PRIMO PIANO
giovedì 16 Luglio 2020
La sfida dell’Italia: saper raccontare le sue eccellenze
Oleificio Zucchi Spa è una delle aziende di riferimento per la produzione made in Italy nel territorio cremonese e guarda con serenità alla fine del 2020. L’ad dell’azienda, Alessia Zucchi, invita però a fare sistema tra imprese, Pa, dogane e Camere di commercio, per tutelare al meglio i prodotti italiani
Alessia Zucchi

Quanta parte riveste l’export nel business della vostra azienda e quanto ne ha risentito, a causa del recente lockdown?

«Nel 2019, la quota export di Oleificio Zucchi è stata pari al 24% del fatturato totale; il 36% del fatturato della sola divisione consumer, che dal 2015 ha conosciuto un incremento continuo del 50%. Anche il primo quadrimestre del 2020 ha registrato performance per l’export molto buone, dell’11% in più, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dovuto prevalentemente al canale retail; i grandi retailer, infatti, che ci vedono tra i loro fornitori, sono sempre rimasti operativi. Abbiamo invece riscontrato un forte rallentamento sul canale Ho.Re.Ca, che ha subito un calo del 30%».

Quanti dipendenti ha la vostra azienda? Avete richiesto la cassa integrazione in quest’ultimo periodo?

«Attualmente, Oleificio Zucchi conta 130 dipendenti. Per tutta la durata dell’emergenza Covid la nostra produzione non si è mai fermata e quindi non si è reso necessario ricorrere alla cassa integrazione. Prima ancora che fossero varati gli specifici decreti, abbiamo comunque adottato tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei nostri dipendenti, un punto per noi sempre fondamentale. A livello aziendale non vediamo difficoltà occupazionali neppure per il resto del 2020, anzi stiamo investendo sia in risorse che in impianti».

Che cosa si aspetta nel prossimo autunno?

«È difficile fare previsioni in un contesto in continua evoluzione e che vede il riacutizzarsi dei contagi in alcuni Paesi. Nonostante la difficoltà del momento, i nostri dati previsionali vedono un 2020 complessivamente positivo, con un aumento a volumi; ma potremo dire l’ultima parola solo a fine anno. Come azienda, abbiamo la fortuna di lavorare a più livelli della filiera olearia e in settori diversi, dal retail alla fornitura per l’industria agroalimentare, dunque abbiamo un osservatorio privilegiato. C’è sì un rallentamento, ma le stime restano positive. Ritengo che il vero banco di prova saranno appunto l’autunno e l’inizio del prossimo anno».

Come giudica il recente Patto per l’Export presentato dal Governo?

«Tra i sei pilastri del Patto, ho trovato interessante il tema legato alla tutela delle filiere di produzione, su cui abbiamo investito molto ai fini della trasparenza verso il consumatore, parallelamente alle attività di contrasto all’italian sounding e al falso made in Italy, portate avanti attraverso il nostro sistema camerale all’estero. Altro tema che trovo rilevante è la crescita, in termini di digitalizzazione, dell’offerta commerciale delle Pmi italiane».

Quali sono le sue idee in merito al rilancio del made in Italy?

«In un momento come questo, in cui le distanze crescono, va trovato il modo di avvicinare i clienti esteri, anche attraverso nuovi strumenti, reinventando il nostro modo di approcciare il mercato e i clienti stessi. Il rilancio deve trovare fondamento nella narrazione del nostro saper fare, nel valore dei nostri sistemi di controlli alimentari – unici nel panorama mondiale – e nella tutela delle specialità regionali e della nostra biodiversità varietale. Una miglior comunicazione tra imprese, Pa, dogane e sistema camerale è la chiave per ottenere impatti rilevanti nella tutela del nostro made in Italy. Abbiamo eccellenze straordinarie, ognuna con una storia da raccontare; farle conoscere nel mondo: questa è la grande sfida».

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO