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giovedì 2 Luglio 2020
La produzione industriale migliora, ma lentamente
Il Centro studi di Confindustria rileva un recupero della produzione industriale dai minimi toccati in aprile, seppure rispetto a un anno fa la diminuzione risulti ancora particolarmente profonda. Resta debole la domanda, in particolare quella estera, sulla quale continua a pesare la diversa tempistica nella diffusione del virus nel resto del mondo

ll Centro studi di Confindustria rileva una diminuzione della produzione industriale del 18,9% in giugno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e del 29,1% in maggio nell’arco dei dodici mesi. In termini congiunturali, ovvero rispetto al mese precedente,  si è avuto un rimbalzo del 3,9% in giugno, dopo un +32,1% rilevato in maggio. Gli ordini in volume sono diminuiti del 34,6% annuo in giugno (+6,3% rispetto a maggio) e del 48,5% in maggio (+13,7% rispetto ad aprile). Dopo la riapertura delle attività industriali e dei servizi, a partire da maggio, l’aumento della domanda, benché  ancora modesto, ha attivato un recupero dell’offerta che nei due mesi della rilevazione è stato significativo in termini percentuali. I livelli, invece, restano notevolmente depressi e lontani da quelli pre-Covid (-21,4% l’indice di produzione rispetto a gennaio).

Le imprese maggiormente orientate all’export mostrano un recupero più lento

Nel secondo trimestre si stima che l’attività nell’industria diminuisca del 21,6%, in netto peggioramento rispetto all’andamento registrato nei primi tre mesi dell’anno (-8,4% rispetto al quarto trimestre 2019). I dati dell’indagine rapida hanno evidenziato una significativa differenza della performance per tipologia di impresa: quelle con un’elevata propensione all’export (quota di fatturato esportato maggiore del 60%) hanno evidenziato un recupero più lento rispetto a quelle più orientate sul mercato interno. Tale tendenza è spiegata  dalla diversa tempistica nella diffusione del virus nel resto del mondo; a causa di ciò la domanda di prodotti italiani si è interrotta o si è notevolmente ridimensionata nei partner commerciali che stanno attraversando la fase acuta della pandemia (in particolare USA e Sud America).

Sulla domanda interna pesano i timori di un peggioramento dopo l’estate

Per quanto riguarda la domanda interna, il recupero dovuto alla riapertura delle attività è soffocato da un’estrema incertezza sui tempi di uscita dalla crisi sanitaria in Italia. I dati recenti sono positivi, nonostante i timori legati alle riaperture; tuttavia, l’esplosione di alcuni focolai in diverse regioni e nuove misure restrittive nei Paesi che erano già stati duramente colpiti dal virus accrescono la paura di un possibile peggioramento della crisi sanitaria dopo l’estate. Questo accentua negli operatori economici (famiglie e imprese) un atteggiamento prudenziale nella gestione dei bilanci, già evidente sin dal primo trimestre, che continua a frenare consumi e investimenti. A gonfiare il risparmio precauzionale delle famiglie si aggiungono anche le preoccupazioni sulle prospettive del mercato del lavoro, in forte peggioramento negli ultimi mesi. Questa tendenza è confermata dai recenti dati Istat sull’andamento del tasso di risparmio delle famiglie, che nel primo trimestre è aumentato di quasi 5 punti, avendo raggiunto il 12,5% del reddito disponibile. Il tasso di investimento delle imprese, misurato dalla quota di investimenti fissi sul valore aggiunto, è sceso al 20,9% (dal 21,3% nel quarto trimestre 2019).

L’efficacia delle politiche di sostegno dipende dalla fiducia di imprese e famiglie

Quanto ai recenti dati sull’andamento della fiducia, seppure in graduale miglioramento, evidenziano un generale pessimismo (specie tra le imprese dei servizi), nonostante i numerosi provvedimenti finora introdotti. L’indice di fiducia delle famiglie in giugno è ancora 10 punti inferiore rispetto a quello di gennaio (-35 punti la componente relativa al clima economico) e, seppure i giudizi sui bilanci familiari non siano molto negativi, le intenzioni di acquisto restano ancora depresse. Tra le imprese, la fiducia è di 33 punti più bassa rispetto a gennaio (-47,4 nei servizi di mercato); nel manifatturiero migliorano i giudizi sulla produzione, ma aumentano ancora le scorte, il che può essere dovuto a una dinamica della domanda inferiore rispetto a quella attesa dagli imprenditori (sulla base della quale è stata programmata la produzione) oppure alla cancellazione di ordini. In ogni caso non è un buon segnale per gli andamenti futuri della produzione. In questa fase, la fiducia di imprese e famiglie rappresenta il fattore determinante per la ripartenza. In assenza di un miglioramento delle condizioni interne e internazionali, che alimentano tale fiducia, l’efficacia delle politiche di sostegno alla domanda rischia di essere molto limitata e di aumentare ulteriormente il risparmio, vanificando in parte gli sforzi fatti finora.

 

 

Redazione Mondo Business
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