare e di avvalerci dell’aiuto di un nuovo collaboratore, in particolare per migliorare la nostra attività nel settore dell’agrifood». Sta dicendo che non avete accusato contraccolpi da questa situazione di emergenza? Tutto farebbe pensare che una crisi del genere possa essere esiziale per una start up. «Dipende dal modello di business adottato da ciascuna start up. Tante sono riuscite a reinventarsi, adattandosi alla situazione attuale; altre sicuramente hanno esigenza immediata di liquidità per coprire i costi fissi. Per quanto ci riguarda, non abbiamo accusato problemi, per via del fatto che lavoriamo con clienti che non hanno mai sospeso la loro attività».

Le misure prese finora dal Governo hanno risposto alle esigenze del vostro mondo? L’impressione è che quella delle start up sia stata una categoria trascurata. «Confermo che i decreti legge per fronteggiare l’emergenza hanno dimostrato poca attenzione verso le start up, almeno per il momento. La questione, però, non si riduce solo al bisogno di liquidità, perché ci sarebbero altri ambiti su cui intervenire, come per esempio le procedure amministrative, che andrebbero snellite; un’esigenza che peraltro le start up condividono con tutte le categorie produttive. Sarebbe anche auspicabile un piano di incentivi mirati per realtà come le nostre, che per loro natura si trovano in una fase iniziale della loro storia e di conseguenza hanno pochi clienti fidelizzati con cui costituire una base di partenza».

 

Redazione Mondo Business
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO