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giovedì 5 Novembre 2020
La pandemia interrompe la ripresa. Cresce l’incertezza
La Commissione europea ha alzato le stime sul Pil italiano del 2020, portandole da -11,2% dell’estate scorsa a -9,9%, grazie al rimbalzo superiore alle attese nel terzo trimestre. Tuttavia, le previsioni per il 2021 peggiorano (da +6,1 a +4,1%), a causa della seconda ondata di contagi e delle nuove restrizioni introdotte. In Ue si salvano solo Germania e Polonia

La pandemia di coronavirus rappresenta un enorme choc per l’economia mondiale e per le economie dell’Ue, con conseguenze sociali ed economiche molto gravi. Nel terzo trimestre del 2020, con la graduale revoca delle misure di contenimento, si è registrata un’intensa ripresa, ma la recrudescenza della pandemia nelle ultime settimane, con le nuove misure di sanità pubblica introdotte dalle autorità nazionali per limitarne la diffusione, è all’origine di nuove perturbazioni. La situazione epidemiologica fa sì che le proiezioni di crescita nel periodo oggetto delle previsioni siano caratterizzate da un grado di incertezza e di rischio estremamente elevato.

Secondo le stime dell’Ue si tornerà ai livelli pre-crisi solo dopo il 2022

Rispetto alle previsioni economiche dell’estate 2020, le proiezioni di crescita per la zona euro sono leggermente più elevate per il 2020 e inferiori per il 2021; in ogni caso, si prevede che nel 2022 sia il prodotto della zona euro che quello dell’Ue nel suo complesso non tornino ai livelli precedenti alla pandemia. Fra i maggiori Stati membri solo Germania e Polonia raggiungerebbero, per poi forse superare, i livelli di Pil pre-Covid entro la fine del 2022. Quanto all’Italia, è vero che la Commissione europea ha alzato le stime sull’andamento del Pil del 2020 (dal -11,2% indicato a luglio, al -9,9%, grazie al rimbalzo nel terzo trimestre), ma le previsioni relative al 2021 sono al contrario riviste al ribasso (da +6,1 a +4,1%).

La disoccupazione dovrebbe continuare ad aumentare nel 2021

La portata senza precedenti delle misure adottate dai singoli Stati membri ha fatto sì, soprattutto grazie ai regimi di riduzione dell’orario lavorativo, che l’aumento del tasso di disoccupazione rimanesse moderato rispetto al calo dell’attività economica. La disoccupazione dovrebbe continuare ad aumentare nel 2021, quando i Paesi membri inizieranno gradualmente ad abolire le misure di sostegno di emergenza, in coincidenza con l’ingresso di nuove persone nel mercato del lavoro, ma dovrebbe migliorare nel 2022, grazie al proseguimento della ripresa economica. In base alle previsioni, il tasso di disoccupazione nella zona euro aumenterà dal 7,5% del 2019 all’8,3% nel 2020 e al 9,4% nel 2021, per poi calare all’8,9% nel 2022.

Redazione Mondo Business
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