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lunedì 19 Aprile 2021
La pressione fiscale è salita al 43,1% ed è quasi record
Nel 2020, annus horribilis dell’economia italiana, la pressione fiscale è salita attestandosi al 43,1%, la stessa soglia che avevamo toccato nel 2014, a soli 0,3 punti percentuali dal record storico registrato nel 2013. Ovviamente, l’incremento rispetto al 2019 è dovuto in massima parte al crollo del Pil, che l’anno scorso è sceso dell’8,9%. In termini assoluti, il fisco, l’Inps e le casse previdenziali hanno riscosso 711 miliardi di euro: 48,3 miliardi in meno di quanto registrato nel 2019

Come fa sapere l’Ufficio studi della Cgia, è evidente che il carico fiscale complessivo, che grava sulle famiglie e sulle imprese, costituisce un grosso problema. Lo era prima della pandemia, figuriamoci adesso, con moltissime aziende a rischio chiusura e con tantissime persone scivolate verso la soglia di povertà. Anche per queste ragioni l’associazione torna a ribadire che l’erogazione dei nuovi sostegni alle micro e piccole imprese, che il governo Draghi sta mettendo a punto in questi giorni, deve essere accompagnata da un azzeramento del carico fiscale per l’anno in corso.

Un alleggerimento da 30 miliardi di euro

«Altrimenti rischiamo che, una volta incassati, questi rimborsi  vengano subito restituiti allo Stato, sotto forma di imposte, tasse e contributi.  Una partita di giro già verificatasi l’anno scorso e che per molti imprenditori ha rappresentato una vera e propria beffa. Questo taglio generalizzato di tasse e imposte erariali per tutto l’anno in corso costerebbe al fisco tra i 28-30 miliardi di euro, una stima che è stata calcolata ipotizzando di consentire a tutte le attività economiche con un fatturato 2019 al di sotto del milione di euro di non versare per l’anno in corso l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. Queste aziende, che ammontano a circa 4,9 milioni di unità (pari all’89% circa del totale nazionale), dovrebbero comunque versare le tasse locali, in modo tale da non arrecare problemi di liquidità a Comuni e Regioni.

Servono altri 50 miliardi di contributi a fondo perduto

Oltre all’azzeramento delle tasse, la Cgia auspica che l’Esecutivo metta sul tavolo almeno altri 50 miliardi di euro entro il prossimo mese di luglio, che consentano di rimborsare in misura maggiore di quanto è stato fatto finora le perdite subite dalle aziende e  permettano agli imprenditori di compensare anche una buona parte dei costi fissi sostenuti. «Modalità, quest’ultima, che Francia e Germania hanno applicato da alcuni mesi, avendo recepito le nuove disposizioni introdotte  dall’Ue in materia di aiuti di stato alle imprese. Costi fissi che, nonostante l’obbligo di chiusura e il conseguente azzeramento dei ricavi, le attività economiche continuano purtroppo a sostenere. Questo sforzo così importante deve essere fatto entro l’estate, periodo in cui, grazie agli effetti della campagna vaccinale e alle condizioni climatiche, dovremmo esserci lasciati alle spalle la pandemia ed essere tornati ad una situazione di “normalità”. «Dalle indiscrezioni apparse in questi giorni, sembra che il decreto “Sostegni bis” preveda la compensazione dei costi fissi, anche se in misura molto contenuta e del tutto insufficiente a rispondere alle istanze delle attività economiche».

Redazione Mondo Business
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